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PrologoItalia – “la Repubblica” 29 ottobre 2018

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#PrologoItalia

di Leonardo Becchetti, Marco Bentivogli, Mauro Magatti, Alessandro Rosina 

la Repubblica, 29 ottobre 2018

 

Caro direttore. La nave Italia sta viaggiando nella direzione sbagliata. Trasformare la rabbia diffusa in odio può dare la sensazione di alleviare i problemi. Affermare che l’Italia può fregarsene delle compatibilità internazionali è un inganno che sarà pagato caro. Immaginare che la crescita si ottenga semplicemente aumentando il debito e alimentando i consumi è una illusione pericolosa. Più presto il paese uscirà da questa fase onirica, meglio sarà. Sono tre le piste principali su cui lavorare. Crescita economica e sviluppo sociale devono tornare a marciare insieme. Per mettere il passato alle spalle, la vera svolta è passare dalla irresponsabilità diffusa alla partecipazione costruttiva. Non dobbiamo aver paura di darci traguardi ambiziosi: aspirare ad una società dove ciascuno (incluso chi oggi è ai margini) sia messo in condizione di dare il proprio contributo per migliorare l’esistente, sentendosene responsabile. Il valore va prima di tutto creato e poi redistribuito, in una logica dinamica e virtuosa che attribuisca alla redistribuzione una funzione di investimento mirato sia alla riduzione delle diseguaglianze che alla produzione di nuovo valore e maggior benessere. In un Paese che invecchia il rapporto tra tradizione e innovazione va ristabilito investendo nei giovani e nelle loro potenzialità, senza relegarli in panchina con politiche paternalistiche e assistenzialistiche. Solo ciò che migliora oggi la capacità di essere e fare delle nuove generazioni porta ad un futuro comune migliore. Non si esce dalla crisi semplicemente immaginando che l’economia sia una macchina da rendere efficiente. La sfida che abbiamo davanti è realizzare un modello di crescita sostenibile per un passo in avanti sul piano culturale e spirituale. E raccordare meglio mezzi e fini, efficienza e inclusione, innovazione e umanizzazione, individuo e collettività, realizzando una crescita di qualità, attributo che è delle persone e delle comunità. Per questo non ci sarà nessuna nuova stagione senza mettere al centro la formazione, la scuola, il lavoro. Dove anche il welfare sia visto come investimento sociale e abilitante. Lo scopo di questo intervento è quello di innescare processi e suscitare alleanze tra le tante forze positive che già operano nel Paese. Forze, autonome dai partiti politici, dei mondi vitali dell’impegno sociale, educativo, civile, che sono oggi disperse e che rischiano di finire sommerse dall’onda alta del populismo. Non servono manifesti e cartelli politici, è venuto il momento di associare queste forze in uno sforzo comune. Serve un passo avanti per uscire dal “ricatto di breve termine”: tutto ci dice che i progetti umani con un orizzonte corto sono inefficaci e finiscono per essere dannosi. Invece che promesse mirabolanti o imperativi categorici, il Paese a cui pensiamo lavora per unire visione e competenza, innovazione e inclusione, audacia e saggezza, sogno e concretezza. Ricominciamo da qui. Insieme.

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