Alcoa, dopo l’addio al Sulcis, dice addio anche a Venezia

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Alcoa, dopo l’addio al Sulcis, dice addio anche a Venezia

La multinazionale americana Alcoa, tra i leader mondiali nella produzione di alluminio, dopo aver annunciato l’inizio a fine anno del processo di dismissione degli impianti di Portovesme nel Sulcis, ha recentemente comunicato ai rappresentanti sindacali aziendali l’avvio di un percorso che porterebbe alla vendita a terzi dell’unità produttiva di Fusina a Venezia.

Fusina e’ l’ultimo sito di Alcoa rimasto in suolo italiano. Il Gruppo americano con sede a Pittsburgh, nel 1996 aveva acquisito dallo Stato italiano – per soli 220 milioni di euro – la proprietà degli stabilimenti dell’ex-Alumix (Gruppo Efim). Progressivamente Alcoa ha chiuso (o ceduto a terzi) tutti i siti produttivi esistenti in Italia che occupavano migliaia di persone: Feltre-Belluno, Bolzano, Ferrara, Latina, Modena, Mori-Trento, Spinetta Marengo-Alessandria e Frosinone, Volpino-Torino, Iglesias e Portovesme in Sardegna. E tutto ciò nonostante il nostro paese sia uno dei principali utilizzatori di prodotti in alluminio al mondo.

Il mese scorso il colosso americano dell’alluminio, dopo aver reso noto di aver raggiunto risultati trimestrali ben al di sopra delle aspettative (fatturato di 5,3 miliardi di dollari, utili di 15 centesimi per azione, rispetto ai 9 delle previsioni degli analisti), ha confermato che a inizio ottobre nasceranno due società distinte, entrambe quotate in Borsa a Wall Street.

La prima manterrà il nome Alcoa. Si concentrerà sulla produzione di bauxite e alluminio primario con circa 17 mila degli attuali 60 mila occupati nel Gruppo a livello mondiale.

La seconda si chiamerà Arconic. Con i restanti 43 mila dipendenti svilupperà i prodotti di alluminio ad alto valore aggiunto, che trovano impiego nelle attività aerospaziali, nei veicoli industriali, nell’energia (turbine a gas), nelle costruzioni civili, nell’ingegneria di precisione, nella difesa e nei settori hi-tech.

E proprio su Arconic si concentrano sia le scelte industriali più innovative della multinazionale americana, sia le aspettative di Wall Street e dei mercati finanziari. In questo disegno sembra che il laminatoio di Fusina non rientri più nel futuro dei suoi attuali proprietari.

Il laminatoio di Fusina, situato sulle rive del canale sud di fronte alla Laguna di Venezia, produce prodotti laminati in alluminio: lamiere, piastre, piastre temprate e nastri per i settori del trasporto terrestre e marittimo. A Venezia, dopo la chiusura della produzione primaria di pochi anni fa, è l’unica attività Alcoa sopravvissuta. Anche se gli occupati sono passati da circa 800 a 300.

Preoccupati per l’incertezza sul futuro dell’ultima unità produttiva dell’Alcoa in Italia, i segretari dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil di Venezia – Antonio Silvestri, Stefano Boschini e Diego Panisson – hanno scritto al ministero dello Sviluppo Economico chiedendo un «incontro urgente per discutere del percorso di riorganizzazione avviato dall’Alcoa» nel sito di Fusina. Nella loro lettera i sindacalisti veneziani informano il ministero dello Sviluppo Economico che «tale decisione viene assunta in una fase di contrazione degli ordinativi di lavoro e dei risultati economici, in un contesto di modifica dell’assetto societario che corre il rischio di mettere in discussione il sito di Fusina che occupa 300 lavoratori».

La stessa sorte di essere ceduti a terzi, o peggio di essere chiusi, e’ toccata ad altri stabilimenti di Alcoa in Francia e in Spagna. Non correrebbero questi rischi i siti produttivi esistenti in Germania, Olanda e Ungheria, mentre le attività in Arabia Saudita, dove Alcoa ha investito dal 2009 undici miliardi di dollari per un sito integrato con annessa centrale termoelettrica, sono destinate ad essere potenziate.

A cura dell’Ufficio Internazionale FIM-CISL