Cronologia Congressi

CRONOLOGIA DELLA FIM ATTRAVERSO I CONGRESSI NAZIONALI

La data di nascita ufficiale della Fim è quella del 1° congresso statutario del 1951. Ma la Fim già era in vita da più di un anno sia come sigla (marzo 1950) che, soprattutto, come organizzazione che si andava costruendo tra mille difficoltà in tutto il paese, dopo la drammatica frattura avvenuta nel 1948 nella Cgil unitaria tra la componente socialcomunista e le altre, che finirono con l’aggregarsi nel 1950 nella Cisl e nella Uil.

Cominciamo dal “prologo” del 1950.

Milano, 30 marzo 1950. Si forma la Fim

I rappresentanti di Fillm e Silm-Fil, due organizzazioni di lavoratori metalmeccanici sorte con la rottura dell’unità, concludono un accordo di unificazione per costituire un unico sindacato dei metalmeccanici, che prende il nome di Federazione italiana metalmeccanici: è la Fim , che aderisce alla Cisl, la quale si costituisce con l’assemblea tenuta a Roma un mese dopo, il 30 aprile 1950.

La Segreteria nazionale provvisoria (in attesa del primo congresso) è composta da Franco Volontè (segretario generale), Franco Gervasoni, Paolo Pomesano, Armando Sabatini, Luigi Zanzi.

 

Genova, 12-14 ottobre 1951. 1° congresso nazionale

È il congresso di fondazione, nel quale si riflette una situazione pesantissima, caratterizzata dalla difficile situazione economica e sociale del paese e dall’aspro conflitto con la Fiom-Cgil , aggravato da frequenti episodi di intolleranza.

La segreteria nazionale è composta da Franco Volontè (segretario generale), Paolo Pomesano, Armando Sabatini, Luigi Zanzi.

 

Torino, 30 ottobre-1° novembre 1954. 2° congresso nazionale

In primo piano i problemi organizzativi del giovane sindacato, i conflitti persistenti con la Cgil , le difficili condizioni dei lavoratori nella fase di ricostruzione industriale (redditi bassi, disoccupazione).

La segreteria nazionale è composta da Franco Volontè (segretario generale), Paolo Pomesano, Luigi Zanzi.

 

Milano, 4-6 gennaio 1959. 3° congresso nazionale

L’accento è posto sulla formazione dei quadri e il rafforzamento dell’organizzazione in fabbrica. Si discute dell’imminente rinnovo contrattuale, che si prospetta difficile: la firma, dopo mesi di conflitto, avverrà solo nell’autunno di quell’anno.

È confermata la segreteria precedente.

Alla fine degli anni Cinquanta e agli inizi dei Sessanta la scena sindacale si anima, una forte conflittualità caratterizza il settore metalmeccanico. Dentro la Fim si affacciano nuovi quadri e dirigenti, formati alla scuola Cisl di Firenze, e di conseguenza una cultura sindacale innovatrice e combattiva. Cominciano a svilupparsi iniziative unitarie, specie in Lombardia.

 

Bergamo, 30 marzo-1° aprile 1962. 4° congresso nazionale

È un congresso cruciale, di svolta, attraversato da forti tensioni. Sono messe in discussione la gestione e le linee politiche precedenti. In primo piano è la richiesta del riconoscimento delle rappresentanze sindacali aziendali come agenti di contrattazione.

Restano in segreteria Franco Volontè (riconfermato segretario generale) e Luigi Zanzi, entra Giambattista Cavazzuti esponente della “nuova generazione”. Pochi mesi dopo il congresso, nel Comitato direttivo del 23-24 novembre 1962, Volontè è dimissionario e, a suggellare la svolta, viene eletto segretario generale Luigi Macario. Cavazzuti e Zanzi vengono confermati in segreteria. In un successivo Comitato direttivo del 23 febbraio 1963 si aggiungono in segreteria Nino Pagani e Raoul Valbonesi, anch’essi esponenti delle nuove leve di quadri. Il rinnovamento del gruppo dirigente è completato.

Gli anni Sessanta vedono la rinascita dell’iniziativa sindacale. Il contratto metalmeccanici del 1963 riconosce il diritto alla contrattazione aziendale. La Fim sviluppa un’intesa attività formativa, per attrezzare i suoi quadri e attivisti a tutti i livelli ad affrontare e gestire le nuove conquiste. Si estendono le iniziative unitarie. Dal 9 all’11 ottobre 1964 si tiene a Novara la prima assemblea organizzativa nazionale della Fim, nella quale sono messi a punto i motivi innovatori della Fim: unità, autonomia, democrazia nel sindacato, ruolo delle rappresentanza di fabbrica, ruolo del sindacato per lo sviluppo democratico del paese.

 

Brescia, 14-16 marzo 1965. 5° congresso nazionale

Sono affrontati in particolare i problemi e le difficoltà che incontra la contrattazione integrativa in azienda, conquistata con il contratto del 1963. Si insiste sulla ricerca dell’azione unitaria e sull’autonomia. Emergono forti critiche al governo di centrosinistra e anche alla posizione attendista della confederazione.

In segreteria nazionale, accanto a Macario, confermato segretario generale, Cavazzuti, Valbonesi e Pagani (Zanzi è uscito), entrano Pierre Carniti e Franco Castrezzati.

I secondi anni Sessanta vedono l’intensificarsi dell’iniziativa sindacale, anche se il contratto del 1966 pare segnare un battuta d’arresto (importanti dirigenti della Fim esprimono aperto dissenso sulla conclusione contrattuale). La Fim preme l’acceleratore sull’unità e sull’autonomia: è aperta, e in breve sarà vittoriosa, la battaglia dentro la confederazione per l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche. Nello stesso tempo accentua i suoi contenuti egualitari e libertari. Sono gli anni cruciali 1968 (“anno degli studenti”) e 1969 (“autunno caldo” degli operai). Il contratto del 1969 mette a segno importanti conquiste (settimana di 40 ore, nuovi diritti sindacali, consistenti aumenti salariali), dopo una mobilitazione straordinaria che farà storia (28 novembre 1969: oltre centomila metalmeccanici a Roma, con comizi a Piazza del Popolo dei segretari generali di Fim, Fiom e Uilm Macario, Trentin e Benvenuto).

 

Sirmione, 12-15 giugno 1969. 6° congresso nazionale

Ha largo spazio l’elaborazione dei contenuti delle rivendicazioni per l’imminente vertenza contrattuale, che di lì a poco (luglio 1969) troveranno conferma nella piattaforma unitaria Fim, Fiom, Uilm. Si accentua la pressione per una nuova cultura sindacale e politica maturata dal basso attraverso la partecipazione diretta dei lavoratori.

È confermata la segreteria precedente. Nel successivo Consiglio generale (settembre 1969) ritorna in segreteria nazionale Carniti, dopo una parentesi di impegno in confederazione, ed entra Pippo Morelli. Esce Valbonesi.

Nei primi anni Settanta si accelera il processo verso l’unità sindacale, che però si arresta alla formula di un patto federativo tra Cgil, Cisl e Uil (estate 1972). I metalmeccanici, che già intravedevano l’unità organica almeno nella propria categoria, si aggregano nella Federazione dei lavoratori metalmeccanici, Flm.

In quegli anni si concludono due importanti contratti: quello dell’aprile 1973 (inquadramento unico, 150 ore) e quello del 1° maggio 1976 (diritti di informazione).

 

Milano, 19-20 maggio 1972. 7° congresso nazionale straordinario

È il congresso nel quale la Fim decide all’unanimità di sciogliersi in vista dell’unità organica con Fiom e Uilm, ritenuta imminente. Ma, come sappiamo, questa unità non si farà e ci si fermerà alla formula federativa della Flm.

Nel frattempo la segreteria nazionale, attraverso successive riunioni degli organismi, si è così configurata: Pierre Carniti (eletto segretario generale nel Consiglio generale di aprile 1970), Franco Bentivogli, Rino Caviglioli, Alberto Gavioli, Pippo Morelli, Alberto Tridente.

 

Bergamo, 31 maggio-3 giugno 1973. 8° congresso nazionale

Si parla del rinnovo contrattuale, appena conquistato, e si pongono i problemi di un recupero dell’identità di organizzazione, di fronte ai primi segni di degenerazione dei rapporti unitari.

La segreteria è composta da Carniti (generale), Bentivogli, Gavioli, Morelli, Tridente.

 

Montecatini, 23-26 aprile 1977. 9° congresso nazionale

Forte messaggio unitario e pressione a proiettare sul territorio le esperienze democratiche sviluppate in fabbrica. La Fim si esprime per mantenere in Cisl, in vista del congresso confederale, la contrapposizione che si è formata tra due “tesi”: nessun accordo, ci si deve contare. Al congresso confederale nazionale (Roma, giugno 1977) vincerà la tesi sostenuta dalla Fim, facente capo a Macario che diviene segretario generale confederale e avrà accanto a sé, come “aggiunto”, Pierre Carniti, passato in confederazione dal 1974.

La segreteria è composta da Franco Bentivogli (segretario generale dal Consiglio generale di Modena del settembre 1974), Gianni Bon, Rino Caviglioli, Raffaele Morese, Alberto Tridente, Luigi Viviani.

Nel dicembre 1977 duecentomila metalmeccanici manifestano a Roma per le riforme, malgrado l’opposizione delle confederazioni e del Pci, che sostiene dall’esterno il governo di “solidarietà nazionale”. Il 1978 è l’anno della piattaforma dell’Eur. Nel luglio 1979, dopo sei mesi di aspri conflitti, si chiude un contratto che ha al centro la rivendicazione della riduzione dell’orario di lavoro, sostenuta soprattutto dalla Fim. Si acuiscono i problemi del terrorismo, che tocca da vicino il sindacato: nel gennaio 1979 viene assassinato dalle Br a Genova il sindacalista Fiom Guido Rossa. Nell’autunno 1980 si consuma la sconfitta del sindacato nella durissima vertenza Fiat.

 

Pesaro, 21-25 settembre 1981. 10° congresso nazionale

Viene lanciata la parola d’ordine della settimana lavorativa di 35 ore, che sarà oggetto di una grande campagna nazionale tre anni dopo, nell’autunno 1984, in contemporanea con la storica vertenza dei metalmeccanici tedeschi sullo stesso tema.

La segreteria è composta da Franco Bentivogli (generale), Renato Berretta, Gianni Italia, Raffaele Morese, Domenico Paparella, Mario Sepi.

I primi anni Ottanta sono segnati dalla impennata dell’inflazione e dai primi abbozzi di concertazione (accordi 1983 e 1984). Ma il sindacato si spacca: la maggioranza della Cgil, sospinta dal Pci, respinge l’accordo su scala mobile (taglio di 4 punti e predeterminazione) e controllo di prezzi e tariffe, trasformato in decreto (14 febbraio 1984), che invece Cisl e Uil sostengono. Pci e Cgil promuovono un referendum per abrogare il decreto, ma vengono sconfitti (1985). I metalmeccanici si erano divisi anche sulla conclusioni del contratto del 1983, ritenute insufficienti dalla Fim, che poi accetterà con proprie motivazioni. La divisione è ormai consumata, fine del tesseramento unitario.

 

Sirmione, 19-21 giugno 1985. 11° congresso nazionale

Al centro i problemi posti dalla crisi unitaria, e quindi i compiti di riorganizzazione e recupero di identità della Fim. In primo piano anche la campagna per la settimana di 35 ore. Si discute delle ristrutturazioni e della necessità di una nuova cultura sindacale capace di gestire i cambiamenti.

La segreteria è composta da Raffaele Morese (eletto segretario generale nel Consiglio generale di luglio 1983), Pier Paolo Baretta, Gianni Italia, Domenico Paparella, Mario Sepi, Fausto Tortora.

Malgrado la divisione tra i sindacati, si perviene nel 1987 alla conclusione del contratto, che riceve un significativo consenso da parte dei lavoratori. Nel frattempo emerge la strategia della partecipazione, sostenuta soprattutto da Cisl e Fim, che fa le sue prime esperienze in importanti aziende metalmeccaniche.

 

Roma, 30 maggio-2 giugno 1989. 12° congresso nazionale

Tema centrale è la partecipazione, intesa come complesso di regole che presiedono a un sistema di relazioni tra i partner negoziali, senza confusione di ruoli e con assunzione comune di responsabilità.

La segreteria è composta da Raffaele Morese, Franco Aloia, Pier Paolo Baretta, Salvatore Biondo, Ambrogio Brenna, Gianni Italia, Luciano Scalia.

 

Bormio, 31 maggio-4 giugno 1993. 13° congresso nazionale

Temi dominanti sono il lavoro, l’occupazione, fondamento del diritto di cittadinanza, e la partecipazione attiva del sindacato al travaglio politico e civile del paese nell’era di Tangentopoli.

La segreteria è composta da Gianni Italia (eletto segretario generale nel Consiglio generale di settembre 1989), Franco Aloia, Pier Paolo Baretta, Salvatore Biondo, Ambrogio Brenna, Giorgio Caprioli, Pinuccia Cazzaniga.

Tra dicembre 1990 e gennaio 1991 si conclude un difficile contratto, con problemi soprattutto all’interno della Fiom che firmerà dopo un profondo travaglio interno. Gli anni Novanta sono il decennio della concertazione, il cui momento cruciale è rappresentato dall’accordo del luglio 1993. Nel nuovo clima si conclude senza scioperi il contratto del 1994, fondamentale nel definire gli assetti delle relazioni industriali e il sistema contrattuale basato sui due livelli, in armonia con l’accordo interconfederale del 1993. La conflittualità esplode per il primo rinnovo economico biennale del febbraio 1997, che si concluderà solo dopo un anno dalla presentazione della piattaforma. Un’importante acquisizione – un punto programmatico della Fim – è comunque la creazione di un fondo di previdenza complementare dei metalmeccanici, che si chiamerà “Cometa”.

 

Genova, 12-15 maggio 1997. 14° congresso nazionale

Come dice lo slogan, il tema centrale è: “il futuro è opportunità”. Invece di lamentarsi per la durezza dei tempi, la Fim si proietta verso il Duemila con la volontà di individuare le opportunità presenti nelle grandi trasformazioni caratterizzate in particolare dalla globalizzazione e dalla nuova articolazione del mondo del lavoro (“i lavori”). È la prima volta, dalla fondazione, che il cambio di segretario generale avviene in sede di congresso nazionale: da Italia, la guida della Fim passa a Baretta.

La segreteria è composta da Pier Paolo Baretta, Franco Aloia, Salvatore Biondo, Ambrogio Brenna, Giorgio Caprioli, Pinuccia Cazzaniga.

La guida di Baretta dura poco più di un anno: chiamato in confederazione, gli succede Giorgio Caprioli, eletto nel Consiglio generale del febbraio 1999.

Il conflitto segna anche il rinnovo contrattuale del giugno 1999, che però contiene importanti aspetti innovativi, soprattutto in materia di diritti individuali specie nella gestione del tempo di lavoro. Su questo la Fim svilupperà nel 2000 una campagna nazionale di sensibilizzazione e informazione. Risonanza nazionale avrà l’iniziativa della Fim sul Mezzogiorno (“Ricominciamo dal Sud”) del gennaio 2000.

 

Ostuni. 29 maggio-1 giugno 2001. 15° congresso nazionale

Il primo congresso del terzo millennio è alle porte e coincide con il 50° anniversario della nascita ufficiale della Fim. Si celebra in un periodo difficile, con la trattativa per il rinnovo economico biennale in alto mare.

Il congresso, posto all’insegna delle parole “più uguaglianza, nuove libertà”, affronta soprattutto i problemi delle disuguaglianze a tutti i livelli, dalle disparità tra Nord e Sud del mondo alle diverse condizioni di tutela dei lavoratori nella contrattazione. Nel corso del congresso si svolgono due tavole rotonde, sulla storiografia sindacale in Italia e sul Mezzogiorno.

La segreteria che si presenta al congresso, ampiamente rinnovata, è composta da Giorgio Caprioli (generale), Giuseppe Farina, Cosmano Spagnolo, Bruno Vitali, Antonio Zorzi.

 

Marina di Carrara. 15-17 giugno 2005. 16° congresso nazionale

Il congresso si svolge dopo quattro anni burrascosi di conflitti tra Cisl e Uil, da una parte, e Cgil dall’altra: ci sono stati due contratti nazionali (il rinnovo economico del 2001 e quello normativo del 2003) firmati solo dalla Fim e dalla Uilm, e in mezzo (2002) il “Patto per l’Italia”, sottoscritto con il governo solo da Cisl e Uil. La Fim si presenta al 16° congresso rafforzata dalla buona prova data nelle difficoltà degli anni precedenti. Nel frattempo è stato recuperato il rapporto con la Fiom e il negoziato per il rinnovo del 2005-06 viene affrontato sulla base di una piattaforma unitaria.
Con lo slogan “capire le domande, trovare le risposte: rappresentare”, la Fim vuole attirare l’attenzione sulla necessità di adeguare la capacità del sindacato di raccogliere e rappresentare i bisogni e le aspirazioni di un mondo del lavoro sempre più frammentato e in profonda trasformazione.
Nell’ambito del congresso, durante una “festa africana”, viene lanciata l’iniziativa di solidarietà “Fim for Africa” per sostenere il sindacato metalmeccanico del Mozambico nella lotta contro l’Aids e nella formazione dei propri quadri.
Viene confermata la segreteria nazionale in carica (Giorgio Caprioli generale, Giuseppe Farina, Cosmano Spagnolo, Bruno Vitali, Antonio Zorzi, ai quali nel frattempo si è aggiunta Anna Trovò).

 

Levico Terme. 5-7 maggio 2009. 17° congresso nazionale

Lo slogan è “riconoscere le differenze, unire le persone, contrattare”.
A svolgere il tema nella relazione introduttiva è Giuseppe Farina, nel frattempo eletto segretario generale (giugno 2008), succedendo a Giorgio Caprioli. Un momento di intensa partecipazione emotiva è stato il dialogo, guidato da Bruno Manghi, fra tre militanti e dirigenti storici della Fim, Lorenzo Cantù (Milano), Tommaso Bruno (Taranto) e Giuseppe Amelio (Roma).
Il congresso è stato accompagnato da una mostra itinerante sulla Scuola di Barbiana; nell’occasione la Fim ha curato la ristampa di L’obbedienza non è più una virtù di Don Lorenzo Milani.
La segreteria eletta dal congresso, con alla testa Giuseppe Farina, è composta da Gianfranco Gasbarro, Bruno Vitali, Antonio Sansone, Anna Trovò, Marco Bentivogli.

 

Lecce. 22-24 maggio 2013. 18° congresso nazionale

Al centro del congresso è il tema della centralità per l’economia del paese del settore industriale e del lavoro che lo fa vivere: “Industriarsi per il lavoro”, recita lo slogan, su cui intesse la sua ampia relazione il segretario generale Giuseppe Farina, arricchito dal sottotitolo “l’impegno per la promozione della persona che lavora in un contesto inedito e straordinario”.
Al centro dei lavori un incontro internazionale sul tema “Le nuove sfide e il futuro del sindacalismo globale”, con la presenza dei leader di IG Metall, Uaw (sindacato Usa dell’auto), Cnm-Cut brasiliana, China Labour e di industriALL. Tra gli ospiti, malgrado la forte tensione con la Fiom, è intervenuto Maurizio Landini, accolto con educata attenzione. I lavori sono conclusi dal segretario generale della Cisl Raffele Bonanni.
Il congresso approva un documento che delinea il percorso di unificazione della Fim con la Femca (chimici-tessili), per costituire il sindacato dell’industria nell’ambito della riforma organizzativa della Cisl.
Il congresso conferma come segretario generale Giuseppe Farina; il consiglio generale, immediatamente convocato alla fine del congresso, elegge come componenti la segreteria nazionale Gianfranco Gasbarro, Ferdinando Uliano, Marco Bentivogli, Anna Trovò,Mi chele Zanocco.