Whirlpool, Zanocco: il Paese non può pagare per chiusure dei siti e licenziamenti

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Comunicato Stampa

Dichiarazione del Segretario nazionale Fim Cisl Michele Zanocco

Whirlpool: il Paese non può pagare per chiusure dei siti e licenziamenti

Il segretario nazionale della Fim Cisl  Michele Zanocco intervenendo presso l’undicesima commissione lavoro del Senato precisa che:  dal punto di vista industriale il piano Whirlpool, riporta in Italia produzioni dalla Polonia, dalla Turchia e dalla Cina e investe 500 milioni di euro  con l’impegno a non licenziare nessuno unilateralmente sino al 2018.

Accanto a questo però prevede la chiusura definitiva di tre stabilimenti: None (To) 110 persone, Albacina (An) con trasferimento a Melano e 280 licenziamenti e soprattutto la chiusura di Carinaro (Ce), 815 lavoratori, che destinerebbe il territorio a vedere due stabilimenti, dopo Teverola, chiusi in appena 16 mesi.

Questo però, rischia di creare un paradosso: i 500 milioni di euro di investimento contengono gli 80 previsti da Indesit, il costo degli esuberi equivalenti caricati sugli ammortizzatori sociali a carico dello stato che corrispondono a oltre 50 mln€ annui (200 mln€ per la durata del piano!) ai quali si aggiungono i finanziamenti a fondo perduto che Whirlpool ha in Campania per oltre 15 mln€ relativi ai fondi europei 2007/2013, quelli che Indesit aveva da altre regioni e i costi di formazione e riqualificazione a carico delle istituzioni locali interessate dalle chiusure o dai licenziamenti: quindi il nostro paese paga per licenziare.

Per queste ragioni è quindi inaccettabile la chiusura dei siti e riteniamo che si debba ripartire dall’accordo Ministeriale e dagli impegni che contiene e che Whirlpool conosceva bene prima di acquisire Indesit.

Non vogliamo, né chiediamo solidarietà “pelosa” o strumentale ai fini elettorali o di contrapposizione politica come sta avvenendo per tutte le crisi che ci troviamo ad affrontare.  Piuttosto vogliamo che si trovi subito una soluzione che tenga assieme le necessità industriali dell’impresa e quelle sociali e territoriali che riguardano i lavoratori le loro famiglie e i territori in cui queste insistono magari utilizzando in modo più efficace le risorse, che invece si spenderanno per chiudere le fabbriche soprattutto al Sud.

 

Roma, 22 aprile 2015

Ufficio Stampa Fim Cisl

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