UGT Spagna: una sola federazione sindacale per l’industria, le costruzioni, l’agricoltura

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La decisione presa nel recente congresso confederale statale della UGT spagnola (Madrid 9-12 marzo 2016), di riorganizzare il sindacato in tre grandi federazioni sindacali di categoria, sta prendendo corpo. Nei tempi stabiliti.

Dopo la nascita di un’unica federazione sindacale dei servizi pubblici (compresi i settori dell’educazione e ricerca), esperienza non dissimile da quanto realizzato da tempo nel sindacalismo confederale italiano, e’ stata la volta della fusione di tutte le categorie (nessuna esclusa) appartenenti ai settori del primario (agricoltura, pesca e silvicoltura) e secondario (costruzione civile, industria, energia), per usare il linguaggio – non più di moda – della macro-economia classica.

Affinché sia più comprensibile per i conoscitori del sindacalismo italiano, l’impresa realizzata dalla UGT in Spagna equivale, nella CISL, a mettere in un unico contenitore i lavoratori oggi organizzati in quattro federazioni sindacali (la Fai, la Femca, la Fim, la Flaei) più qualche pezzo “disperso” in altre categorie (come il grafico-cartaio e gli apparati-impianti di telecomunicazione).

La prossima tappa sarà la costituzione di un’unica federazione sindacale dei servizi e del terziario privato, dal commercio ai trasporti, dalla logistica alle reti di telecomunicazione, dal turismo alle imprese di pulizia, dai servizi informatici alla cultura ecc. ecc.

Il processo avviato nel congresso confederale statale (il concetto di nazione nella penisola iberica non coincide con la configurazione degli Stati di Spagna e Portogallo), con un approccio top down (dall’alto al basso e dal centro alla periferia), ha scontato inevitabili lacerazioni. E l’unificazione “forzata”, anche se da tutti voluta, non poteva non lasciare qualche ferita aperta. Solo il tempo potrà rimarginarle…

… E solo il senso di responsabilità e l’integrità etica di un dirigente sindacale come Carlos Romero (ex-segretario generale di MCA-UGT) ha evitato una contrapposizione. Principale candidato ad assumere la guida della nuova federazione ha accettato, per trovare una mediazione su una terza persona, di rinunciare alla segreteria generale. Per lui solo l’incarico onorifico di presidente nel nuovo comitato esecutivo.

Esecutivo votato a maggioranza, ma con una larghissima astensione (del 44 per cento). A questo risultato hanno sicuramente contribuito gli strascichi delle divisioni registrate nella scelta del successore di Candido Mendez, alla guida della confederazione UGT per 22 anni (dal 1994 al 2016). Solo l’ultimo congresso ha introdotto i limiti di mandato (12 anni). Anche se l’attuale segretario generale, José María Álvarez ha subito tenuto a precisare che non e’ sua intenzione rimanere per cosi tanto tempo.

Se le divisioni nella UGT riguardavano anche l’idea e il modello organizzativo del sindacato (tra confederazione e le tre federazioni non ci sarà più sovrapposizione di compiti e la titolarità della contrattazione collettiva sarà solo delle categorie articolate per settori), nel congresso di unificazione di MCA e FITAG hanno riguardato, essenzialmente, la leadership. Con la FITAG, guidata da Antonio Deusa, che sosteneva Mariano Hoja, il candidato di minoranza della MCA, in alternativa a Carlos Romero. Mentre i documenti di lavoro, il programma di azione, il regolamento interno e gli Statuti della nuova federazione erano stati votati quasi all’unanimità (97,28%) e l’integrazione di MCA e FITAG nella nuova Federazione di Industria, Costruzioni e Agricoltura (FICA) con il 93,90% dei voti.

Nel suo intervento al congresso straordinario di scioglimento della MCA-UGT, Carlos Romero aveva ricordato che il processo di riorganizzazione settoriale, con la riduzione delle federazioni di categoria da sei a tre, era una scelta complicata e sofferta in quanto supponeva l’esplicita rinuncia alla titolarità e alla storia di ciascuna delle sei federazioni coinvolte. Ciò, che per molto meno, non si e’ avuto il coraggio di fare in CISL, nonostante il processo di unificazione tra industria ed energia si fosse sviluppato per oltre tre anni, con un approccio bottom up (dal basso verso l’alto) e una condivisione sancita da deliberati congressuali.

La nuova Federazione di Industria, Costruzioni e Agricoltura – come affermato da Carlos Romero – avrebbe due obiettivi principali: “da un lato ottimizzare le risorse, ricercando le sinergie del lavoro sviluppato da entrambe; dall’altro migliorare le strutture di funzionamento del modello settoriale per difendere più efficacemente gli interessi dei lavoratori. […] Ciò presuppone un cambiamento dei sindacati, che devono fare uno sforzo di interiorizzazione del modello settoriale più prossimo ai posti di lavoro. E più efficace per gestire sia le negoziazioni e gli accordi contrattuali, sia le elezioni sindacali e il tesseramento”.

Nel suo intervento, il segretario generale della nuova Federazione dei Servizi Pubblici Julio Lacuerda, ha saputo rappresentare in sintesi quanto successo negli ultimi anni in Spagna. “Prima hanno iniettato il virus della rassegnazione tra i lavoratori e subito dopo li hanno demonizzati, come se loro fossero i colpevoli per la crisi. Dopo si sono dati da fare per farla finita con i sindacati, veicolando l’idea che si preoccuperebbero solo di loro stessi. […] Nel frattempo il Governo si e’ dedicato a smantellare il dialogo sociale, il diritto di sciopero, la sanità, l’educazione… […] Il sindacalismo deve avere l’ambizione di essere il portavoce di tutte le persone che lavorano, preoccupandosi della loro salute, educazione e lavoro. Senza farsi relegare ai margini. E finirla anche con il “sindicalismo gorrón” (sindacalismo scroccone), cioè di coloro che si approfittano degli accordi negoziati e firmati da altri”. La mente, nel nostro caso, non può non andare alla FIOM.

Al congresso hanno preso la parola sia i dirigenti del sindacalismo internazionale ed europeo, Kemal Özkan (IndustriaALL Global Union), Ambet Yuson (BWI), Ulrich Eckelmann (IndustriAll Europe), sia i dirigenti delle federazioni Industria e Costruzioni Civili delle Comisiones Obreras (CCOO), rispettivamente Agustín Martínez e Vicente Sánchez. Dopo l’intervento del segretario generale della UGT, José María Álvarez (Pepe) le conclusioni sono state tirate dal nuovo segretario generale della Federazione di Industria, Costruzioni e Agricoltura, Pedro Hojas.

Pedro Hojas ha ricordato che il congresso aveva l’obbligo di arrivare a un accordo, su mandato di tutta la UGT. “Adesso resta la parte più importante. Strutturarci nei territori e organizzarci. E per questo abbiamo bisogno dell’impegno e responsabilità di tutti”. Un accorato appello all’unita’ interna, a fare squadra, ad arrivare in tutti luoghi di lavoro. A dare più peso ai rappresentanti dei comitati aziendali. Assicurando una reale partecipazione e assumendo con naturalezza le diversità e le differenze. La scommessa e’ riorganizzare il lavoro in una dimensione settoriale, con l’obiettivo di approssimare il sindacato ai luoghi di lavoro… dalle grandi imprese a quelle piccole, lungo tutta la catena di subfornitura e di servizi, dove si registrano le maggiori carenze, con salari da fame e condizioni lavorative penose. I settori di attività saranno dieci.

E’ l’organizzazione che deve adattarsi alle realtà, tra cui la sostenibilità economica. A cominciare dal nuovo Comitato Esecutivo Federale appena eletto. L’obiettivo e’ trasferire più risorse nei territori e nei posti di lavoro. In Spagna alle federazioni statali di categoria va – mediamente – il 20% della quota contributiva pagata dal lavoratore iscritto (contro il 9% nel caso della FIM-CISL).

La nuova federazione, che nasce come la maggiore struttura sindacale spagnola con oltre 270mila iscritti, “deve essere la migliore ferramenta degli iscritti e dei lavoratori per migliorare la condizione dei più svantaggiati, ridurre le disuguaglianze e derogare le riforme del lavoro che hanno solo portato precarietà, disoccupazione e povertà”. Per far questo, ha concluso Pedro Hojas, “dobbiamo essere pro-attivi e agire, se necessario, come testa di ariete per conseguire risultati concreti”.

Gianni Alioti
Ufficio Internazionale FIM-CISL

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