Fim Cisl Congresso 2017

Venezuela: la Alianza Sindical Independiente dice NO all’Assemblea Costituente

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L’articolo originale di Didier Blain è pubblicato in francese nel sito web della CFDThttps://www.cfdt.fr/portail/actualites/international/europe/venezuela-l-alliance-syndicale-independante-dit-non-a-l-assemblee-constituante-srv2_486653

La versione in italiano, qui pubblicata, è stata tradotta da Gianni Alioti, responsabile dell’Ufficio Internazionale della FIM-CISL.

Nei giorni scorsi a Parigi si è tenuto un colloquio sulla situazione del Venezuela per iniziativa della CFDT. È stato invitato il presidente della Alianza Sindical Independiente (ASI) del Venezuela, che CFDT e CISL sostengono dopo la sua creazione. Ha spiegato la gravità della situazione in cui si trovano i lavoratori del suo paese e le sue inquietudini sull’avvenire.

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«Voglio esprimere tutta la mia ammirazione per gli uomini coraggiosi che s’impegnano per la democrazia sociale in quei paesi dove la lotta è molto pericolosa». Laurent Berger ci teneva, con queste parole, a salutare Carlos Navarro, il presidente della Alianza Sindical Independiente (ASI) del Venezuela, presente a Parigi su invito della CFDT per un colloquio sulla situazione nel suo paese.

Il paese alla «dieta Maduro»

La CFDT (n.r. e la CISL) sostengono questa organizzazione dopo la sua creazione nel dicembre 2015. L’ASI ha sempre rifiutato le ideologie che si scontrano all’interno del paese: da un lato quello pro-Maduro e dall’altro quelle di opposizione. Queste hanno fatto 3.000 feriti, 75 morti e un migliaio di arresti negli ultimi mesi.
Invece l’ASI organizza i lavoratori indipendentemente delle loro scelte politiche: i «chavisti» coabitano con gli oppositori al regime di Maduro nel seno dell’ASI.

L’ASI difende in primo luogo gli interessi gravemente minacciati di tutti i lavoratori. Un’inflazione del 500 per cento nel 2016 e un salario minimo di 29,55 US$ , fanno di un paese – seduto su un mare di petrolio – uno con la peggiore redistribuzione del reddito al mondo. Le cifre ufficiali mostrano che con due salari minimi e due tickets alimentari per mese, una famiglia può vivere per 16 giorni. Fino alla fine del mese, è quello che i venezuelani chiamano «la dieta Maduro». L’economia informale è cresciuta di oltre il 50 per cento nel corso degli ultimi anni, a coronamento del triste record tra i paesi dell’America del Sud. «Inoltre, sette leggi in vigore criminalizzano l’azione sindacale, rendendo molto pericoloso – se non impossibile – l’organizzarsi in sindacato e l’esercizio del diritto di sciopero», denuncia Carlos Navarro.

L’aggravarsi delle violenze è preoccupante

Ma per il dirigente sindacale, il peggio deve ancora avvenire. Per ridurre ogni forma d’opposizione, Nicolas Maduro ha convocato per il 30 luglio un’assemblea costituente incaricata di redigere una Costituzione «a sua misura». «L’ASI ha rifiutato di partecipare, in quanto la modalità di designazione dei rappresentanti in questa assemblea – da parte del Ministero Pubblico – non è legale», afferma Carlos Navarro. Tutte le organizzazioni democratiche, compresa l’ASI, chiedono alla comunità internazionale di fare pressione al fine di sospendere l’organizzazione di questa assemblea costituente. «Se lo scopo della riforma è impedire tutte le forme di rappresentanza dell’opposizione, avverte Carlos Navarro, si potrebbe temere un grave crescita delle violenze».

Aspettando, la continuità delle manifestazioni contro Maduro e, altresì, la repressione. Il 19 giugno, ancora una volta, la Guardia nazionale ha ucciso un manifestante, di soli 17 anni, portando a 76 il numero dei morti dopo l’inizio delle manifestazioni. L’opposizione reclama le dimissioni del presidente e chiede l’organizzazione di nuove elezioni presidenziali, alle quali Maduro resta sordo. Il Venezuela ha appena lasciato la conferenza dei paesi dell’Organizzazione degli Stati d’America (OEA), che ha iniziato ad abbandonare il presidente venezuelano.

Giuseppe Iuliano responsabile internazionale della CISL, la confederazione italiana più prossima alla CFDT, presente al colloquio di Parigi, ha sostenuto la presa di posizione dei Governi italiano e spagnolo, che stanno facendo pressione su Maduro affinché sospenda l’organizzazione della sua assemblea costituente. Il nuovo governo francese farà lo stesso?

Per sua parte, Yvan Ricordeau, segretario nazionale della CFDT incaricato per le relazioni internazionali ha già scritto all’Ambasciatore del Venezuela a Parigi per chiedere l’apertura di un canale umanitario, per il rispetto del diritto a manifestare, per l’apertura di un’inchiesta sulle violenze e le persone assassinate e per ristabilire il dialogo con l’opposizione. La lettera è rimasta senza risposta. «La CFDT intende proseguire la cooperazione avviata con l’ASI e apportare un aiuto concreto, ha ricordato il segretario nazionale. Noi vogliamo, altresì, continuare a parlare del Venezuela e a far riconoscere l’ASI sul piano internazionale, come l’abbiamo fatto accompagnandolo alla Conferenza Internazionale del Lavoro (dell’ILO) a Ginevra, dove al momento non ha ancora diritto di avere un seggio».

Quale soluzione politica? 

Ugualmente presenti a questo colloquio, Geneviève Garrigos di Amnesty International e Andreina Mujica, giornalista venezuelana che vive in Francia, hanno confermato la situazione umanitaria drammatica in cui si trova il paese. La prima ha segnalato che i casi di arresti arbitrari, di giustizia “sbrigativa”, di torture all’interno del paese sono sempre più frequenti. La seconda ha riferito di aver intimato, mediante una lettera apparsa il 30 maggio sul quotidiano Libération indirizzata a suo fratello Ambasciatore del Venezuela a Parigi (e dunque pilastro del regime), di prendere posizione in favore della democrazia. Alla fine lui gli ha risposto con queste parole, che la dicono lunga sulle possibilità di uscire in modo politico e pacifico da questa crisi: «Non scrivermi più».

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