ILVA, Bentivogli : perso troppo tempo. Adesso ci serve solidità

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ILVA, Bentivogli : perso troppo tempo

“Adesso ci serve solidità”

Non può esserci un ridimensionamento dell’occupazione, una bomba sociale

di Alessio Pignatelli – Quotidiano di Taranto 14 giugno 2016

“Su Ilva si è perso troppo tempo. Dal sequestro del 2012 sono trascorsi quattro anni, ci sono stati gravi errori. Come Fim Cisl sosteniamo che quanto messo in campo in questo decreto, si conosceva da tempo”. Il segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, Marco Bentivogli, commenta così l’ultimo intervento del governo. Il messaggio è chiaro: il tempo perso è stato molto e non ci sono più margini per sbagliare.

Bentivogli, l’ultimo decreto ha suscitato reazioni veementi soprattutto sulla tematica ambientale: cosa ne pensa?

“Non sono tra chi sostiene che il governo sbaglia tutto e sempre ma dico che nell’ultimo decreto ci sono aspetti già noti. Verificare che le offerte siano compatibili con il rispetto del piano ambientale è una necessità per ridare centralità all’ambiente. Il problema è la tempistica. Questa partita andava affrontata con maggior capacità di costruire normative più stabili nel tempo. Il mercato dell’acciaio non sta lì ad attendere anni”.

A quali errori si riferisce in particolare?

“L’ipotesi nazionalizzazione era balorda, lo abbiamo detto subito. Se si fosse perso meno tempo, Ilva non sarebbe a questo punto: ricordo quando Guerra (Andrea Guerra è stato consulente del premier Renzi per un periodo ndc) voleva affidarla ad un fondo di turnaround. Tutte ipotesi che hanno fatto perdere tempo prezioso”.

L’immunità ai prossimi acquirenti è un’altra facilitazione per la privatizzazione?

“Non penso fosse inevitabile ma so che è una richiesta di tutti gli acquirenti. Non so quanto gestibile nelle normativa. Si vende un’azienda che ha il cuore produttivo sotto sequestro, immagino ci siano delle preoccupazioni”.

Posticipare la vendita nell’attesa di rimettere a posto i conti e rendere più attrattiva l’Ilva. E’ un’ipotesi plausibile?

“Ho letto questi rumors ma non mi sembra che quest’anno sia servito a migliorare i conti. Tra ciò che si dice e la realtà, spesso, c’è una certa distanza. Io separerei sempre la contabilità reale dalla propaganda altrimenti si capisce ben poco”.

Tra le possibili cordate, ArcelorMittal in tandem con Marcegaglia. Il gruppo franco-indiano ha stimato una produzione iniziale intorno ai 6 milioni di tonnellate: è sufficiente per mantenere i livelli occupazionali?

“Taranto difende l’attuale occupazione intorno agli 8 milioni di capacità produttiva. Oggi è più di 4 milioni perché ha perso buona parte del lavoro. Ha una teorica potenzialità di, il picco massimo nella storia è stato poco sopra i 10 milioni di tonnellate. Sotto la soglia di 8 milioni, è chiaro che ci potrebbero essere problemi. Noi abbiamo chiesto il rispetto dell’ecocompatibilità e allo stesso tempo il rispetto dell’assetto occupazionale. Il ridimensionarlo sarebbe assurdo, dopo la bomba ambientale ce ne sarebbe una sociale. Ricordo che Marcegaglia e Vestas a Taranto hanno chiuso. Le persone devono avere prospettive di reddito e no di assistenzialismo”.

Cassa Depositi e Prestiti sarà l’ago della bilancia?

“Ricordiamoci sempre che bisogna tenere conto dei vincoli. Cdp può entrare in cordata con un ruolo non maggioritario – ossia sotto il 49% – non può entrare in una società in perdita e il suo ruolo può essere solo temporaneo. Dopo circa tre anni, Cdp uscirà dalla partita. Occorre ragionare anche in prospettiva”.

Cosa auspica per il futuro di Ilva?

“Non guardo la nazionalità dell’investitore ma la solidità del piano. Non ho la palla di vetro, posso esprimere il mio desiderio. Ritengo che non possiamo fare a meno di Ilva. Se riusciamo a spiegarla come il più grande progetto di risanamento ambientale, forse può diventare più attrattiva. Questo potrebbe essere il più grande progetto europeo di rilancio industriale e ambientale”.

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