BENTIVOGLI: Caro Renzi, rottami le generalizzazioni sul sindacato

-Marco 10

Caro Renzi, rottami le generalizzazioni sul sindacato

Lettera pubblicata su l’Unità del 5 aprile 2016

 

Lettera Aperta al Premier Renzi

Premier Renzi, 

mi hanno fatto molto arrabbiare le sue parole di sabato.

Quello che non possiamo più accettare da chi guida il nostro Paese è che si continui a generalizzare tutto il sindacato o si utilizzino parentesi di ambiguità parlando di “certi sindacalisti”. Non sappiamo se ci considera tra questi o no, poco importa. Lei è un politico, le piacciono le generalizzazioni sui politici?

Ormai è diventato uno sport nazionale parlare male del sindacato in generale. Le assicuro che in molte fabbriche italiane si viene ancora marginalizzati o addirittura licenziati se ci si iscrive al sindacato o ci si candida a rappresentare i lavoratori in azienda. Certo, in altri Paesi del mondo si finisce in galera o si muore per la propria militanza sindacale.

Lei è il segretario del più grande partito di sinistra: noi di sicuro non neghiamo le capacità manageriali di Sergio Marchionne, ma vorremmo che, nella sua visione, l’impresa fosse un bene comune che ha successo quando da’ centralità al lavoro, alle sue professionalità e ai legami solidali che il sindacato sorveglia e promuove, come proprio la vicenda Fca ci ha insegnato.

Dopo un suo iniziale rapporto esclusivo e privilegiato col mio collega della Fiom, si è buttato sulle generalizzazioni.  Il sindacato non è tutto uguale, caro Renzi. E la vicenda Fiat (poi FCA), come molte altre, lo dimostra benissimo. Guai ad accumunare la FIM-CISL, che è largamente la prima organizzazione in FCA(dimostrazione che i lavoratori sanno bene chi ha salvato la Fiat, con il sindacato ideologico e reazionario.

Ci tengo a raccontarle la vera cronaca degli accordi Fiat. In questi anni, di Fiat si è discusso e narrato molto in Italia, complice una parte di giornalismo spesso incompetente e un mondo accademico pigro, che hanno usato categorie più utili a descrivere la cronaca rosa che una grande vicenda industriale. Le ricordo che venivamo dalla chiusura di Termini Imerese del giugno 2009.

Il giorno della trattativa di Pomigliano, l’11 giugno del 2010, non lo dimenticheremo mai: dopo il “no” della Fiom a proseguire il negoziato, la delegazione aziendale si alzò dal tavolo considerando chiusa la trattativa. Chiedemmo all’azienda di restare, riunimmo i nostri delegati, che avevano negli occhi la disperazione di chi ha una fabbrica chiusa, condizione per cui non ci sono né diritti né contratti. Ci diedero il mandato a proseguire.  Ma alle 17.00 Sergio Marchionne telefonò a Paolo Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali, intimandogli di lasciare il tavolo e di “considerare chiuso il Progetto Pomigliano”. Fim, Uilm, Ugl e Fismic furono intransigenti e determinati nel proseguire il negoziato e arrivammo ad una ipotesi di accordo. L’atteggiamento di gran parte del vertice Fiat apparve scontento di quel “sì” che  riaprì i giochi, tanto che la Fiat diede la sua disponibilità alla firma solo il martedì successivo. Dentro Fiat, e non solo, una parte del vertice puntava sul “no corale” di tutto il sindacato per poter andar via veramente dall’Italia, perché dopo Pomigliano, ci sarebbero state Melfi, Cassino e Mirafiori, una chiusura dietro l’altra, come fosse una cerniera a fronte di un mercato dell’auto che si era più che dimezzato.  Pomigliano e tutta la Fiat per noi doveva avere un futuro, e oggi ce l’ha. Come dimostra anche la più grande “inchiesta operaia” realizzata negli ultimi trent’anni, fortemente voluta dalla Fim, sul WCM che le ho inviato.

Ritengo che Marchionne abbia fatto bene a non accettare di essere schiavo delle logiche di un’Italietta fatta di un establishment pigro, adagiato sulla rendita. Ma senza la responsabilità e il coraggio della Fim, oggi Fiat non sarebbe quella che è. E’ per questo che dico che l’abbiamo salvata noi.

In un Paese che dimentica che la Fiat di prima era un’azienda dura e spesso autoritaria, troppo spesso si è passati dalla demonizzazione all’elogio dell’azienda con invece un costante attacco ai sindacati firmatari. Per quegli accordi noi della Fim abbiamo subito aggressioni, violenze e assalti alle nostre sedi, oltre ad avere avuto dirigenti sotto scorta.  Avete scritto gli accordi di Pomigliano nel sangue e nella carne viva dei lavoratori: così commentava la stampa italiana, che quegli accordi non li ha mai neppure letti, che non ha mai visitato Pomigliano e dopo gli investimenti e le assunzioni ha rivalutato il padrone cattivo Marchionne confermando il giudizio di venduti e traditori a chi ha consentito il rilancio Fiat. Questa è la verità sulla vicenda Fiat, chieda a Marchionne se i nostri accordi non sono stati la precondizione per gli investimenti. La storia non si può dimenticare o riscrivere a proprio piacimento.

Obama ha dedicato il Labor Day “ai lavoratori americani e al sindacato che ha guardato loro le spalle nei momenti più difficili”. Noi non siamo mai scappati. I sindacalisti della Uaw che in parallelo a noi, negli Usa, hanno firmato accordi ben più impegnativi per salvare Chrysler, sono stati considerati eroi nazionali. Noi invece bersaglio di estremisti e di generalizzazioni da bar. Sappiamo quanto il sindacato debba cambiare, e noi non lo predichiamo soltanto. Non siamo nostalgici né della concertazione né di “rapporti privilegiati” con i Governi e neanche vogliamo confondere il nostro ruolo con quei corpi intermedi che si muovono nell’ombra della lobbycrazia ancora in buona salute. Le generalizzazioni sul sindacato aiutano proprio il sindacato che non vuole cambiare e non ha ancora smaltito i fondi di bottiglia dell’estremismo ideologico o di un potere di veto fatto solo di autorefenzialità. Vogliamo, da chi dice di voler cambiare il Paese, più chiarezza, più capacità di discernimento e maggiori riconoscimenti. In questi anni faticosissimi non abbiamo mai usato le vertenze più dure prendendo in ostaggio la disperazione operaia ed usandola contro i diversi Governi. Il ruolo sindacale è molto più alto della contesa politica. Questo Paese deve cambiare davvero e noi da tempo facciamo la nostra parte.

La prossima volta, Renzi, rottami le generalizzazioni. Allora sì che saremo al suo fianco per quell’innovazione che serve così tanto all’Italia.

Marco Bentivogli

Segretario Generale Metalmeccanici FIM CISL

Roma, 4 Aprile 2016

Scarica Pdf lettera pubblicata su da l’Unità