Vecchio Sindacato o cambi o è rivolta

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Intervista a Marco Bentivogli del 18/09/1998 de Il Mondo, di Alberto Sisto (guarda l’originale):

Giovani e lavoro/ parla Marco Bentivogli

VECCHIO SINDACO

O CAMBI O E’ RIVOLTA

I leader confederali? Troppo legati alla politica. E insensibili alle richieste dei giovani. Lo dice il coordinatore dei lavoratori under 35 della Cisl. Che è durissimo sul nuovo mandato a D’Antoni. E ai vertici fa sapere: si rischia davvero uno sciopero. Generazionale

E’ il primo sindacalista che si occupa a tempo pieno dei giovani ,da lui, per primo, definiti “generazione invisibile”. Per questo Marco Bentivogli, 28 anni, coordinatore per le politiche giovanili della Federazione dei lavoratori metalmeccanici della Cisl, nel sindacato è come un marziano. Ha combattuto affinchè nel prossimo contratto nazionale dei metalmeccanici vengano inserite delle clausole specifiche per le nuove leve. Ma non si ferma lì. E in questa intervista al Mondo spiega quali sono le richieste delle nuove generazioni ai leader sindacali. Che Bentivogli vede distratti, sordi e anche indifferenti davanti ai problemi degli under 35 anni.

Giudizio un po’ categorico, non le pare?

Categorico? Cgil, Cisl e Uil tentano di semplificare il rapporto con i giovani, per sminuirlo. Magari finanziamo un’associazione, come ha fatto la Cgil con L’ Unione degli studenti. O promuovono il concerto del 1° maggio: ci vanno 500 mila ragazzi ma quanti sanno che lo organizza il sindacato? E’ ignobile pensare che la politica per i giovani possa ridursi a questo.

Perché, a suo giudizio, il sindacato si disinteressa dei giovani?

Ultimamente si è occupato soprattutto di salario e orario. Ha dimenticato i problemi dell’organizzazione e del mercato del lavoro che sono quelli che maggiormente incidono sulla vita quotidiana dei lavoratori, soprattutto dei più giovani. E’ vero che in questi anni si sono fatte ristrutturazioni difficili e dolorose che hanno assorbito molte energie. Ma è altrettanto vero che si sarebbe dovuto fare di più. Abbiamo il dovere di pensare a come sarà il domani. A che tipo di lavoro vorremmo. Tutte cose che non si fanno solo con la concertazione ai massimi livelli.

Però Cgil, Cisl e Uil hanno creato al loro interno strutture apposite  per rappresentare i cosiddetti lavoratori atipici, in gran parte giovani.

La verità è che queste entità non sono né carne né pesce e per di più sono state create senza coinvolgere i giovani. Eppure, esiste una generazione qualificata e presente nel sindacato e allora mi chiedo perché non sia stata coinvolta.

E sa dare pure una risposta?

No. Ma so che in qualche caso i vertici del sindacato non hanno potuto fare a meno di accorgersi di noi. E’ capitato quando un coordinatore dei giovani ha bloccato l’approvazione del bilancio di una struttura provinciale. Il motivo? Non erano stati previsti fondi per la formazione sindacale.

D’Antoni, Cofferati e Larizza: che idea hanno dei giovani?

Non posso dirlo. Tuttavia le occasioni in cui parlano con i giovani sono veramente poche. C’è un problema grande come una casa: quello del mondo in cui la leadership sindacale esercita il suo ruolo. I segretari generali mandano solo messaggi ai ministri o ai loro leader politici, non si rivolgono mai alla gente. Anche questo credo sia un  fatto generazionale. Dal dopo guerra in poi la generazione del Sessantotto è quella che è stata maggiormente allenata al potere, e così è diventata impermeabile all’ascolto. I leader sindacali non sanno come la pensa la base: sia i vecchi iscritti, sia soprattutto i giovani.

Perché non prova a dirglielo lei?

Facciamo un esempio di quello che ci divide. La generazione degli attuali leader sindacali mette fra le cose più riprovevoli i fatti di sangue avvenuti negli anni Settanta: le bombe, il terrorismo. Sono vicende su cui sono inflessibili. Non è così per i giovani. Questi possono accettare di discutere di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (terroristi di destra, condannati per numerosi atti di sangue, ndr), ma non vogliono sentire parlare di Pomicino, Andreotti o De Lorenzo. Il ritorno della vecchia politica lo vivono come una sconfitta, con grande delusione.

E’ per questo che i giovani della Fim Cisl hanno anche tentato di dare il benservito al segretari generale?

No. Ci siamo limitati a dichiarare la nostra contrarietà a un nuovo rinnovo del suo mandato. Purtroppo non ci hanno ascoltato. E’ quasi scontato che la Confederazione darà il terzo incarico a Sergio D’Antoni, e credo proprio che non sia una bella pagina. Non ne faccio un problema personale. Il fatto è che non si può stare al vertice di un sindacato per dodici anni.

Perché mai? Ricordo, per esempio, che Luciano Lama ha guidato la Cigl per 16 anni. E  quando se n’è andato lo hanno anche rimpianto.

Vede, per la generazione precedente l’importanza della politica era un fatto scontato. Ma non è così per le nuove leve. Oggi per fare il sindacalista devi convincere e offrire cose concrete. Non esistono messaggi ideologi che portano fuori iscritti. Bisogna essere molto più competente e contemporaneamente  mostrare passione e avere carisma. Che tuttavia ti viene riconosciuto se hai credibilità: se sei distinto dalla politica , dai partiti. Durante Tangentopoli il sindacato è stato associato alla politica, perché era contiguo alla politica . Oggi quello dell’ autonomia è ancora il problema più grave. E vale per tutte le organizzazioni.

Faccia un esempio.

Lo sciopero generale. Bisogna spiegare e rispiegare, vincere la differenza della gente che non capisce . Per chiedere uno sciopero generale bisogna prima di tutto aver chiaro a che cosa serve e poi saperlo anche comunicare .

E’ d’accordo con lo “sciopero generazionale” proposto da Mario Monti?

Credo che le nuove leve avrebbero ben il diritto di manifestare . Il problema è che lo dovrebbero fare contro tutti. Basta penare all’equilibrio che è stato regalato a questa generazione in termini di conti pubblici, di pensioni, di soddisfazioni, di lavoro. Per certi aspetti si avrebbe a che ridere anche nei confronti del sindacato.

Che cosa rimprovera hai vertici?

Si è fatta la riforma delle pensioni dicendo che era per i giovani , ma in realtà il risultato va in un’altra direzione. E’ stato detto che il sistema  contributivo ( quello per cui le pensioni si pagano in proporzione ai contributi effettivamente versati, ndr) era il migliore, allora perché non lo si è introdotto per tutti? E poi sono stati anche commessi dei veri e propri crimini  . L’ultima finanziaria ha previsto ancora trattamenti di maggior favore per alcune categorie di lavoratori. Per pagare quegli esodi sono stati tolti soldi dai fondi per la formazione. Ed è un’imperdonabile leggerezza del sindacato non opporsi, con decisione, alla continua deroga concessa alle aziende di non fare formazione durante l’apprendistato.

Tutti ottimi motivi per scendere in piazza, o no?

Forse si. Ma non credo che si possa accettare lo scontro generazionale: è una cosa da pubblicistica quotidiana. Anche  i lavoratori più giovani sanno che chi va in pensione, anche con 35 anni ma con un milione e trecentomila al mese, non sta rubando nulla. E poi bisogna dire che i giovani non sogna la rivolta. Anche quando  hanno qualche cosa da dimostrare lo fanno in modo più riservato e composto: la loro rivolta è girare le spalle  e dire “non mi fido più”. Più che uno sciopero, mi auguro che ci sia una presa di coscienza.