Laudato Si, nostro fratello Francesco e nostra madre Terra

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Nei miei lunghi anni di vita sindacale, l’ecologia e l’ambiente – grazie alle idee e ai lavori di Murray Bookchin (1) – hanno trovato un loro spazio. A dire il vero ho poco da vantarmene. Sono state quasi sempre motivo di delusioni e amarezze. A volte di umilianti silenzi auto-imposti. Ma anche di strappi personali. Per alcuni di questi (Acna, Ilva ed altri) non mi pento, anzi.… Come ecologista mi sono sentito straniero nel mio sindacato. …E come sindacalista mi sono sentito straniero (non sempre accettato) tra gli ambientalisti.

In mezzo a tante delusioni, qualche gustosa soddisfazione! Come negli ultimi referendum su acqua e nucleare. Quando alla goffa pretesa di Raffaele Bonanni di indicare ai “cislini” come votare, la maggioranza del consiglio generale Fim-Cisl si e’ schierata – in “direzione ostinata e contraria” – per 4 Si. La vittoria e’ stata schiacciante: 4 a 0. A difesa delle persone, dei beni comuni, dell’ambiente e dell’etica. Salvando non solo il pluralismo della Cisl, ma la “faccia” del nostro sindacato.

O come l’epica lotta in Val Lemme (Alessandria) contro l’arroganza del gruppo Caltagirone e la sua corte di politici e banchieri corrotti. Erano i primi anni del secolo … il ventunesimo! E qui, con mia immensa gioia, ci siamo ritrovati in molti “cislini” (bancari, chimici, commercio, elettrici, ferrovieri, enti locali, insegnanti, marittimi, metalmeccanici, ospedalieri e pensionati ecc.) – dei due versanti appenninici (ligure e piemontese) a lottare e vincere contro l’apertura di una nuova cava di cemento. A protezione di sorella acqua (2 acquedotti pubblici e 7 fonti sorgive sarebbero scomparse) e di madre terra (si sarebbe sventrata una montagna e distrutta un’area boschiva di centinaia di ettari).

bookchin005 Murray Bookchin, in una passeggiata nel Vermont (Usa)

Oppure il piacere di sentir dire, nel 2014, da un dirigente Enel (in un evento pubblico della Fondazione Pastore) che le figure professionali di cui hanno più bisogno sono gli esperti in efficienza energetica. Riconoscendo, onestamente, che fino a poco tempo prima chi in Enel avesse perorato l’eco-efficienza sarebbe stato licenziato per “giusta causa”. Un cambio di paradigma vero e proprio. Indubbiamente tardivo, almeno per Enel e per le altre grandi corporate del settore energetico. Ma pur sempre una rivincita per quanti come me hanno percorso, a sostegno dell’efficienza energetica e per l’uso razionale delle risorse, una lunga traversata – durata trent’anni – nell’arido deserto sindacale. Era il 1987 quando come segretario generale della Fim-Cisl Liguria insieme ad Antonio Falasco, iniziammo una proficua e lungimirante collaborazione con il Cure (Comitato per l’uso razionale dell’energia) di Torino, fondato e diretto dall’amico Maurizio Pallante, dall’ing. Mario Palazzetti (allora vice-presidente del Centro Ricerche Fiat) e dallo scienziato Tullio Regge.

Infine, tra le soddisfazioni personali, l’opportunità offertami da Edizioni Lavoro (la casa editrice legata alla Cisl) di pubblicare due libri. Il primo nel 2004, con il titolo “Salute e Sicurezza nell’industria siderurgica”. Con una quarta sezione dedicata all’Ambiente. Composta da tre capitoli: “Impatto ambientale della Siderurgia”, “Impatto del Protocollo di Kyoto sulla siderurgia Europea” e “Ambiente: una sfida per le aziende e i sindacati”. Utili strumenti per capire e gestire in tempo come sindacati le maggiori criticità ambientali e industriali che si addensavano nel settore. Puntualmente esplose – come bombe a orologeria – negli anni a venire. Come successo a Taranto e altrove. Alla faccia dei “negazionisti” accreditati nel mondo confindustriale e, persino, nelle file della politica e del sindacalismo (Fiom-Cgil compresa). Il secondo pubblicato nel 2009, con il titolo “Chico Mendes. Un sindacalista a difesa della natura”. Vent’anni dopo che le pallottole dei grandi allevatori di bestiame mettessero fine alla sua vita. Per quanto sia duro affermarlo, la lotta sindacale di Chico Mendes, a difesa della foresta amazzonica e dei popoli che l’abitano, si e’ rafforzata con il suo brutale assassinio. Le sue idee (coniugare la lotta per il lavoro alla difesa dell’ambiente di vita) sono molto più attuali (e urgenti) ora di quando egli era vivo. In questo senso, il libro su Chico Mendes e’ un po’ il lascito della mia “eresia” sindacale.

Potete immaginare, quindi, la mia incontenibile felicita’ quando a giugno di quest’anno e’ uscita la Lettera Enciclica “Laudato Si” di Francesco sulla Cura della Casa Comune. La prima reazione e’ stata quella di sentirmi parte di un tutto. Non più “eretico”, o ritenuto tale. Liberato dai “sensi di colpa sindacali” per le mie azioni dirette a difesa del lavoro e della vita, nel rispetto dell’ambiente e dei beni comuni. Francesco la chiama “Ecologia Integrale”. Un concetto non distante dall’ecologismo sociale di Murray Bookchin. Il cui pensiero attribuisce all’ecologia una forza “integrativa e ricostruttiva” di una società basata sulla comunità, la cura, la solidarietà. …E non lontano dall’attivismo politico e sindacale di Chico Mendes. Sempre alla ricerca di una sintesi tra ecologia e giustizia sociale. Impegno pagato con il martirio!

La seconda reazione e’ stata raccogliere e leggere gli innumerevoli commenti sull’Enciclica. Cercando di discernere il vero dal falso. L’autenticità delle conversioni, dalle adesioni ipocrite. E, in attesa di leggere Francesco senza intermediari, ho preso sul serio quanto scritto da Annamaria Furlan sulla newsletter “Nuovi Lavori”, dal titolo: “E’ anche uno sprone all’iniziativa del sindacato” nel numero dedicato interamente a “Laudato Si”. C’e’ nell’articolo un’affermazione bella e impegnativa allo stesso tempo. “[…] di sicuro la Cisl metterà in campo le energie migliori per raccogliere i richiami di Papa Francesco e si mobiliterà con un rinnovato impegno e una maggiore responsabilità per la costruzione di uno sviluppo ambientale sostenibile e rispettoso delle persone”. Che, per chi conosce bene la nostra confederazione (categorie comprese), significa liberarsi di ritardi e subalternità culturali, oltre che di quell’opportunismo di fondo che plasma tuttora molti sindacalisti che circolano per Via Po e dintorni. Come dice il proverbio: “se son rose fioriranno”!

Finalmente inizio a leggere “Laudato Si” di Francesco (Papa). L’amico Pierluigi Mele, giornalista di RaiNews24, mi telefona, chiedendomi un aiuto. Leonardo Boff si era reso disponibile a rilasciargli un’intervista sull’enciclica. Dovrei tradurre l’intervista dal portoghese all’italiano. Subito, appena sarà pronta e con l’attenzione dovuta per le ripercussioni negli ambienti vaticani. Non me lo faccio ripetere due volte. Per l’antica amicizia che mi lega a Pierluigi e per il rapporto con Leonardo Boff dai tempi in cui ho vissuto in Brasile. Quando rappresentavo la Cisl e l’Iscos nella regione sud dell’America Latina (Argentina, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay). L’intervista rilasciata da Leonardo Boff, tradotta in italiano, la ritrovate su questo stesso blog. Accompagnata da un mio articolo:

http://www.fim-cisl.it/2015/06/21/leonardo-boff-lenciclica-laudato-si-e-una-nuova-speranza-per-il-pianeta/

In ultimo una raccomandazione e una “civetteria”. Specie per i fimmini (ma non solo) che mi leggono. La raccomandazione. Leggete (studiate) integralmente la Lettera Enciclica “Laudato Si” di Francesco. Non accontentavi delle pur pregevoli recensioni o commenti, tantomeno di qualche tweet… La civetteria. Lo scorso 28 aprile Al Gore, l’ex-vicepresidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la Pace nel 2007, mi ha inviato una lettera personale. Mi invita a partecipare al gruppo di “leader per il clima”, in formazione nell’ambito del “Climate Reality Project”. La fondazione di cui Al Gore e’ fondatore e presidente. E’ un riconoscimento – in ambito internazionale – all’impegno della Fim-Cisl nell’azione per il clima. Un riconoscimento che mitiga – in parte – le tante delusioni e amarezze. E, soprattuto, mi stimola (e deve stimolarci tutti) a un maggiore impegno corale – come sindacato dell’industria Cisl – per la riduzione del riscaldamento globale: una chiara e attuale minaccia alla nostra civiltà.

La distruzione della base naturale della vita umana nella società contemporanea è il risultato conseguente di un sistema economico che inghiotte sempre più grandi quantità di energia e materie prime, inquinando l’acqua, la terra, l’aria. Come ha scritto Naomi Klein nel suo ultimo libro “This Changes Everything. Capitalism vs. The Climate” : “[…] avendo sprecato decenni a negare collettivamente il problema, oggi non abbiamo più a disposizione opzioni graduali, incrementali”. Dobbiamo agire subito e in profondità per incorporare davvero le esigenze del pianeta nell’economia. Modificando il nostro modo di produrre e di consumare, di distribuire e di smaltire (dal riuso al riciclo in una logica di economia circolare). Il lavoro che possiamo fare come sindacati dell’industria e’ illimitato. Senza perdere capacità produttiva “ne’ sprecare – come ha scritto Sam Gindin del sindacato canadese – la creatività, il sapere e le competenze di ingegneri, artigiani, operai addetti alla produzione”.

Il prossimo appuntamento al quale parteciperemo sarà il 14-15 settembre 2015 a Parigi. Al summit del sindacalismo internazionale su “No jobs on a dead planet!” (Non ci saranno posti di lavoro in un pianeta morto!). La conferenza organizzata dalla Ituc, la confederazione internazionale dei sindacati alla quale sono affiliate la Cisl, la Cgil e la Uil, ha lo scopo di mettere a punto l’impegno dei sindacati – a livello locale e globale – per una trasformazione della nostra economia, che riduca l’emissione di CO2 , lo sfruttamento delle risorse naturali e delle disuguaglianze sociali. Il prossimo summit dell’Onu sul Clima, in programma sempre a Parigi nel mese di dicembre di quest’anno, non può concludersi con l’ennesimo fallimento. Pena assomigliare sempre più – utilizzando di nuovo le parole di Naomi Klein – “a una sessione di terapia di gruppo molto costosa (anche in termini di emissioni carboniche), piuttosto che a un forum di negoziati seri”.

 

(1)  Murray Bookchin (1921-2006) figlio di emigrati ebrei-russi, nasce il 14 gennaio 1921 nel Bronx a New York. Negli anni ‘40 lavora come operaio nell’industria automobilistica (alla General Motors). E’ attivo nel sindacato UAW fino al grande sciopero del 1945-46. Negli anni Cinquanta, impegnato nel movimento per i diritti civili e nel movimento pacifista, comincia a elaborare la sua visione anarchica e libertaria di una società ecologica. In quegli anni insieme a Josef Weber, con la rivista «Contemporary Issues», iniziano a mettere a fuoco i pericoli principali per la sopravvivenza del pianeta e dell’umanità: la guerra nucleare e batteriologica, l’inquinamento e il consumo del suolo, la distruzione delle foreste, lo sterminio della fauna, la contaminazione dei fiumi e delle coste, le malattie causate dai materiali e processi tossici e cancerogeni nel settore industriale e agro-alimentare. Negli anni Sessanta Murray Bookchin e’ il primo a introdurre nel dibattito della “new left” americana il concetto di Ecologia. In quel periodo scrive una serie di testi programmatici che saranno raccolti nel libro cult Post-scarcity Anarchism. Nel 1974 e’ co-fondatore dell’Institute for Social Ecology nel nord del Vermont, dove insegna fino al 2004. Nel 1980 esce il suo libro “Per una società ecologica” (1980) dove spiega le ragioni di molti guai con cui stiamo facendo i conti adesso e indica alcune delle vie per superarli. Due anni dopo pubblica la sua grande opera “L’Ecologia della libertà” (1982). Il successo come scrittore e il ruolo di professore universitario non riducono il suo attivismo nei movimenti ecologisti, pacifisti, in difesa dei consumatori e contro le discriminazioni razziali. Muore nella propria casa a Burlington il 30 luglio 2006 all’eta’ di 85 anni.

(2)  Chico Mendes, nome completo Francisco Alves Mendes Filho (Xapuri, 15 dicembre 1944 – Xapuri, 22 dicembre 1988), è stato un sindacalista, politico e ambientalista brasiliano. Raccoglitore di caucciù (seringueiro), diviene nel 1975 segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasiléia (Sindicato dos Trabalhadores Rurais) e nel 1976 partecipa alla nascita del Sindacato dei lavoratori rurali di Xapuri. Dal 1979 con Lula, Josè Ibrahim e altri partecipa alle assemblee che porteranno alla nascita nel 1980 del Partido dos Trabalhadores (PT). Come leader sindacale Chico Mendes contribuisce da protagonista al processo di nascita della CUT (1983), di cui – fino alla sua morte – sarà componente del Comitato Esecutivo Nazionale. Nel 1985 sarà tra i principali promotori del Coordinamento Nazionale dei Seringueiros e successivamente dell’Alleanza dei Popoli della Foresta, insieme a diverse comunità indigene della regione Amazzonica, in particolare dell’Acre.

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Chico Mendes, davanti la sede del Sindacato dei Lavoratori Rurali a Xapuri (Acre-Brasile)