Selex ES: non devono pagare i lavoratori

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Comunicato sindacale

Non devono pagare i lavoratori

 Nelle giornate di venerdì 27 e lunedì 30 si sono svolti gli incontri relativi alle procedure ex art. 47 L. 428/90 per la cessione di un ramo d’azienda di Selex ES che riguarda attività ANTS alla società ADS.

La cessione riguarda complessivamente 21 lavoratori di cui 12 di Bologna, 7 di Roma (Laurentina) e 2 di Padova.  La dismissione di attività ritenute non core da SelexES faceva parte dell’articolato processo di ristrutturazione che ha coinvolto l’azienda nel corso degli ultimi anni e che ha visto la stessa operare per la semplificazione del portafoglio prodotti per focalizzare gli investimenti e concentrare le attività nell’ambito delle attività core.

La FIM CISL, pur nella consapevolezza della necessità da parte dell’azienda di promuovere queste operazioni in quanto funzionali alla tenuta complessiva, ha espresso una serie di forti perplessità sulla scelta di cedere il ramo in questione a solo 1 mese dalla costituzione della One Company Finmeccanica.

Le preoccupazioni hanno almeno 2 livelli. Il primo riguarda la società acquirente. Questa è cresciuta in modo importante nel corso degli ultimi anni passando da 40 dipendenti nel 2008 a 1200 dello scorso anno. Questa crescita è avvenuta acquisendo spesso a costo quasi nullo aziende o rami di aziende che venivano dismesse da terzi molto spesso con commesse al seguito. La politica occupazionale, su dichiarazione dell’azienda, viene fatta attraverso l’uso intensivo di strumenti che consentono di tenere basso il costo del lavoro quali stage e apprendistato. Inoltre la stessa società applica il contratto nazionale di lavoro telecomunicazioni (modificandolo dove diverso) meno tutelante per i lavoratori e più vantaggioso per l’azienda rispetto a quello metalmeccanico.

La società a luglio ha acquistato Nextira One ad un prezzo simbolico e si era impegnata al rilancio: questa aveva in corso un Contratto di Solidarietà che coinvolgeva tutti i lavoratori. A settembre ADS decide di chiudere il CDS e avviare, senza vero negoziato né accordo sindacale, un processo di ristrutturazione che prevede Cassa Integrazione Straordinaria a zero ore concentrata in pochi siti funzionale a chiuderli, chiedendo ai lavoratori di trasferirsi a centinaia di chilometri: un modo subdolo di ridurre il personale in modo “spintaneo”.

Inoltre sono note le difficoltà di finanziamento e sostegno agli investimenti dalla Società: articoli di stampa mai smentiti formalmente, parlano di richieste di azzeramento di ferie e permessi pregressi per il valore di 3 milioni di euro per sostenere l’azienda e della volontà di quotare l’azienda al NASDAQ (!!!) in quanto le banche italiane non dispongono prestiti per gli investimenti, ritenendo probabilmente la società ed il business poco solido.

Infine il rapporto tra il fatturato ed i dipendenti genera un valore di poco sopra ai 71 mila euro pro-capite: questo valore è assolutamente incompatibile con il costo dei dipendenti Selex Es che saranno trasferiti dato che il business ceduto non ha marginalità elevate e a questi dovrà essere applicata l’attuale retribuzione annua lorda e tutti i trattamenti economico-normativi che hanno in essere di molto superiore alla media delle retribuzioni oggi corrisposte in ADS!

Il secondo livello riguarda l’attività e SelexES. Ci risulta che il cliente principale, Telecom Italia, nutra forti dubbi dall’operazione, al punto che potrebbero essere messi in discussione investimenti e ordini per il prossimo anno e ci risulta che una parte di questi siano già stati sospesi o addirittura cancellati. Sembra inoltre che la stessa SelexEs potrebbe essere chiamata a sostenere penali per motivi di carattere contrattuale e che i contratti in corso potrebbero essere chiusi in caso di cessione di ramo ad insindacabile giudizio dello stesso committente.

SelexES potrebbe inoltre non aver identificato il ramo d’azienda da cedere in base a i criteri previsti dalla legge in quanto ad esempio, sono coinvolti solo i lavoratori (a noi risulta probabilmente nemmeno tutti…) e non il responsabile che dell’attività faceva parte.

Da questa analisi è scaturita la richiesta della FIM CISL di operare per una soluzione che consentisse a tutte le parti di poter ottenere risultati positivi dalla vicenda.

Avevamo proposto che SelexES provvedesse alla cessione dell’attività consentendo alle persone interessate di decidere volontariamente se passare alla nuova azienda, garantendo il trasferimento delle competenze necessarie attraverso lo strumento del distacco dei lavoratori presso ADS per il tempo necessario per poi essere ricondotti, dopo un percorso di riqualificazione qualora necessario, a nuove attività nell’ambito della divisione di rifermento di Finmeccanica One Company.

Questa proposta non è stata accettata e pertanto, chiuse le procedure senza la condivisione sindacale, dal 2 dicembre le persone in questione saranno trasferite presso la nuova società.

Questo non può diventare il prologo del modello con cui si pensa di riorganizzare la Nuova Finmeccanica. Per questo motivo proporremo a FIOM e UILM di chiedere un incontro urgente con Finmeccanica e SelexES ricercando strumenti di tutela per i lavoratori interessati, verificando inoltre se ci siano le condizioni per poter procedere anche in altri ambiti.

Per evitare situazioni simili, chiederemo un incontro urgente anche per Selex Services Management che vedrà la scadenza degli ammortizzatori sociali il 31 dicembre prossimo senza che in modo corrispondente ci siano attività sufficienti a sostegno dell’occupazione di tutti i lavoratori.

 

Roma, 19 novembre 2015

FIM CISL NAZIONALE

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