Verità per Giulio Regeni

Un grande risultato per i lavoratori metalmeccanici turchi

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Nel contesto attuale della Turchia (1), anche un semplice sciopero sindacale per un rinnovo del contratto collettivo, per di più realizzato contro l’intervento autoritario del Governo che ne impone il rinvio, assume un significato straordinario… E se, poi, la lotta dei lavoratori si conclude con un buon accordo nel giro di pochi giorni, si può e si deve – a ragione – parlare di “grande risultato”.

In primo luogo per i lavoratori metalmeccanici scesi in sciopero nelle aziende elettromeccaniche appartenenti ai gruppi multinazionali (ABB, General Electric e Schneider), largamente presenti anche in Italia e, secondariamente, per Birleşik Metal-Iş e per tutto il sindacalismo e la società civile turca. Un segno di speranza e di nostalgia rivolta al futuro, in un paese schiacciato tra terrorismo e derive totalitarie… Come sosteneva Martin Luther King “Labor Rights are Civil Right”, i diritti sindacali sono diritti civili.

… È stato estremamente importante che sulla difesa del diritto di sciopero e della libera contrattazione collettiva tra le parti sociali, alla posizione Non riconosciamo il divieto di sciopero e proseguiremo con la nostra lotta espressa dal Comitato Esecutivo di Birleşik Metal-Iş (il sindacato metalmeccanico affiliato a industriAll Europe e a IndustriALL Global Union titolare della rappresentanza contrattuale nelle aziende coinvolte dallo sciopero), si è unita la Dichiarazione di Pevrul Kavlak, Türk Metal-Iş , presidente del sindacato Türk Metal-Iş (non ancora affiliato al sindacato europeo e internazionale) e segretario generale di Türk-Iş, la più grande confederazione sindacale turca.

Nella settimana prima uno sciopero pianificato – sempre da Birleşik Metal-Iş – all’acciaieria Asil Celik di Bursa, era stato giudicato “pregiudizievole per la sicurezza nazionale” e cancellato all’ultimo momento il 18 gennaio. Secondo l’ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro), la sistematica e continua cancellazione da parte del Governo turco degli scioperi annunciati, con il pretesto che questi rappresenterebbero un pericolo per la sicurezza nazionale, è una grave violazione dei principi di libertà di associazione.

Ma cosa c’è di cosi straordinario che vale la pena raccontare su quanto successo in questi giorni in Turchia? In fondo poco più di 2.200 lavoratori che scioperano non è un evento eccezionale. Il fatto eccezionale è che questi lavoratori, occupati in 13 unità produttive di Schneider, General Electric e ABB, abbiano deciso il 20 gennaio 2017 di scendere in sciopero ad oltranza a sostegno del negoziato sindacale per il rinnovo del contratto, nonostante il Governo di Erdogan avesse promulgato un decreto che rinviava di 60 giorni lo sciopero, proibendolo di fatto.

Solo il 23 gennaio, nel giorno in cui i sindacati prendono un’esplicita posizione a difesa del diritto di sciopero dei lavoratori, ad Ankara si tessono le fila del dialogo tra i rappresenti di Birleşik Metal-Iş e di EMIS (l’associazione delle imprese elettromeccaniche) con la mediazione del Ministero del Lavoro.

La ripresa dei negoziati, con un miglioramento sostanziale delle disponibilità da parte delle imprese sia sulle richieste salariali, sia sulle prestazioni sociali, porta nel giorno successivo al seguente accordo:
• aumento di 1,2 lire turche (0,32 dollari Usa) + 7 per cento del salario orario per i primi 6 mesi dell’accordo (mediamente è un aumento del 18,5 per cento). Nei seguenti 12 mesi l’aumento sarà pari alla crescita dell’inflazione + un uno per cento in termini reali;
• la durata dell’accordo sarà di 2 anziché 3 anni;
• aumento del 27 per cento delle prestazioni sociali;
• le ore ore straordinarie durante le festività religiose saranno pagate il 200 per cento;
• congedo pagato il giorno internazionale dei disabili;
• assicurazione sanitaria privata per tutti i lavoratori in ABB.

Il segretario generale di Birleşik Metal İş, Özkan Atar, ha detto:
“Durante molti anni i lavoratori non hanno potuto esercitare in Turchia il loro diritto di sciopero, perché il Governo ha proibito quasi tutti gli scioperi con la motivazione che erano una minaccia per la sicurezza nazionale e per l’ordine pubblico. Al non accettare il divieto i lavoratori hanno corso un rischio enorme, in quanto queste grandi imprese elettromeccaniche li hanno minacciati di licenziamento per sciopero illegale. Ma i nostri iscritti non si sono sottomessi alle minacce e hanno stabilito una nuova via per i lavoratori. Hanno riconquistato il diritto di sciopero per tutta la classe operaia della Turchia”.

Luc Triangle, segretario generale di industriAll Europe, congratulandosi con Birleşik Metal-Iş e con tutti i lavoratori che hanno sostenuto i negoziati collettivi per garantire migliori condizioni di lavoro, ha affermato che: “la determinazione con la quale hanno condotto una lotta contrattuale cosi insidiosa si è trasformata in una storia di successo per tutti noi”.

Felicitandosi con Birleşik Metal İş e con i suoi iscritti, il segretario generale di IndustriALL Global Union, Valter Sanches, ha dichiarato:
“Hanno mostrato che mediante la mobilitazione e non cedendo alle minacce e alle intimidazioni, è possibile vincere. Questo è un importante esempio per tutti noi. Le imprese multinazionali devono rispettare le leggi internazionali sulla libertà di associazione e sui diritti dei lavoratori, in qualsiasi luogo operano e non solo quando sono obbligate a farlo”.

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NB: I documenti allegati accessibili tramite i link esistenti nell’articolo sono stati tradotti dall’inglese da Alvise Ferronato della Fim-Cisl di Vicenza

(1) La Turchia si prepara ad avere un presidente dai poteri illimitati