“Con il nuovo stabilimento Laika sconfitta l’Italia del no” – l’Unità

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“Con il nuovo stabilimento Laika sconfitta l’Italia del no”

di Francesco Zappa – l’Unità, 27 febbraio 2015 

“Ce l’abbiamo fatta nonostante un calvario burocratico”

Fondata negli anni Sessanta, all’azienda fu dato il nome della celebre cagnetta  A San Casciano vengono prodotti 30 modelli nonostante la crisi del settore

E’ stato il giorno dei sorrisi, delle strette di mano, delle “photo opportunity”. Ma a San Casciano Val di Pesa, piccolo centro a una manciata di chilometri da Firenze dove ieri è stato inaugurato il nuovo stabilimento Laika, storica azienda produttrice di caravan oggi controllata dal gruppo tedesco Herwin Group Hymer, non era scontato che tutto finisse bene. Ci sono voluti quasi 15 anni, infatti, per superare le resistenze dei comitati ambientalisti e le lungaggini della burocrazia. Ma alla fine, dice Marco Bentivogli, il leader dei metalmeccanici Cisl che ha partecipato all’inaugurazione insieme al premier, Matteo Renzi, al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, agli amministratori locali ed ai vertici di Hymer, i risultati sono arrivati: “E’ stata una festa, un successo cui hanno contribuito il sindacato e i lavoratoti metalmeccanici, ma anche la pazienza di Hymer, perché nessun altro investitore avrebbe atteso 15 anni”.

Perché è così importante la storia di questa azienda?

“Perché è dal 2008 che combattiamo per tenere aperte le fabbriche o per ridurre l’impatto sociale delle chiusure. La Fim è un sindacato che valorizza le cose che vanno bene, non possiamo mancare quando si apre un nuovo stabilimento. La storia della Laika, poi, nasce da una scommessa che ha attraversato mezzo secolo di storia. Erano gli anni ‘60 quando il capostipite della famiglia, Giovanbattista Moscardini la fondò, scegliendo il nome della cagnetta russa inviata nello spazio nel 1957. Dopo mezzo secolo di storia la famiglia Moscardini cedette la proprietà al Gruppo tedesco Hymer, leader nella produzione di camper, caravan e motorhome. Da allora di chilometri i camper della Laika ne hanno macinati …”.

Lei ha dichiarato che a San Casciano Val di Pesa i metalmeccanici hanno battuto l’Italia del no. Che significa?

“Dal 2000, cioè da quando Moscardini cedette la Laika a Hymer, come sindacato abbiamo chiesto con forza di consolidare e sviluppare la presenza in Italia attraverso investimenti e la costruzione di un nuovo stabilimento che migliorasse le condizioni di lavoro, il processo produttivo e superasse le difficoltà e i costi dovuti alla compresenza di una miriade di piccole fabbriche, per di più distanti tra loro. Da lì partì un calvario burocratico, durante il quale l’Italietta fatta di ambientalisti, comitati e radicalchic, riuscì a bloccare tutto fino al 2011. Col rischio di impedire la realizzazione nell’area individuata di Ponterotto, di cui si temeva il deturpamento paesaggistico. Addirittura una volta iniziato lo scavo dei basamenti fu rinvenuta una villa romana, poi una fontana etrusca: oggi sono visibili a tutti, ma furono usate come scusa per rallentare i lavori”.

Dopo tutti questi ritardi ci sono ancora prospettive di sviluppo per Laika?

“Credo di sì, anche se è vero che quello dei camper è un mercato in crisi. Nel 2007 in Italia venivano immatricolati 17 mila caravan, nel 2015 le immatricolazioni sono state appena 3300. Questa forte riduzione ha imposto un cambio di strategia, incentrato sulla qualità e su prodotti disegnati su misura per il singolo cliente. Attualmente si producono circa 35 modelli a cui si affiancherà a partire da maggio un nuovo modello “Etrusco”, sviluppato anche grazie agli investimenti pubblici: circa 40 milioni di euro che sono stati messi a disposizione della provincia”.

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