Intervista del Corriere a Marco Bentivogli:è vero,Cgil,Cisl e Uil non pensano ai giovani

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Da un intervista del Corriere della Sera a Marco Bentivogli del 25 giugno 1999 (guarda articolo originale):

 

Bentivogli:è vero,Cgil,Cisl e Uil non pensano ai giovani

Parla il figlio del leader dei metalmeccanici negli anni ’70. “ Non mi tiro indietro. Na non mi piacciono i proclami di Amato “

 

“ Pensava che io fossi favorevole ai tagli sulle pensioni e alle manovre prospettate da Amato e D’Alema? No. Sto dalla parte di D’Antoni, di Cofferati, di Larizza. La verifica va fatta ne 2001. Col terrorismo degli annunci, con l’effetto-allarme, la spesa aumenta e non diminuisce”.

Colpisce duro e controcorrente. Figlio di Franco, segretario generale dei metalmeccanici negli anni Settanta, 29 anni.  Marco Bentivogli, responsabile dei giovani Fim  Cisl, è uno che non si tira indietro. ”E non mi dica che sono prudente, perché mi viene l’allergia. Io, il cervello all’ammasso non ce lo mando mai”

Giuliano Amato, sollevando la questione previdenziale, dice che i sindacati rappresentano i padri e non i figli.

“ Non c’è dubbio che i sindacati debbano occuparsi di più dei giovani . Ma non inventiamo guerre generazionale che non esistono. In fabbrica, io non vedo giovani contro vecchi. Dal ’92 a oggi siamo già intervenuti 4 o 5 volte sulle pensioni. Non lo ha fatto nemmeno il Cile”.

Ma non è uno scandalo che in Italia si spenda più per le pensioni di anzianità che non per l’istruzione?

“Sottoscrivo. Per questo dico che il sindacato deve coinvolgere i giovani. Ma questo non per tagliare le pensioni ai poveri cristi”.

Cosa rimprovera  ai vertici Cgil, Cisl e Uil?

“Devono parlare di più alla gente, meno coi ministri e i segretari di partito. E un difetto della generazione matura nel Sessantotto: molto potere, poca capacità d’ascolto. Non basta fare i concerti del primo maggio, ancorché siano utili”

Intanto dicono ”no” a interventi sulle pensioni. E lei è d’accordo.

“Dico “no” ma dico anche che bisogna dire tutta la verità . I giovani devono sapere che vanno incontro a pensioni più magre : per aver il 58% dell’ultima retribuzione bisognerà lavorare 40 anni, che sono una cifra mostruosa in un mercato del lavoro che tenderà sempre più ad assumere a termine. Sono la formazione professionale e l’istruzione le chiavi di volta del sistema: E’ qui che il sindacato deve insistere”

Lei cosa fa, in casa Fim-Cisl, su questo terreno?

“Il possibile. Fino a realizzare corsi su Internet e per insegnare l’inglese”.

Ma pochissimi giovani si iscrivono ai sindacati confederali.

“ Vale per tutta l’Europa. E questo conferma che va ripensata non solo la politica  ma anche la cultura sindacale. L’autoreferenzialità non porta da nessuna parte. Apriamo le porte e discutiamo”

Anche sulle pensioni allora

“Si ma per dire tutta la verità, come dicevo prima. E visto che insiste aggiungo che allora si dovrebbe parlare anche di alcuni regimi pensionistici privilegiati della Banca d’Italia, dei dirigenti della Rai, dei giornalisti”

Il discorso non cambia: siamo seduti sulla mina previdenziale. E occorre intervenire.

“Regole certe, appuntamenti certi: aspettiamo il tempo previsto della verifica”

Ora è lei che sembra impermeabile all’ascolto.

“Non mi pare. Lei ha letto “Cipolle e libertà” di Federico Bozzini, Edizione Lavoro?”.

Francamente no.

“Le manderò una copia. E’ un libro che condivido. Si parla del sistema di “lacci e lacciuoli”, per dirla con Guido Carli, che sembrano fatti apposta per bloccare i giovani. Parlo degli ordini professionali, degli alibi, delle licenze, degli innumerevoli permessi di cui c’è bisogno per fare qualcosa e di cui, tante volte, non si capisce nemmeno il senso. Più che la professionalità, vedo una difesa corporativa. Sembra proprio una società costruita contro la partecipazione dei giovani. Ecco un altro terreno  in cui il sindacato deve impegnarsi”

Meno barriere, più flessibilità, più mobilità, più lavori “atipici”.

“Non mi sorprendo . Oggi tutto è atipico. Ed è chiaro che nel futuro , anche in Italia, siamo destinati a cambiare più volte lavoro nella nostra vita. Ma bisogna cambiare la scuola, fare una vera formazione professionale ,avere un apprendistato degno di questo nome”.

Ma è successo che i soldi per la formazione professionale sono stati dirottati per i prepensionamenti e per esodi privilegiati.

“Vergognoso, e il sindacato ha fatto male  a non alzare la voce per bloccare tutto. E’ qui che giochiamo il futuro. Pensi ora al grande business del Giubileo: cosa c’è di buono per i giovani? La piccola Irlanda ha una struttura per il turismo giovanile venti volte superiore a quella italiana. Non è serio”.