Fim Cisl Congresso 2017

Corea del Sud, vittoria dei sindacati!

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Gli affiliati a IndustriALL Global Union in Corea del Sud hanno celebrato la decisione della Corte Costituzionale di destituire la presidente Park Geun-hye per la sua partecipazione agli scandali di corruzione.

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Le numerose manifestazioni di massa, guidate dagli affiliati a IndustriALL Global Union e alla Confederazione Coreana dei Sindacati (KCTU), sono state un fattore chiave nella decisione presa dal Parlamento coreano di cassare la presidente Park. Decisione confermata dai giudici lo scorso 10 marzo. Nella capitale, Seul, la gente si è riunita nelle strade per seguire in diretta in grandi schermi il procedimento penale e, sabato 11 marzo, c’è una immensa manifestazione di appoggio alla decisione del tribunale.

Un portavoce del Sindacato dei Lavoratori Metalmeccanici della Corea ha dichiarato:
“Dopo mesi di protesta pubblica, con manifestazioni di massa ogni fine settimana e un processo giudiziario interminabile, siamo contenti che la Corte Costituzionale abbia pronunciato all’unanimità il verdetto di impeachment. […] IndustriALL e i suoi affiliati in tutto il mondo hanno appoggiato i sindacati coreani nella loro richiesta di allontanare la Park, in quanto durante il suo mandato si sono incarcerati sindacalisti, si sono assaltate le sedi sindacali e con le sue politiche del lavoro si sono attaccati i diritti fondamentali dei lavoratori”.

Reagendo alla decisione del tribunale, il segretario generale di IndustriALL, Valter Sanches, ha affermato:
“Ci congratuliamo con i nostri sindacati affiliati per aver portato a conclusione un’incessante campagna per destituire la presidente Park. Estendiamo il nostro ringraziamento ai molti nostri affiliati nel mondo intero che hanno assunto iniziative di appoggio alla lotta delle/dei nostre/i compagne/i coreane/i. Una volta allontanata Park, chiediamo a chi gli succederà di liberare subito i sindacalisti incarcerati e di rispettare i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL”.

I sindacati in Corea chiedono che si riformi il corrotto sistema nepotistico-familiare delle imprese, conosciuto come chaebols, che dominano nella politica e negli affari economici del paese.

Un portavoce della KCTU ha dichiarato:
“La decisione del tribunale dimostra che la lotta organizzata per i sindacati era giusta. La KCTU chiederà adesso al nuovo Governo che liberi a tutti i sindacalisti incarcerati e compia con gli obblighi della Corea con le norme internazionali del lavoro e i diritti sindacali”.

Il presidente della KCTU, Han Sang-gyun sta scontando tre anni di prigione per aver guidato uno sciopero generale contro la Park.

La Park, come semplice cittadina, deve ora affrontare le accuse penali in relazione agli scandali di corruzione. Samsung, Hyundai e altri potenti Corporation coreane sono accusate di aver pagato enormi tangenti a fondazioni controllate dall’amico intimo della Park, Choi Soon-sil.

Sulla corresponsabilità delle imprese multinazionali coreane leggere le puntuali dichiarazioni del segretario generale della FIM-CISL, Marco Bentivogli, pubblicate dall’Agenzia di Stampa “Dire“:

Sud Corea, Bentivogli (Fim-Cisl)- “Ma non salviamo le multinazionali”

IndustriALL ha appoggiato decisamente le ragioni dei sindacati coreani durante il Governo della Park, con numerose missioni di solidarietà. Nel novembre del 2016, IndustriALL ha marciato con un milione di coreani rivendicando i diritti sindacali e la democrazia e il suo segretario generale, Valter Sanches, ha parlato davanti a una moltitudine di centinaia di migliaia di persone in una manifestazione organizzata dal Sindacato dei Lavoratori Metalmeccanici della Corea.

Alla luce della risoluzione approvata dall’ultimo Congresso mondiale di IndustriALL nell’ottobre del 2016, i sindacati affiliati hanno appoggiato lo sciopero generale in Corea del 30 novembre, con azioni davanti le ambasciate della Corea del Sud, l’invio di lettere di protesta alla Park, flash mob e manifestazioni di solidarietà con i sindacalisti coreani attraverso le reti sociali.

La Corea del Sud ha adesso 60 giorni per eleggere il nuovo presidente.

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