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MENO FIGHETTI PIU’ OPERAI. LA SINISTRA SECONDO BENTIVOGLI – Il Venerdì, 31 agosto 2018

Marco Bentivogli B-N

MENO FIGHETTI PIU’ OPERAI. LA SINISTRA SECONDO BENTIVOGLI

Il Venerdì (la Repubblica) – 31 agosto 2018 di Fiammetta Cupellaro

Il Pd? Cambi brand. Il sindacato? unico è meglio. A cena con? Sanders. Il metalmeccanico più blandito del momento dice la sua. Anche su chi sarà

Lo cercano, lo invocano, lo indicano come il “papa straniero” che potrebbe guidare il centrosinistra della rivincita. E Marco Bentivogli, 48 anni, capo dei metalmeccanici della Cisl, ha già parole e toni da leader. “Il Pd? Se il brand non funziona più bisogna cambiarlo”, dice, mentre una scorta di tre agenti lo protegge al tavolo di un bar sull’Adriatico marchigiano. Suo padre Franco, negli anni Settanta, è stato come lui segretario dei metalmeccanici (“a casa c’era spesso Pierre Carniti, sono cresciuti a pane e sindacato”), ed è orgoglioso di raccontare la giovinezza da pony express (“all’epoca avevamo addirittura meno tutele dei dipendenti di Foodora”). Sposato, una figlia di otto anni, ha litigato spesso sia con l’x leader della Fiom Maurizio Landini sia con il capo della lega Salvini.

Allora Bentivogli, è pronto a rifondare il centrosinistra?

“Ora sto bene dove sto. Ma offro al Pd un consiglio non richiesto. Deve aprirsi con generosità. La sinistra è scollegata dal mondo. Trionfa la politica dei fighetti di sinistra. Quelli che non condividono il destino di chi dicono di difendere. Stanno più al Circolo canottieri Aniene che nei circoli operai. E si continua così anche dopo la batosta del 4 marzo”.

Renzi voleva rottamare la vecchia classe dirigente, lei i nuovi snob.

“Bisogna chiudere con il passato, ma non mi è mai piaciuta la parola rottamare. Evoca un nemico. Oggi i veri rottamati sono i giovani. Ci sono tre milioni 400 mila disoccupati. Come dice papa Francesco, negare il lavoro ai giovani è un peccato sociale”.

Il Jobs Act di Renzi non è servito?

“Il Jobs Act è stato solo un tentativo. E va rivisto. Fossi stato in lui, non sarei partito da lì ma dalle politiche dell’industria. Oggi il paese, tra burocrazia, costi dell’energia, infrastrutture, è anti industriale. Renzi voleva passare alla storia, invece il Jobs Act non è stato redditizio neanche politicamente. E il Paese aspetta ancorala vera riforma del lavoro. Tanto per farci un idea: abbiamo la quota di lavoro nero maggiore di tutta l’Unione Europea”.

Vi sentite con Renzi?

“E’ normale interloquire con lui, anche se nell’ultimo periodo al governo si era arroccato. Non è stato capace di fare squadra con i migliori mondi vitali del nostro Paese, l’imprenditoria, l’associazionismo e i sindacati, che potevano aiutarlo. Ha trattato tutti i sindacati allo stesso modo, generalizzando. Alla fine è rimasto solo.

Lei si sente e si definisce di sinistra?

“Vengo dalla sinistra radicale. Da ragazzo o partecipato al movimento studentesco della Pantera. Ma oggi sono saltate tutte le coordinate che definiscono destra e sinistra. Serve una nuova mappa dei valori. Se devo scegliere se chiudere una fabbrica e sentirmi per questo di sinistra, preferisco pensare ad altre categorie. La sinistra ha cominciato a perdere con l’accordo di Pomigliano”.

Lì i sindacati si sono spaccati.

“Siamo fermi al novecento. In Fca ci sono sette sigle sindacali: il coordinamento è difficile. Al massimo i sindacati devono essere due. Negli Stati Uniti e in Germania il sindacato è unico”.

Maurizio Landini, l’ex capo della Fiom, sarebbe d’accordo?

“Ci siamo scontrati spesso. Ma non ha mai accettato un confronto con me, proprio come adesso Di Maio e gli altri leader dei Cinquestelle. La nostra visione è completamente diversa. Però da quando non è più leader della Fiom andiamo più d’accordo di prima”.

Potrebbe diventare il leader della Cgil.

“Non so se gli faccio un favore a dirlo, mi sembra però complicato per i metalmeccanici scalare le confederazioni in questo periodo”.

Intanto nei talk show non si parla più di fabbriche e operai.

“E’ come se la classe operaia fosse sparita. Non se ne parla più. Neppure nel cinema, nella letteratura. Con il Politecnico di Milano abbiamo condotto un’indagine per studiare la vita nelle fabbriche: nessun giornale ha pubblicato i risultati”.

E allora la formula giusta per ripartire qual è? Il Piano industriale per il Paese, il documento che ha scritto con l’ex ministro Carlo Calenda?

“Guardi che contro Calenda ho organizzato tre scioperi per il caso dell’Ilva di Taranto. La situazione sta peggiorando e nessuno, a parte la Cisl, osa anche solo pronunciarla la parola sciopero, con questo governo. Non prendo lezioni di autonomia da nessuno. Non ho paura di presentarmi nelle fabbriche con quel documento che nasce dalla collaborazione con un ex ministro e non con un altro sindacato. Bisogna dare una prospettiva, un orizzonte. Non fare gli impresari della paura. Dire che la crisi è nata a causa della globalizzazione e della digitalizzazione vuol dire mentire ai lavoratori. Per questo ho ricevuto minacce e da dicembre vivo con la scorta. A mia figlia ho dovuto dire che sono amici di papà, per non spaventarla. Ma ha capito”.

E il sindacato? Ha sbagliato tutto?

“Il populismo sindacale ha favorito il populismo politico. Ora l’opposizione non c’è, il Pd è immobile e tutto questo rende forte l’asse Di Maio-Salvini. L’opposizione è afona, sembra un pugile suonato”.

Consigli per costruire l’opposizione?

“Creare gruppi dirigenti in grado di ricostruire i legami sociali. Oggi la gente si guarda in cagnesco. Bisogna ridare speranza e fiducia. Vedo invece che si naviga tra finte rassicurazioni e nuove paure”.

Chi c’è nel Pantheon politico?

“Pierre Carniti, mio padre e don Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas diocesana di Roma”.

Quanto è importante la Chiesa per la formazione di un politico?

“Sono un cattolico praticante. Mai fatto mistero di questo, ma neanche ostentazione. E’ necessario guardare a quello che sta accadendo nelle diocesi. Il cardinale Gualtiero Bassetti, capo della Cei, sta puntando sulla formazione. Dovremmo imparare, tornare alle vecchie scuole di formazione politica…”.

Con chi uscirebbe a cena per parlare di politica?

“Con Bernie Sanders, l’indipendente democratico americano. Non abbiamo le stesse idee, ma è coraggioso, leale. Un combattente”.

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