Se i Paperoni sono operai e pensionati di M.BENTIVOGLI su l’Unità

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Se i Paperoni sono operai e pensionati

di Marco Bentivogli

l’Unità 1 aprile 2016

Sono vent’anni che i dati del Mef, con qualche piccola variazione, ripetono la stessa musica. I ricchi sono una rarità, il 96% degli italiani dichiara meno di 50.000€. Gli imprenditori dichiarano meno dei loro dipendenti.

Nel 2014, solo il 4% degli italiani guadagna più di 50.000 euro. Questo 4% dichiara un ammontare di reddito pari al 35% di tutte le dichiarazioni dei redditi Irpef. In questa quota ci sono i benestanti onesti, i veri tartassati, con aliquote fiscali altissime e che non si lamentano. Quasi la metà degli italiani (il 46%) ha un reddito annuo inferiore ai 15.000 euro. A ben vedere il 57% dell’Irpef arriva da chi dichiara tra i 15.000 e i 50.000 euro. Dieci milioni di italiani sono esenti da Irpef. Per sostenere i veri poveri bisogna usare tolleranza zero contro i falsi poveri. Nel 2015 meno famiglie hanno compilato il modulo dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) e nei primi sei mesi le domande per ottenere il nuovo modulo sono diminuite del 25% rispetto allo stesso periodo del 2014. Questi furboni sono evaporati e non si sono mai vergognati di usufruire delle agevolazioni previste per i redditi e patrimoni inferiori a 10.800 euro.

La dichiarazione dell’italiano medio è di 20.320 euro. La metà dei contribuenti non supera i 16.430 euro di reddito. Per capirsi, un metalmeccanico di terzo livello, senza contrattazione aziendale, è molto più ricco. Dichiara al fisco attorno ai 23.000 euro.

Mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori si ferma a 18.280 euro (non solo quelli di ditte individuali), mentre il reddito medio da partecipazione in società di persone ed assimilate risulta di 16.040 euro. La nota del Mef, singolarmente, dice che non possiamo dire che i dipendenti spesso guadagnano meno dei loro datori di lavoro. Certo, questo è parzialmente vero: la soglia più bassa riguarda gli imprenditori di ditte individuali, ma guardando anche il resto, che versa in media 31.240 euro per gli imprenditori in contabilità ordinaria e pari a 17.100 euro per gli imprenditori in contabilità semplificata, risulterà ancora più ridicola e inaccettabile la precisazione del Mef. Sarebbe curioso, conoscere da parte del Ministero dell’Economia, e personalmente insisterò a chiederla, la statistica di coloro che hanno aderito alla voluntary disclosure. Di che categorie fanno parte, con quali forme societarie? Temo ne vedremo delle belle.

Chi paga le tasse in Italia? I redditi da lavoro dipendente e da pensione superano l’82% del reddito complessivo dichiarato. In particolare continua a crescere la quota del reddito da pensione, che raggiunge il 30,2% del totale del reddito complessivo, nonostante il calo del numero dei pensionati. Cosa vi aspettate da un Paese in cui il Vice Ministro dell’Economia dice che l’Agenzia delle Entrate “non si deve occupare del gettito fiscale” o che attacca il direttore dell’Agenzia delle Entrate, esortandola ad andarsene, rea per aver eccepito sulla follia di aumentare la soglia di utilizzo del contante a 3000€. La pressione fiscale è alta e inaccettabile, quanto è inaccettabile che gli alfieri anti-pressione fiscale siano proprio le fortissime lobby di evasori ramificate in ogni Governo e partito di maggioranza e opposizione. Non ascolterete mai Wolfgang Schauble, Ministro delle Finanze tedesco, attaccare, la sua amministrazione finanziaria che riscuote tasse o il Segretario del Tesoro americano, attaccare la durissima Agenzia IRS. Quest’ultima consolidò, finanche nella moglie di Eisenhower il celebre detto: “ci sono due cose certe, la morte e il pagamento delle tasse”. In Italia non esiste un partito contro l’evasione fiscale perché il lavoratore dipendente e il pensionato stanno zitti e pagano molte tasse anche a causa dei troppi disonesti, perché siamo il “Paese dei furbi”. Quelli che nel mondo sono invece considerati criminali. Nelle patrie galere vi è lo 0,7% di detenuti per reati fiscali contro la media europea del 4,1%. Percentuale che si ridurrà ulteriormente con l’innalzamento delle soglie penali entrata in vigore a ottobre 2015. Abbiamo l’obbligo morale di ridurre la spesa pubblica parassitaria e di chiamare i criminali col loro nome, trattandoli come tali: così potremmo finalmente abbassare le tasse.

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