Fim Cisl Congresso 2017

Primo maggio. In memoria dei martiri di Chicago e della lotta per le 8 ore

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E’ il 4 maggio 1886. A Chicago, in Haymarket Square, ventimila lavoratori accorrono al comizio promosso dalle associazioni sindacali in solidarietà con gli operai in sciopero. E in risposta alle violenze della polizia. In quei giorni i lavoratori americani sono in lotta per conquistare la giornata di otto ore. In molte aziende l’accordo storico è stato già raggiunto. In altre i padroni si rifiutano di negoziare. Ma i lavoratori di queste fabbriche non sono lasciati soli.

Il giorno prima, durante un picchetto, la polizia aveva sparato sui manifestanti per disperderli uccidendo quattro lavoratori. Nell’aria c’è molta tensione. Sul palco i leader operai e anarchici che prendono la parola, Spies, Parsons e Fielden, trasmettono fermezza e tranquillità. Fielden sta terminando il comizio. All’improvviso un boato. E’ una bomba. L’ignoto che l’ha lanciata su un gruppo di poliziotti si dilegua. Il poliziotto Mathias J. Degan muore all’istante. Si scatena il caos. La polizia spara sulla folla all’impazzata. Undici morti e centinaia di feriti.

Parte subito una campagna diffamatoria, orchestrata da istituzioni e media, contro lavoratori e sindacati. I principali leader del movimento operaio, gli anarchici August Spies, Samuel Fielden, Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe sono arrestati. Albert Parsons riesce a fuggire. Ma quando inizia il processo, in segno di solidarietà con i suoi compagni, si consegna alla polizia. E va a sedere sul banco degli imputati. Un raro esempio di etica della responsabilità.

Nonostante non ci sia alcuna prova di colpevolezza nei loro confronti i processo si conclude con 7 condanne a morte e una condanna a 15 anni per Oscar Neebe. L’accusa nei loro confronti è cospirazione e incitamento alla violenza. Colpendo gli anarchici, che avevano dato forza e coscienza alle lotte dei lavoratori, si voleva sconfiggere il nascente movimento sindacale.

Adolph Fischer, August Spies, George Engel e Albert Parsons vengono impiccati l’11 novembre del 1887. Louis Lingg si suicida in carcere il giorno prima dell’esecuzione. A Samuel Fielden e Michael Schwab la pena è stata commutata nell’ergastolo. Nel 1893 il governatore dell’Illinois, John Peter Altgeld, concede a loro e a Oscar Neebe la grazia. In seguito sono tutti riconosciuti innocenti.

La sentenza definitiva non restituisce la vita a cinque di loro. Il loro unico crimine è aver professato le loro idee anarchiche. Aver amato la libertà, l’uguaglianza e la fraternità. Aver donato la loro vita. “Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!” . Le ultime parole pronunciate da Spies prima di morire, suonano profetiche.

1889, sono passati solo due anni dalla loro morte. Il 20 luglio a Parigi si conclude il congresso della 2^ Internazionale dei lavoratori. Partecipano delegati, provenienti da tutto il mondo. Rappresentano sia associazioni sindacali, sia partiti operai e socialisti. Diverse sono le tendenze e le opinioni politiche. Ma su una cosa si trovano tutti d’accordo. “Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del congresso di Parigi”.

E in memoria dei “Martiri di Chicago” e dei fatti di Haymarket Square si sceglie la data del primo maggio. Quel giorno inizia la lotta globale per la riduzione dell’orario di lavoro. L’obiettivo storico lanciato dai sindacati australiani nel 1856 diventa la bandiera di tutti: 8 ore per il lavoro, 8 ore per il tempo libero, 8 ore per il riposo.

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Walter Crane, The Anarchists of Chicago (1894)