Sostegno Consiglio Generale FIM-CISL a sciopero generale lavoratori e solidarietà ai sindacati della Corea del Sud

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La FIM-CISL si unisce alle azioni intraprese in tutto il mondo dai sindacati affiliati alle federazioni internazionali – tra cui IndustriALL Global Union – a sostegno dello sciopero generale di oggi realizzato dai lavoratori in Corea del Sud, promosso dalla Confederazione Coreana dei Sindacati (KCTU).

Il presidente della KCTU, Han Sang-gyun sta scontando in carcere una condanna di 5 anni per aver guidato nel novembre 2015 una grande mobilitazione sindacale contro la riforma del lavoro proposta dal Governo. Manifestazione conclusa a Seul con un intervento violento della polizia con gas lacrimogeni e idranti, per disperdere le decine di migliaia di manifestanti che occupavano la principale piazza nel centro della città.

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Come rappresaglia per la lotta dei sindacati contro le decisioni del Governo, Park Geun-hye presidente della Corea del Sud, ha fatto arrestare centinaia di sindacalisti, saccheggiare decine di sedi sindacali con il pretesto della sicurezza nazionale e ha cancellato lo status giuridico dei sindacati, riportando l’orologio della storia coreana ai tempi della dittatura. Oltre 600 attivisti sindacali sono stati fermati, incarcerati e, successivamente, rilasciati solo per aver partecipato alle proteste. Ma la stessa sorte non è toccata ai 13 dirigenti sindacali rimasti in carcere perché condannati a pene di otto mesi o un anno. Cho Sung-deok, vicepresidente del sindacato coreano dei lavoratori dei servizi pubblici e dei trasporti (KPTU), giudicato insieme ad Han Sang-gyun nel luglio di quest’anno, è stato condannato a due anni.

Per il sindacalismo coreano e internazionale è venuto il momento che la presidente Park Geun-hye dia le dimissioni (vedi lettera allegata, inviata anche dalla FIM-CISL). L’attuale scandalo che ha coinvolto un suo stretto collaboratore (arrestato per truffa e abuso di potere) è solo la punta dell’iceberg. Le tangenti pagate da grandi corporation come Hyundai e Samsung Electronics a una fondazione vicina alla presidente, portano alla luce gli interessi nascosti dietro la riforma del lavoro da parte di imprese multinazionali che delle politiche anti-sindacali nel mondo (anche verso la catena dei loro sub-fornitori) ne hanno fatto una bandiera aziendale.

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In gioco nella Corea del Sud, non ci sono solo il livello di precarietà e di libertà di licenziamento (attraverso dall’iniziativa legislativa), ma la stessa libertà sindacale e il diritto dei lavoratori di poter contare con un contratto collettivo. In un rapporto sulla Corea del Sud delle Nazioni Unite sul diritto alla libertà di riunione pacifica e di associazione si affermava, riferendosi a Han Sang-gyun e agli altri dirigenti sindacali imprigionati, che “l’accusa di reati penali come l’ostruzione generale del traffico a chi partecipa o promuove assemblee e sit-in nelle piazze pubbliche e in strada, criminalizza di fatto il diritto a manifestare di forma pacifica”.

L’inizio della persecuzione da parte del Governo dei leader sindacali ha coinciso, infatti, con le grandi manifestazioni di massa nelle strade di Seul il 14 novembre 2015. Dopo questa manifestazione Han Sang-gyun si era rifugiato nel tempio buddista Jogye. Circa un mese dopo decise di consegnarsi volontariamente alla polizia, pur sapendo a quello che andava incontro.

Da quel momento in tutto il mondo si è sviluppato in crescendo, con azioni di solidarietà e un largo uso dei social network, un movimento di sostegno con i sindacati e i lavoratori della Corea del Sud, fino allo sciopero generale di oggi 30 novembre 2016.

#KoreaGeneralStrike

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