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Le relazioni industriali e ITS, un rapporto da migliorare

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Il Sole 24 Ore 13 maggio 2021

di Roberto Benaglia – Segretario generale Fim Cisl

L’articolo di Francesco Seghezzi sugli Its, pubblicato da questo giornale, pone in modo corretto la questione delle relazioni industriali e di come esse possano contribuire allo sviluppo di un’infrastruttura formativa così importante per i giovani e le aziende.

Si tratta di un tema assolutamente centrale.  Il Pnrr italiano si prefigge di moltiplicare corsi, studenti, imprese coinvolte negli ITS,  e a tal fine  destina risorse importanti. Ma dobbiamo essere consapevoli che ciò non avverrà da sé né si realizzerà per la sola forza delle 109 Fondazioni che già ora gestiscono gli ITS. 

Cosa possono fare allora le parti sociali e le relazioni sindacali per sostenere questa vera e propria svolta strutturale in favore della creazione di competenze per l’occupazione giovanile?

Anzitutto la contrattazione collettiva deve tener conto di quanto gli ITS producono. A partire da riconoscimento di questa qualifica terziaria nei sistemi di nuovo inquadramento professionale, come recentemente i metalmeccanici hanno fatto con il rinnovo del loro contratto nazionale, dando reale valore alle competenze create. Inoltre, la contrattazione è chiamata a intrecciare l’esperienza formativa degli ITS con l’istituto dell’apprendistato, sia facendo diventare questi ultimi  il principale volano della diffusione dell’apprendistato in alta qualifica, ancora così soffocato in Italia, sia dando maggior valore all’apprendistato professionalizzante al quale un neo-diplomato ITS può accedere, evitando però che lo stesso non sia adeguato o addirittura si riveli “un passo indietro” rispetto alle competenze da acquisire.

La diffusione degli ITS, inoltre, passerà inevitabilmente attraverso un aumento del numero di imprese coinvolte e soprattutto delle PMI. E’ sul territorio che questo lavoro di aggregazione va svolto e l’azione congiunta delle parti sociali nell’orientare e sostenere questi processi può fare la differenza.

Le Fondazioni e gli stessi ITS possono allargare la propria missione per rispondere all’ampia domanda di riqualificazione dei lavoratori in forza. Perché quindi non pensare ad potenziamento del loro ruolo, facendoli divenire un luogo nel quale viene praticata quella formazione continua e crescita delle competenze di cui chi già lavora ha fortemente bisogno? Perché non immaginare  una sorta di diploma ITS anche per chi già lavora, migliorando ed elevando il modello storico delle “150 ore”?

Poiché sempre più in futuro le competenze da acquisire saranno digitali, ma di un digitale in forte rapporto con la produzione, gli ITS possono candidarsi anche ad offrire moduli formativi certificati “chiavi in mano” per l’innalzamento di queste competenze, coinvolgendo le risorse e il ruolo dei fondi interprofessionali gestiti dalle parti sociali.

Le Fondazioni che governano gli ITS possono diventare sedi partecipate dalle parti sociali con l’obiettivo di meglio renderle protagoniste dei bisogni complessivi del mercato del lavoro; questo a partire dall’esigenza di dare un percorso professionalizzante ai 2 milioni di NEET intrappolati in Italia.

I piani del PNRR in materia non vanno visti come risorse da spendere ma come investimento per allargare la capacità delle “piattaforme ITS” di allenare la crescita professionale di chi entra al lavoro ma anche di chi già lavora. Un’ intesa che responsabilizzi e metta in campo il ruolo delle principali parti sociali del Paese è auspicabile e decisiva. Il sindacato è pronto.