UE e Cina discutono l’eccesso di capacità produttiva di acciaio

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… la nostra azione sindacale in ambito europeo comincia a influire nei rapporti con i cinesi!

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UE e Cina discutono l’eccesso di capacità produttiva di acciaio. La Cina decide di tagliare oltre 500mila posti di lavoro nel settore siderurgico.

Dopo che il “Gruppo di Contatto sull’Acciaio UE-Cina” si e’ riunito alcune settimane fa a Pechino, ci sono stati gli annunci del Governo cinese. Nella sua qualità di principale produttore mondiale di acciaio, con oltre 800 milioni di tonnellate prodotte nel 2015 (il doppio del suo fabbisogno) la Cina ha un ruolo importante da svolgere nella soluzione della sovra-capacità del settore a livello mondiale.

Le gravi sfide cui deve far fronte il settore siderurgico, non solo legate all’eccesso di produzione e ai prezzi bassi, ma anche alla sua sostenibilità ambientale, non possono che essere trovate su scala globale.

Per questi motivi l’Unione Europea ha accolto con favore la volontà della Cina di trovare soluzioni attraverso il dialogo e la collaborazione con i partner commerciali.

L’obiettivo e’ trovare, da un lato, soluzioni sostenibili ed efficienti per l’eccesso di capacità, concentrandosi sulla sua concreta riduzione. Dall’altro lato bisogna trovare comportamenti uniformi rispetto alle politiche di sovvenzioni al settore e agli aiuti degli Stati (e dei Governi locali) nelle imprese di loro proprietà. Correggendo gli eccessi statalisti cinesi, ma anche un malinteso iper-liberismo da parte della UE in un mercato, quello dell’acciaio, effettivamente globale.

Non e’ la prima volta che UE e Cina discutono sul problema della sovra-capacità produttiva e sulla ristrutturazione della siderurgia. La riunione del 10 marzo 2016 è stata la nona riunione del “Gruppo di Contatto sull’Acciaio”. La Cina ha riconosciuto l’esistenza di un eccesso di capacità e ha annunciato la sua intenzione di affrontare il problema.

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Yin Weimin, il ministro per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale, ha detto in una conferenza stampa che oltre 500.000 posti di lavoro sarebbero tagliati nel settore siderurgico, aggiungendosi al milione e 300mila persone che perderebbero il loro posto di lavoro nel settore del carbone. È la prima volta che un alto funzionario del Governo fornisce cifre così precise sulla riduzione di posti di lavoro in Cina.

Per affrontare le enormi conseguenze sui lavoratori del settore del carbone e dell’acciaio sono già stati adottati, dalle autorità cinesi, diversi strumenti di politica industriale e sociale.

Il Governo cinese ha deciso di stanziare 100 miliardi di yuan (15,27 miliardi di dollari Usa) in due anni, per trasferire in altri settori dell’economia i lavoratori che saranno licenziati nei settori del carbone e della siderurgia.

Se sono state riscontrate positive convergenze relativamente la riduzione di capacita’ produttiva in Cina, resta ancora molto lavoro da fare sulle distorsioni commerciali. Entrambe le parti hanno convenuto di intensificare il dialogo a tal fine. Se non ci sono regole uguali per tutti, per l’acciaio come per gli altri settori produttivi, il rischio – con il riconoscimento alla Cina dello Status di Economia di Mercato – e’ d’incrementare la concorrenza sleale e la delocalizzazione “commerciale” (si produce in Cina, per vendere in Europa) di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

A livello bilaterale, oltre che con la Cina, la CE ha istituito “Gruppi di Contatto sull’Acciaio” con il Giappone, l’India, la Russia, la Turchia e gli Stati Uniti. A livello multilaterale, la CE si sta attivando nel Comitato Acciaio OCSE e intende sollevare formalmente la questione a livello OMC, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

A cura dell’Ufficio Internazionale FIM-CISL

UE e Cina discutono l’eccesso di capacità produttiva di acciaio. La Cina decide di tagliare oltre 500mila posti di lavoro nel settore siderurgico.