Bentivogli: Renzi sia il Ciampi della contrattazione aziendale e territoriale – Il Foglio

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Decentrato è bello

“Renzi sia il Ciampi dei contratti aziendali. No ai sindacalisti reazionari”. Parla Bentivogli (Fim) 

Perché il modello Marchionne smentisce il nesso tra contratti aziendali e impoverimento

di Marco Lo PreteIl Foglio, 9 ottobre 2015

Roma. “Matteo Renzi, se ha davvero a cuore lavoro e industria di questo paese, diventi il Ciampi della contrattazione aziendale e territoriale”. A dirlo al Foglio è Marco Bentivogli, leader del sindacato dei metalmeccanici della Fim Cisl. Un appello al presidente del Consiglio, accompagnato però da una messa in guardia: “Ricorrere a strumenti legislativi che suppliscano all’accordo finora mancato tra le parti sociali, foss’anche per andare in maniera più decisa verso la contrattazione aziendale, può costituire un precedente pericoloso. Un salto all’indietro, perché l’esperienza ci dice che la legge è sempre più rigida del contratto, quindi non adatta all’epoca contemporanea”. L’accordo del 1993 sulla concertazione nazionale è oggi senz’altro da superare, ma il governo dovrebbe ragionare su un salto di qualità di quella portata. Aspettando all’infinito sindacati e Confindustria? “No, iniziando con la defiscalizzazione degli accordi che valorizzino davvero la produttività, invece che tagliando questo tipo di risorse”.

Dopodiché Bentivogli, che negli scorsi giorni ha irriso bonariamente certe uscite del collega della Fiom Maurizio Landini (“per il secondo anno consecutivo lancia l’occupazione delle fabbriche e finisce con occupare solo la televisione”), non si rifugia dietro una difesa d’ufficio di colleghi e industriali associati. “Cgil e Uil hanno mostrato un atteggiamento rinunciatario. E Giorgio Squinzi ha mollato troppo presto la ricerca di un’intesa. Risultato? Avremo problemi fin da subito per 5,2 milioni di lavoratori dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale nei vari comparti. Manca una cornice di regole condivise, non è mai successo prima”. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, dice che senza accordi collettivi nazionali ci sarà solo più povertà: “Non è vero, e dirò perché. Prima sottolineo che purtroppo la Cgil, in questa fase, sta regredendo sulle posizioni reazionarie della Fiom. Ho detto ‘reazionarie’, perché non le considero di sinistra”.

 

Per Bentivogli, della Fim Cisl “puntare solo sulla contrattazione nazionale è miope. D’altronde in una fase di deflazione o bassa inflazione, cioè di prezzi che non aumentano, i contratti nazionali diventano più difficili da negoziare. La Uil propone di legare gli aumenti salariali all’andamento del pil, ma io mi chiedo se con la crescita fiacca che abbiamo ci convenga. La Fiom propone di far riferimento all’andamento medio del settore metalmeccanico, ma segnalo sommessamente che quella media è ancora oggi negativa. Adesso piuttosto occorre puntare sul secondo livello contrattuale”. Sta dicendo che il contratto collettivo nazionale si può abbandonare tout court? “No. Sostengo però che oggi sposare l’ottica di un contratto nazionale che prevale su tutto vuol dire ridistribuire la ricchezza lì dove non c’è”. Così, con una ripresa decisamente eterogenea sul territorio nazionale, “un contratto nazionale ‘sovraccarico’ di elementi decisi centralisticamente distribuirebbe parti uguali tra situazioni diseguali. E poi adesso di tutto abbiamo bisogno tranne che di un contratto nazionale che metta in difficoltà certe realtà produttive periclitanti. A pagare sono sempre i lavoratori. Perfino in Germania ci si è accorti ora che il sindacato ‘caricava’ troppo il fattore produttività a livello di Land, cioè lontano da dove la produttività poteva essere effettivamente misurata”. Su cosa fare del contratto nazionale, Bentivogli qualche idea ce l’ha: “Dovrebbe contenere un salario di garanzia a livello nazionale. Inserire meccanismi di partecipazione dei lavoratori alla vita e agli utili aziendali. E prevedere un diritto soggettivo alla formazione del lavoratore, perché con un capitale umano stagnante non saremo certo in grado di agganciare la rivoluzione dell’industria 4.0”. Per il resto, nelle imprese medie e grandi la contrattazione aziendale deve essere preponderante, anche al fine di premiare guadagni di produttività e poter negoziare strumenti di welfare. “Grazie al tanto vituperato contratto aziendale di Fiat, per esempio, non solo sono stati assunti nuovi lavoratori – dice il leader della Fim Cisl – Ma da maggio le buste paga sono state rafforzate da premi legati alla produttività e sostenibilità del sito”. Ecco perchè il nesso contratto aziendale-impoverimento è falso. Quello negoziato con Sergio Marchionne può essere “un modello”, si spinge a dire Bentivogli, che poi aggiunge: “Ma per le piccole imprese, dove la rappresentanza sindacale è debole, bisogna invece andare verso una contrattazione territoriale”. Tutto tranne il salario minimo legale, però, “perché nemmeno i suoi fautori poi sono in grado di accordarsi sul quantum dello stesso”. Per Bentivogli, si sarà capito, “la camicia uguale per tutti scontenta tutti. A partire dai lavoratori. Renzi tenga pure il fiato sul collo alle parti sociali, ma non cada nel loro stesso errore”.

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