Donega’ Giovani Fim: priorita’ il lavoro

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L’INTERVISTA ANDREA DONEGA’ su L’Eco di Bergamo il 07/07/2015

IL COORDINATORE NAZIONALE DEI GIOVANI METALMECCANICI CISL: PRIORITA’ PER TUTTI E’ IL POSTO DI LAVORO

 

Il giovane Fim:” Oggi facciamo anche da ufficio collocamento”

La parola rottamare non gli piace, ma è consapevole che al sindacato serve un cambio di passo. “Ovviamente un cambiamento netto e radicale, in modo che il sindacato venga ancora riconosciuto utile e depositario della fiducia delle persone, o altrimenti è destinato a fare testimonianza”. Andre Donegà classe 1981, comasco di origine, è il coordinatore nazionale dei giovani Fim-Cisl e a Bergamo siede nella segreteria dei metalmeccanici. Non ha vissuto il periodo delle grandi lotte operaie, ma è convinto che non si possano “guardare” passato e futuro con gli stessi occhiali”.

Visto dall’interno, com’è il sindacato?

“ Io lo vivo come un’esperienza sociale. Che poi è il motivo per cui mi sono avvicinato al sindacato”.

Non era il lavoro che sognava di fare?

“Mi sarebbe piaciuto lavorare nel campo della comunicazione. Mi sono laureato in sociologia e nel frattempo ho fatto qualche lavoretto in alcune aziende di Como. Ma l’esperienza che mi cambiato la vita è stata quella del volontario negli orfanotrofi in Romania grazie all’iniziativa di un’ associazione di don Gino Rigoldi. Poi sono entrato in Cisl e nel 2010 sono arrivato alla Fim di Bergamo”.

In piena crisi economica

“In Italia in questi anni la crisi ha spazzato via 600mila posti di lavoro solo nell’industria. E il senso di precarietà che si avverte nel mondo del lavoro non è solo dovuto alla tipologia dei contratti, ma al fatto che la crisi ha minato ogni certezza. Noi lavoriamo per costruire la speranza”.

Parlando di precarietà,da tempo il sindacato fa mea culpa per non essere stato in grado di intercettare chi non ha il posto fisso, però non sembra che sia cambiato molto in questo senso.

“Dato che i precari spesso sono identificabili con i giovani, la Fim a livello nazionale sta rilanciando il suo coordinamento giovani. Perché è fondamentale che il sindacato si avvicini ai ragazzi. In questo senso anche la comunicazione è importate. Ad esempio attraverso i social media è possibile dare un’informazione immediata, il contrario di chi fa populismo mistificando la realtà. E poi c’è il Jobs act che può dare una mano ad avvicinare i giovani al sindacato”.

In che modo?

“Il contratto a tutele crescenti da continuità nel rapporto di lavoro e maggiore stabilità rispetto a tute le forme di precariato che esistono oggi. Questa è un’opportunità per i lavoratori di uscire dal precariato e per il sindacato di dare loro la giusta rappresentanza”.

Oggi su che cosa si concentra l’azione del sindacato?

“La priorità è tutelare e difendere il posto di lavoro, che prima invece si dava quasi per scontato. Si cerca anche di costruire le condizioni migliori perché le aziende facciano investimenti”.

E lo sciopero funziona ancora come strumento di rivendicazione dei diritti o è obsoleto?

“Se si tratta di uno sciopero a carattere generale, più orientato verso obiettivi politici, non funziona, mentre se guarda obiettivi raggiungibili, che hanno a che fare la salvaguardia del posto di lavoro, le persone sono ancora disponibili a lottare”.

Essendo sindacalista, i suoi amici le chiedono qualche consiglio?

“Di solito mi chiedono dove possono trovare lavoro e se conosco aziende che assumono”.

Il sindacato-metalmeccanici in testa-è molto diviso in un momento in cui servirebbe unità, basti pensare al problema del rinnovo dei contratti nazionali.

“Il tutto sta nelle differenze di strategia sindacale e quelle della Fim sono distanti e distinte dalla politica, ma non è così per tutti i sindacati. Solo grazie al pragmatismo della Fim esiste ancora il contratto nazionale dei metalmeccanici e Fiat lavora e assume. Il problema per la Fiom, ormai schierata in politica è come far approvare gli accordi e non come riempirli di contenuti e opportunità per i lavoratori. Ma le questioni di principio sono un lusso che non possiamo più permetterci”.

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