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Franco Bentivogli – Segretario Generale della Fim-Cisl dal 1974 al 1983

23 Gennaio 2016

Franco Bentivogli. Sono nato a Forlì il 12 novembre del 1935. La mia famiglia era composta da cinque persone: i miei genitori, mia nonna materna, io e mio fratello maggiore di due anni. Mia madre aveva lavorato alla filanda, poi alla Becchi e nel dopoguerra alla Orsi Mangelli (la più grande azienda di Forlì, produzione di fibre sintetiche), mio padre era un bracciante molto esperto in innesti e potature e un appassionato cacciatore, mia nonna era bracciante agricola. Mio padre era un mazziniano convinto, anticlericale ma anche molto rispettoso per quelli che frequentavano la chiesa. Mia madre era come mia nonna una normale credente.
All’interno della mia esperienza scolastica – Forlì, Dovadola, Forlì – si consumò anche l’esperienza della guerra: la fame, gli allarmi delle sirene che annunciavano i bombardamenti, le corse nei rifugi, che erano i fossi profondi della vicina campagna, lo sfollamento in montagna, i partigiani, le abitazioni bruciate per rappresaglia, i rastrellamenti dei tedeschi, fucilazioni e impiccagioni di giovani partigiani da parte dei fascisti, le mine nascoste dappertutto, che colpivano prevalentemente i bambini, i terribili mesi passati tra i due fuochi nel cuore della “Linea gotica”, il passaggio di aerei alleati così numerosi da oscurare il cielo. La fine della guerra e il ritorno a scuola, i genitori senza lavoro e più poveri di prima.
Dopo la quinta elementare, anziché fare le tre classi d’avviamento come avrebbe voluto mia madre, preferii andare subito a lavorare, tanto era quello il destino che mi aspettava. Sentivo fortemente il bisogno di dare una mano al sostegno della famiglia, perché, dopo che mio padre si era gravemente ammalato, tutto il carico era sulle spalle di mia madre, con la sua modesta paga di operaia di terza categoria, paga che a quel tempo era inferiore del 33% a quella degli uomini di pari mansioni.
Cominciai dunque a lavorare prestissimo, dal giorno dopo che avevo finito la quinta elementare e alla domenica frequentavo la parrocchia di Schiavonia. Ho fatto il garzone da un barbiere e poi da un calzolaio. La mia passione però si esprimeva nei ritagli di tempo in una piccola officina sottocasa che riparava i ciclomotori, i Mosquito, a due tempi, i Ducati Cucciolo e i Motom, a 4 tempi. Lì imparai a ripararli, a truccarli per renderli più veloci e quando riuscii ad avere un vecchio Motom tutto mio, lo rimisi a nuovo: colore rosso, sella lunga, manubrio basso e alcune modifiche al motore, maggiore compressione, valvole e carburatore maggiorati, con le quali acquisì una velocità tale da seminare le Vespe e le Lambrette così diffuse allora.
Tratto da “Nella FIM una vita…”, Testimonianza di Franco Bentivogli – Raccolta da Bruno Liverani e riassunta da più colloqui tra il 2009 e il 2013 Scarica il documento integrale

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