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Relazione Bentivogli

13 Luglio 2020

Roma, 13 Luglio 2020

Ho iniziato il mio impegno sindacale 25 anni fa. Non ero molto convinto quando Maurizio Agazzi e poi Gianni Italia mi fecero la proposta. Avevo molte idee e anche pregiudizi sul “sindacato” ma, come è accaduto a molti di noi, incontrare persone e fare cose interessanti mi ha fatto innamorare sempre di più di questo, che non è un mestiere, e soprattutto della Fim.

Ho iniziato nel settore giovani e, insieme a tanti, abbiamo costruito una rete che ha formato più di 1200 delegati nei campi scuola e in centinaia di corsi di formazione.

Abbiamo condizionato la piattaforma e poi il contratto del 1998, con un’inchiesta su 3200 lavoratori che volevano un orario più libero, diritto allo studio e alla formazione e la revisione del meccanismo degli scatti di anzianità.

Dal 1999 al 2001 mi è stato chiesto di andare a fare l’operatore di zona in Bolognina, dove ho realizzato il mio primo accordo aziendale, alla Zarri, azienda di 33 dipendenti. Nonostante le turbolenze che da anni segnavano la vita della Fim di Bologna, è stata per me importantissima e la prima esperienza in zona. Difficilissima per i rapporti di forza con la Fiom, (in zona ero solo con 14 operatori Fiom e sedi di zona Cgil efficientissime e diffusissime).

All’inizio del 2001 dopo l’accordo separato che firmai in Sasib Tobacco, Giorgio Caprioli mi chiese di andare nelle Marche dove, per un conflitto interno, 4 dirigenti su 6 rientravano in azienda.

Nel 2002 lanciammo “sapere libertà” perché, proprio come oggi, ritenevamo che l’accesso al sapere sia fondamentale per avere un cittadino più libero e un lavoratore più forte.

Sono rimasto nelle Marche fino al 2008. Vi assicuro che quello che c’è scritto nello statuto e nel regolamento riguardo alle rotazioni negli incarichi è una norma di grande valore. Aver fatto sindacato in più territori, in diverse regioni, seguendo tutti i settori della metalmeccanica è impagabile.

Nel luglio 2008 sono entrato in segreteria nazionale con Giuseppe Farina. Il nostro rapporto era spesso burrascoso ma, uscito dalla porta dove ci riunivamo in Segreteria, la mia posizione era quella del Segretario Generale e della Segreteria e tutti sapevano che sarei stato il primo a difendere il Segretario Generale. La dialettica accesa è ricchezza se coesiste in un clima di lealtà e di fiducia e di questo sono grato a Beppe.

Ho fatto il segretario generale per 6 anni (metà dei 12 massimi previsti dallo Statuto) ma mi sembra un’eternità. Ho sempre valorizzato il lavoro di tutti i segretari che ci sono stati prima di me, a partire dal lavoro di Beppe e Giorgio sul piano contrattuale dal 2001 agli accordi Fiat. Ho sempre pensato che chi cerca di autovalorizzarsi parlando male dei predecessori, lo fa perché ha poco da spendere di proprio. Posture poco fimmine, come diceva un mio caro amico Claudio Stanzani, con un’adattabilità politica, quasi biologica per cui quando gli si chiede, chi è il miglior segretario? Rispondono l’attuale, e quale il peggiore? Il predecessore.

Abbiamo fatto insieme migliaia di cose e soprattutto cose nuove fatte in modo nuovo.

Non ci sto alle ricostruzioni di chi vuole rappresentare una Fim dove non si discuteva e a scarsa democrazia interna. Abbiamo fatto Esecutivi fiume e Consigli Generali che sono durati tantissimo, con tanti interventi che hanno poi, sempre, trovato una sintesi alta, forte e unitaria. Nessuno è stato mai allontanato. E il clima è sempre stato molto buono, come dimostrano i tanti momenti trascorsi insieme non solo a discutere ma vivendo momenti di forte convivialità e armonia come alle nostre feste territoriali o nelle serate al nostro Romitorio.

Strada facendo, in realtà negli ultimi 8 mesi, alcune tensioni interne, di origine esogena, di per sé normali in un’organizzazione aperta alle differenze come la Fim, si stavano trasformando in una fibrillazione permanente. Le fasi di crisi sono normali, ma non devono degenerare. Le mie dimissioni sono state una scelta per trasformare questa fase di tensione in una possibilità di ulteriore crescita della Fim, favorendo, a partire da me, il ricambio del Gruppo Dirigente a partire dalla Segreteria.

Non esistiamo per noi ma per gli altri.

Ho avvertito in questo senso, su di me, tutta la responsabilità che non si interrompesse l’innovazione sindacale e organizzativa costruita con fatica e entusiasmo in questi anni da tutti noi.

Consegno al mio successore una Fim unita che forse deve imparare a rendere più trasparenti la dialettica e il conflitto che ho sempre ritenuto indispensabili per far crescere l’organizzazione ma solo a patto che siano generativi e non distruttivi. Ci sono i luoghi deputati a questo e nei quali, in questi anni, si è realizzata una sintesi politica condivisa. Come diceva Pierre Carniti, “quando si vota all’unanimità o non si discute (e non mi pare il nostro caso), o c’è qualcuno che trama nell’ombra”.

Discussione viva e a capacità di sintesi che non è mai venuta meno nemmeno nei momenti di grande tensione come quello vissuto ad Amelia nel settembre 2019, durante un esecutivo seminariale. Trovammo, infatti, la capacità di evitare che fossero guastati clima, valori e unità interna alla Fim realizzando un documento unanime che definiva e impegnava tutti su come procedere, insieme.

La Fim-Cisl è un’organizzazione sana sotto tutti i punti di vista. Avevamo avviato una campagna di ispezioni amministrative che prevedesse una checklist che indicava gli adempimenti amministrativi da onorare e si basasse su un ufficio ispettivo formalizzato. Le nostre ispezioni si sono intrecciate con quelle predisposte dalla Confederazione.

Nei 5 territori su quasi 100 dove sono state trovate violazioni, nessuno ha rubato un centesimo, o distratto risorse. In alcuni casi ci è stato segnalato di avere stipendi inferiori a quanto previsto dal regolamento. Certo, occorre recuperare una capacità di gestione amministrativa attenta, puntuale e all’altezza delle nuove regole. Abbiamo integrato il regolamento Cisl con predisposizioni più severe che prevedono la consegna dell’ecocert previdenziale a partire dal 50° anno di età.

Nel 2017 abbiamo ricevuto un’ispezione dall’Ufficio ispettivo Cisl Nazionale che si conclude con un encomio per il rigore della gestione amministrativa.

La Fim è solida anche dal punto di visto organizzativo. Negli ultimi anni è leggermente diminuito il tesseramento e aumentata la canalizzazione di risorse, nonostante gli esigui aumenti contrattuali, il crescente ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione della base occupazionale.

FIM-CISL

Nella storia, i rapporti tra Fim e Cisl sono sempre stati almeno dialettici… a volte burrascosi.

Noi, ci siamo sempre sentiti fimmini della Cisl. Anche nella drammatica pandemia del Coronavirus, ci siamo impegnati molto a far vivere e rendere applicabili i protocolli aziendali per mettere in sicurezza la salute delle lavoratrici e dei lavoratori, traducendo nei luoghi di lavoro l’impegno della Cisl. Imparando a lavorare in videoconfereza, abitudine che spero si prosegua con sapienza.

Il 19 giugno ho deciso di rassegnare le dimissioni.

Caprioli diceva sempre che bisogna pensare con la propria testa, dire quello che si pensa e fare quello che si dice.

Vi assicuro che è stata una delle scelte più dolorose della mia vita.

Il carattere

Quando si parla dei caratteri dei dirigenti si fa un torto alla dialettica politica. E spesso chi ne parla non è esattamente un campione del buon carattere.

Qualcuno sostiene che si dice che ha un brutto carattere solo di chi ne ha uno. Non nego di essere in alcune occasioni un po’ ruvido, duro ed esigente ma molto e forse troppo diretto.

Vi assicuro, non mi autoassolvo, ma non considero di carattere migliore chi parla solo del lavoro altrui, chi lavora per mettere in cattiva luce gli altri, chi parla rigorosamente solo alle spalle. Non ha un buon carattere chi non ha il coraggio di dire mai quello che pensa e di prendere parola.

La Fim e la Contrattazione

Da quando sono diventato Segretario Generale, ho modificato molto questo ruolo. Ho scelto di spendere direttamente la figura del Segretario Generale nelle vertenze più importanti in questi anni di forte crisi industriale, prima nella Siderurgia e poi nell’automotive. Forse questa scelta ha sottratto tempo alle relazioni e ai colloqui personali ma penso sia stata una decisione giusta in questa fase storica di grandi cambiamenti e difficoltà industriali.

Il contratto del 2016 ha cambiato per sempre la contrattazione dei metalmeccanici: abbiamo Metasalute, il fondo sanitario più grande d’Europa e Cometa, il fondo previdenziale tra i più grandi d’Europa. Abbiamo rafforzato, con sobrietà, la nostra bilateralità. Abbiamo introdotto, tra i primi in Europa, il diritto soggettivo alla formazione, il vero diritto al futuro dei lavoratori. Non solo, grazie al lavoro di Antonello Gisotti e della rete di esperti abbiamo costruito un progetto di politica organizzativa e rafforzamento delle competenze perché dai delegati in su diventassimo i migliori contrattualisti della formazione. Tema che ci siamo posti l’obbiettivo di completare con le richieste contenute in piattaforma su nuovo inquadramento, diritto al bilancio delle competenze, monitor skill aziendali e territoriali.

Grazie all’impegno delle strutture territoriali abbiamo recuperato i ritardi relativi ad una migliore raccolta della contrattazione aziendale attraverso Ocsel che ci ha consentito di fare importanti analisi e rielaborazioni. Abbiamo costruito collaborazioni con Adapt per meglio approfondire, con le strutture regionali, il nostro lavoro contrattuale.

Abbiamo realizzato, tra i primi, delle linee guida sulla contrattazione aziendale sullo smartworking che siamo impegnati a estendere in tutti i luoghi di lavoro.

Penso di poter dire, con orgoglio, che abbiamo posto le basi perché i dati dei lavoratori siano preservati e custoditi diventando il bene prezioso su cui costruire, per chi rappresentiamo, migliori opportunità e tutele.

Certo, va detto, i dati post pandemia non aiutano una conclusione celere del rinnovo:

Secondo l’Istat il comparto industria guadagna +42,1% industria maggio rispetto ad aprile, il metalmeccanico +60% (ma solo perché nel mese di riferimento, aprile solo il 45% delle produzioni era in marcia). Ma sui volumi di produzione siamo -30% rispetto al maggio 2019. E nel settore autoveicoli è meno della metà della normale produzione.

In un paese in cui, da questo mese vi sono più pensionati che lavoratori. Negli anni’60 vi erano due lavoratori ogni pensionato. Forse bisognerebbe tenerne conto.

La partecipazione

Nei primi mesi del prossimo hanno conquisteremo, è già previsto, due posti nel cda della futura Fca-Psa, è un passo epocale. Chi conosce il mondo Fiat sa quanto questo passo rappresenterà una svolta importante. Ma è un passo che arriva dopo altri importanti risultati in aziende medie e alcune piccole, come Acc ex Wanbao, dove si è partiti con ipotesi di chiusura e licenziamenti e si è approdati al ritorno al lavoro e alla partecipazione, in SiderAlloys, ex Alcoa e con il bellissimo accordo Manfrotto.

La contrattazione territoriale

La Fim si è caratterizzata, in questi anni, riaprendo una grande stagione di contrattazione decentrata, gestendo situazioni di crisi ma anche di rilancio di alcune aziende che sembravano compromesse. La contrattazione aziendale è stato il terreno su cui abbiamo saputo declinare le innovazioni conquistate con il Contratto Nazionale. C’è ancora molto da fare perché la contrazione aziendale possa diffondersi e diventare la normalità dove potersi spendere per incidere sul miglioramento della produttività e quindi sulle condizioni di lavoro delle nostre iscritte e dei nostri iscritti, non solo dal punto di vista salariale ma anche del benessere più in generale. È questo lo spirito con cui abbiamo approcciato la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale che deve cercare di svoltare verso l’esigibilità della contrattazione aziendale. Per questo occorre continuare a ragionare sulla contrattazione territoriale perché possa essere la modalità dove dare risposta alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori che, essendo impegnati in micro imprese, rischiano di perdere opportunità di aumento di reddito e di miglioramento delle proprie condizioni. La contrattazione territoriale, inoltre, può essere la strada lungo la quale accompagnare le imprese più piccole, quelle con meno capacità economiche e manageriali, verso l’innovazione e la digitalizzazione, condizioni necessarie per salvaguardare competitività, mercato e occupazione.

La Fim internazionale e i progetti europei

L’importanza e il ruolo che la Fim ha avuto in ambito internazionale negli ultimi anni è indiscusso,

molteplici sono gli attestati di stima che abbiamo ricevuto e che hanno contribuito a rafforzare

l’immagine nel mondo della nostra organizzazione come una tra le più moderne, attive, aperte alle

nuove sfide del lavoro senza pregiudizi ma con la determinata volontà di giocarsi un ruolo da

protagonista in ambito internazionale. Abbiamo chiesto di superare il “genericismo” dell’attività internazionale, di usare più la videoconferenza. Di costruire una cooperazione vera e non fatta di incontri su massimi sistemi che non approdano mai a iniziative “sentite” dai lavoratori italiani.

Nel mondo in via di trasformazione in cui ci troviamo – e in particolare nell’Europa in via di

trasformazione in cui noi viviamo e lavoriamo – la dimensione transnazionale dev’essere posta al centro dell’attività̀ sindacale, se vogliamo rispondere efficacemente alle sfide che ci troviamo ad affrontare.

Negli anni passati la Fim ha puntato sull’Europa, rafforzando il suo ruolo all’interno degli organismi europei, sviluppando i rapporti con i maggiori sindacati e cercando di allargarne i confini politici. Abbiamo costruito solide relazioni internazionali, tra tutte l’ottimo rapporto con Türk Metal che lo scorso anno è entrata a far parte di industriAll Europe e Global e, con un pizzico di orgoglio, rivendichiamo l’importanza del ruolo svolto dal nostro ufficio internazionale affinché questo sia stato reso possibile.

Negli anni passati la Fim insieme a SindNova si è impegnata a costruire la rete dei sindacati metalmeccanici del Mediterraneo attraverso una fitta rete di scambi relazionali che ci ha portati lo scorso anno ad organizzare la Terza Conferenza dei Sindacati del Mediterraneo.

Una parte importante dell’attività è quella svolta nei progetti europei, che stanno assumendo sempre di più un ruolo determinante nella nostra attività e che contiamo di continuare ad incrementare nei prossimi anni.

Nonostante il lockdown e tutte le difficoltà legate al lavorare in una situazione così difficile siamo riusciti a presentare tre progetti europei in partnership con Adapt, SindNova, i più importanti sindacati metalmeccanici europei e diverse Università.

La Fim Internazionale non ha voluto tralasciare l’importanza che queste esperienze vissute a livello internazionale diventassero patrimonio della Fim tutta e che andassero divulgate e diffuse ai territori; per questo la Fim Internazionale si è messa a disposizione dei territori e regioni affinchè temi importanti fossero oggetto di studio partecipando ai Consigli generali territoriali e pubblicando trimestralmente il magazine dell’Ufficio Internazionale.

La Fim sulla comunicazione

Una delle scelte strategiche di questi anni ha riguardato il posizionamento della Fim nei media, giornali e televisioni, portando all’interno del dibattito nazionale i temi del lavoro industriale a partire dalle grandi crisi aziendali e dalle opportunità aperte dall’avvento della IV rivoluzione industriale. La Fim si è ritagliata uno spazio di protagonismo e di visibilità che ha dato forza al lavoro in fabbrica di tanti delegati e attivisti che hanno ritrovato identità, orgoglio e senso appartenenza all’organizzazione.

Siamo stati tra le prime organizzazioni sindacali a innovare il linguaggio e la cultura comunicativa ponendo attenzione alle forme emergenti della comunicazione digitale. Social, video, grafica, multimedialità, sono strumenti essenziali sia nella comunicazione interna che esterna, e sono oggi patrimonio di conoscenza e competenze di dirigenti (operatori e delegati) e un fattore strutturale dell’azione sindacale. I nostri attivisti sono così diventati “attivisti digitali”, cioè capaci di declinare la rappresentanza secondo gli strumenti che la contemporaneità ci mette a disposizione.

Il bilancio di questi anni ci dice che un’intera organizzazione ha imparato a comunicare rendendo capillare l’informazione sindacale nelle regioni e nei territori oltre che a livello nazionale. Con una Fim presente nei quotidiani e nelle tv locali oltre ad una presenza ormai costante e consolidata sui social.

D’altra parte è ormai evidente che fare un buon contratto o risolvere una vertenza non è più sufficiente ai fini di una efficacia della rappresentanza, se non si valorizzano i risultati conseguiti attraverso i vari canali comunicativi e un’informazione puntuale e capillare, soprattutto al tempo delle fake news e del populismo.

Un percorso quello avviato in questi anni dalla Fim sulla comunicazione, che rappresenta un punto di non ritorno per fronteggiare la cultura della disintermediazione volta a indebolire i corpi intermedi e quindi la democrazia e la partecipazione in questo paese.

La Smart Union

La digitalizzazione del sindacato è all’anno zero, abbiamo pensato, di lavorare sui big data sindacali in un progetto, ancora non terminato che integrasse in un unico cruscotto digitale le nostre banche dati organizzative, amministrative, associative, contrattuali e aziendali.

A corredo di questo il progetto di tessera digitale attraverso un’infrastruttura blockchain per rendere più veloci, efficaci e notarizzate le nostre banche dati associative.

Essere smart union vuol dire essere competenti e progettuali sul nuovo lavoro, le nuove tecnologie di produzione, gli ecosistemi digitali. Ho sempre risposto che è in realtà un ritorno al passato. La contrattazione articolata degli anni ’70 nasceva proprio da sindacalisti esperti di tempi e metodi di lavoro, di tecnologie di produzione. Ora che le tecnologie saranno più pervasive, non possiamo restare indietro.

La Fim è cresciuta

Il nostro campo da gioco ha un’area di persone per cui contrattiamo di 2,5 mln di persone. Nell’area (inferiore) oggetto di rilevazione di Federmeccanica su una platea di 1,6 mln di lavoratori dal 2008 abbiamo perso quasi 300.000 occupati, e fino al 2019 ne abbiamo riguadagnati solo 70.000. Significa che il settore ha perso più di 230.000 lavoratori. Il tesseramento della Fim ha tenuto con forza nonostante il drastico tagli occupazionale della metalmeccanica.

Sempre a proposito di numeri la Fim si presenta a questo appuntamento con 205.320 iscritti e 25.773 aziende sindacalizzate (1150 in più rispetto al 2017), facendo segnare una crescita costante negli ultimi 4 anni nonostante le tante crisi che hanno colpito molte aziende del comparto metalmeccanico. E con un’organizzazione molto capillare in tutte le aziende del territorio nazionale che oggi può contare su 6.885 delegati, (921 donne e 5.964 uomini) ed una struttura di 395 operatori sindacali, sempre più giovane visto che negli ultimi tre anni è raddoppiato il numero di operatori e dirigenti under 35 anni. 

La crescita della Fim è frutto del grande lavoro organizzativo e di rinnovamento che tutta la Fim ha fatto in questi anni, mostrando una faccia giovane e combattiva contro lo sconfittismo e la paura per la tecnologia e il futuro. Dire che va tutto male non aiuta a far andare meglio le cose. Il titolo della nostra assemblea ultima organizzativa Smart Union to Drive Change ha rappresentato la voglia di invertire la rotta, anticipando il cambiamento, perché il futuro dipende solo da noi e dalle scelte che siamo in grado di fare. Da allora abbiamo deciso di puntare a due livelli congressuali, come sta avvenendo nella maggioranza delle regioni, alleggerire le sovrastrutture, rafforzare le strutture territoriali.

La Fim si è tutta rinnovata

In questi anni sono cambiati tanti i segretari generali regionali e moltissimi territoriali. Abbiamo tanti giovani nei ruoli chiave che hanno bisogno di radici ben piantate, quelle fatte di storia e di senso che viene dal passato. Siamo un’organizzazione che si basa sulle persone, per questo quando nella formazione si parla di “missione e strategia” si rende onore alla nostra storia formidabile, per far capire a tutti la nostra straordinaria continuità e la necessità di capire che la nostra “anomalia” ha costituito una parte importante della storia delle relazioni industriali del paese.

Poi arriva il momento in cui bisogna saper lasciare spazio e continuare il rinnovamento. E lo faccio senza nulla in mano. Anche le fesserie scritte su un giornale sono bufale che saranno smentite dalla realtà. Anche su questo è utile il valore dell’esempio: in fabbrica ci dicono che, come sindacalisti, lasciamo solo quando abbiamo un posto migliore a cui approdare. Questa narrazione va stroncata non solo a parole.

I più anziani una volta era quelli che se vedevano due dirigenti sindacali che discutevano, o a volte litigavano, si spendevano in prima persona per mediare, per farli ragionare, custodendo l’equilibrio e la serenità interna. A volte sembra che quelli con più anni di esperienza dimentichino questo ruolo o lo esercitino al contrario. Dobbiamo ricordarlo sempre per emarginare la cultura della divisione e della ricerca dello scontro e favorire, sempre, quella della sintesi, della dialettica e della cooperazione.E che quando si lascia, si lascia, ce lo ha insegnato Pierre Carniti: “parroco che cambia diocesi non torna neanche per confessare”.

La Formazione sindacale

La Fim in coerenza con la sua storia e con la consapevolezza di svolgere la sua azione sindacale in un tempo segnato da una forte frammentazione culturale e dall’avanzare di indifferenza e populismo, contagiando anche tanti lavoratori e luoghi di lavoro, ha rafforzato il suo investimento nella formazione. La Fim ha sempre creduto che l’azione sindacale è fatta insieme di rappresentanza delle istanze dei lavoratori e di una rappresentazione del mondo, ossia di una visione del cambiamento. In questo senso abbiamo sempre parlato di un “sindacato educatore”, capace di fare, quindi competente, ma al tempo stesso di dare conto, di raccontare il senso, il perché delle sue scelte e dei suoi progetti. Un sindacato educatore esige perciò dirigenti completi, attrezzati sul piano professionale, ma capaci di indicare il senso di marcia, di curare le relazioni, di prendersi delle responsabilità. L’azione sindacale, contrattuale e educativa, esige oggi competenze sempre più complesse, e in questi anni di profonde trasformazioni del lavoro, in chiave organizzativa e culturale, la Fim ha moltiplicato gli investimenti nella formazione dei suoi dirigenti, operatori a tempo pieno e delegati, aprendo spazi ulteriori di studio, di ricerca e di sperimentazione perché si riprogetti il linguaggio della rappresentanza collettiva.

Vorrei inoltre segnalare un’iniziativa formativa molto particolare e fortemente innovativa che ha visto la luce durante il lockdown; la Fim nazionale ha lanciato un piano di formazione in e-learning con Skilla con l’obiettivo di offrire ai suoi dirigenti – operatori e delegati – un percorso di crescita della cultura e delle competenze digitali: una piattaforma formativa che ha coinvolto già 3000 persone.

La Fim inoltre non ha mancato di dare il suo contributo alle iniziative formative confederali attraverso la partecipazione dei propri dirigenti ai corsi organizzati dalla Confederazione a livello centrale al Centro Studi di Fiesole e a livello periferico nei corsi regionali e territoriali.

La Fim e il sociale

Coerentemente con lo sforzo di innovazione contrattuale e culturale, la Fim ha continuato a costruire in questi anni relazioni feconde con il mondo dell’associazionismo sociale, nel solco della propria storia fin dalle origini. Rigenerare la rappresentanza del lavoro vuol dire innanzitutto rispondere alle istanze di senso dei lavoratori e non solo ai loro bisogni materiali, rendendoli cittadini responsabili e consumatori previdenti, nella consapevolezza che lavoro, produzione e consumo devono rispondere a criteri di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Il linguaggio della rappresentanza del lavoro non può più essere separato dalla cittadinanza attiva, e ciò rende irrinunciabile uno scambio continuo e alleanze strategiche tra sindacato e associazionismo sociale. Voglio qui ricordare le più belle e importanti partnership costruite dalla Fim in questi anni che hanno arricchito la nostra azione sindacale e i percorsi formativi. Mi riferisco a NExT , di Leonardo Becchetti, per ciò che riguarda il ragionamento sul cambio di paradigma nell’economia e sul consumo responsabile; alla NCO (Nuova cooperazione organizzata) con Peppe Pagano, Giuliano Ciano e Simmaco Perrillo e ai ragazzi del Rione Sanità di Napoli di don Antonio Loffredo, impegnati sulle questioni della legalità e della valorizzazione del capitale civico e sociale come condizione per uno sviluppo sostenibile e duraturo; alla Casa della Carità di Milano di don Virginio Colmegna sulle questioni dell’accoglienza e dell’integrazione dello straniero, uno spazio dove anche la Cisl della Lombardia e di Milano hanno avviato una importante collaborazione per raggiungere le “periferie esistenziali”; ai Maestri di Strada e a Cesare Moreno, sull’emergenza della questione educativa; alla Cooperativa Eva sulle questioni di genere e sui perorsi di reinserimento al lavoro delle donne che hanno subito violenza; all’associazione Mappa Celeste di Alessandro Rosina sulla questione dei giovani e sui future lab intergenerazionali. Questi soggetti, insieme a molti altri che non ho citato, ci hanno aiutato in questi anni a ricomporre e rielaborare un quadro delle aspettative di rappresentanza e di risposte alle nuove domande di cittadinanza, dando maggiore forza, visibilità, progettualità e credibilità al sindacato. Rappresentando anche uno straordinario momento formativo per dirigenti, delegati e attivisti.

La Fim non è mai stata fuori dalla Cisl

Noi non siamo la Cgil, siamo la Cisl, come diceva Giulio Pastore e come recita il nostro Statuto, una Confederazione di Categorie, in cui la Confederalità diviene sostegno dell’interesse generale se è il frutto della sintesi di categorie autonome. L’autonomia delle categorie è un valore da preservare in tutti i suoi aspetti. La Cisl deve essere un punto di equilibrio per tenere insieme il patrimonio di categorie. Non esiste una Cisl forte senza categorie forti e autonome. L’autonomia è anche predisposizione alla Confederalità, impegno a sacrificare il proprio particolare per un qualcosa di più grande e importante. E in questi anni la Fim, tranne che per la vicenda del Commissariamento della Fp, spiegata più volte, ha sempre assicurato il proprio sostegno alla Cisl. Lo ha fatto con il suo stile, volendo discutere negli organismi ma poi facendo le assemblee, sostenendo le decisioni e le posizioni della Cisl, assicurando la massima partecipazione alle manifestazioni e alle iniziative.

La Fim è abituata a discutere, a dare il proprio consenso e sostegno, realizzando volantini di supporto e parlando con i delegati e i lavoratori. Il tutto nella convinzione che non esiste la Fim senza la Cisl e non esiste la Cisl senza la Fim. La Fim ha sempre fatto parte della Cisl, riconoscerlo e ricordarlo vuol dire apprezzare la storia di questi anni di migliaia di dirigenti e attivisti. Il campo di battaglia dei metalmeccanici è uno dei più duri, le assemblee, le iniziative sono spesso durissime. Le abbiamo sempre fatte per la Fim dentro la Cisl.

Dopo le mie dimissioni potevamo eleggere un segretario a maggioranza. Ma abbiamo voluto fare un’altra scelta. Una scelta che aprisse una fase nuova, una fase di rinnovo per consentire tutta la serenità possibile per affrontare, tutti insieme, l’autunno a cui stiamo andando incontro, un periodo in cui la Ue prevede 2 milioni di disoccupati, -11,2% del Pil e vertenze che si allontano sempre più dalla soluzione. Per non parlare di un complicatissimo Contratto da rinnovare.

Ho scelto, quindi, personalmente di prendere un’altra strada, che tenesse insieme l’autonomia della Fim e la rimozione degli ultimi 8 mesi di tensioni. La Fim non le merita e non se le può permettere se vogliamo bene ai lavoratori.

Per questo, io e Annamaria Furlan abbiamo concordato un segretario utile a tenere unita la Fim, come è sempre stata, e a proseguire il rinnovamento dei gruppi dirigenti.

La proposta di Roberto Benaglia è una proposta forte. Roberto ha avuto esperienze confederali, esperienze categoriali nella Fat e in Fai, ma avuto anche un’esperienza importante in Fim come Segretario Generale della Fim della Lombardia. Un bravo dirigente, un bravo contrattualista e, soprattutto, un uomo di saldi valori. La Fim Cisl è stata sempre unita in questi anni e la voglio lasciare unita, certo che potrà continuare a crescere e a rafforzarsi.

Ogni segretario generale ha il suo stile, le sue caratteristiche. Sono certo che con Roberto svaniranno rapidamente molte criticità che riguardavano il rapporto con la Confederazione e considero questo un grande valore per tutti.

La scelta di Roberto garantisce, non solo per la sua elezione ma per gli anni che avrete davanti, l’autonomia della Fim in un rapporto di maggiore cooperazione con la Cisl.

In questi giorni sono girate tante notizie sui blog e sui giornali, molte delle quali derubricabili alla stregua di grosse stupidità. Non ho voluto mai replicare e spero di non doverlo fare successivamente. Lascio quest’incarico senza che sia mai venuto meno il consenso e la fiducia della stragrande maggioranza dell’organizzazione e soprattutto con il grande affetto dei nostri delegati di fabbrica che in questi giorni mi ha letteralmente commosso. Nessuno mi ha costretto a fare nulla, saremmo arrivati alle scadenze naturali previste dallo Statuto.

Dall’altro lato è una condizione difficile. Ho messo in gioco tutto per il mio impegno Fim, sono stati anni in cui non ho mai smesso di lavorare, anche quando forse mi avrebbe fatto bene e avrebbe preservato le persone a cui tengo di più, la mia famiglia. Abbiamo, per scelta, partecipato ad iniziative esterne, ma senza anteporle mai alle vertenze, al rinnovo dei contratti, alla nostra crescente capacità di iniziative e alla formazione. Girano stereotipi continui, troppi libri, troppa tv, troppo protagonismo, in 6 anni ho l’elenco di tutte le assemblee, i presidi e i cortei, sono pronto a confrontarli anche in termini quantitativi con chiunque, con orgoglio peraltro perché sono stati i veri momenti di rigenerazione personale.

Ringrazio tutti gli iscritti, gli attivisti. Non ne parla mai nessuno ma abbiamo migliaia di attivisti che senza agibilità sindacali fanno un lavoro immenso. Ricordiamoci di questa parola, altri hanno i militanti, noi abbiamo gli attivisti. Persone straordinarie, donne e uomini che accanto all’impegno sindacale tradizionale, si attivano e attivano entusiasmo, passioni e impegno sincero.

Ringrazio tutte le delegate e i delegati della Fim, sono e saranno sempre la nostra forza. Oggi sono bravi contrattualisti, bravi organizzatori sindacali, sempre più forti nella comunicazione e nella visibilità interna ed esterna alla fabbrica. Il loro entusiasmo di questi anni è veramente un motivo d’orgoglio. In questi giorni da PortoVesme ho ricevuto un regalo che mi ha commosso, quello della “squadra 17”, la più attiva al presidio accampato davanti all’azienda da 7 anni, quella con cui in questi anni ho passato tutte le vigilie di natale.

Ringrazio tutti gli operatori e i segretari. Confesso di avervi fatto correre molto, vi ringrazio perché avete consentito che non divenisse una corsa solitaria ma un cammino collettivo, un impegno comune per fare grande la Fim e riportarla alla testa dell’iniziativa e dell’innovazione.

Ringrazio, la Fim Nazionale, tutta. In questi anni è maturata sempre di più la capacità di lavorare in squadra, superando assurde compartimentazioni. Ringrazio le persone che ho avuto più vicino perché sono quelle a cui ho chiesto di più.

Ringrazio chi era in Fim prima di me, tutti, nessuno escluso. Perché mi hanno consegnato questo patrimonio inestimabile che ho cercato con il mio contributo di rendere importante.

Ringrazio la Cisl che mi ha dato la possibilità di impegnarmi per promuovere giustizia insieme a tantissime altre persone. Ringrazio tutti i suoi dirigenti, anche quelli con cui ho avuto rapporti complicati, anche per mie responsabilità. Tutti mi hanno insegnato qualcosa.

Ho sempre considerato per prima la Fim e prima la Fim, ho sempre pensato, non me ne vogliano gli altri, che fosse il posto più bello dove fare sindacato.

Sapete, ho sempre detestato la retorica, quella di chi si autocertifica “uomo d’organizzazione” e poi mette sempre se stesso prima dell’organizzazione.

Ho sempre considerato un errore fare il sindacalista tutta la vita e, incrociando Statuto e Regolamento con il sistema contributivo previdenziale, in futuro sarà letteralmente impossibile. Fare il sindacalista deve essere sempre una scelta di libertà e volerlo fare troppo a lungo rischia di portarti a modificare l’organizzazione per garantire la propria eternità sindacale. E’ sbagliato, sono della scuola che considera il numero dei mandati di ogni dirigente non come il minimo garantito ma come il massimo consentito.

La vita della Fim, scandiva l’orologio della mia vita. Non saranno facili i prossimi mesi. A 50 anni ripartire da zero non è facile. Ho fatto questa scelta senza avere nessuna alternativa in mano. Mi hanno sempre insegnato l’importanza dell’esempio anche quando questo può far correre dei rischi. Rischi che vale la pena correre se si ama la libertà.

Ma è giusto e sano che in una vita ve ne siano diverse. Che ci sia sempre lo spazio per rigenerarsi, per un nuovo inizio che consenta di dare tutta la tua energia per le cose che sogni.

Sono sicuro che la Fim nel suo tratto distintivo etico non cambierà mai.

Un luogo che accoglie tutte le idee a patto che siano sempre argomentate e confrontate, dove chi ha la quinta elementare si trovi a suo agio con chi ha due master e viceversa, dove ognuno riconosca all’altro la fatica delle braccia e quella dello studio.

Che resti sempre un luogo che sappia custodire quello che Mauro Magatti chiama il “vuoto promettente” che non è altro che la libertà. Senza libertà si soffocano le energie e le idee migliori.

Avrei potuto utilizzare questa ed altre occasioni per puntare il dito, indicare responsabilità, torti e ragioni, ma che senso ha? Bisogna andare avanti e non fermarsi se si vuole bene davvero alla Fim.

Siamo e saremo sempre generativi solo se capaci di stimolare l’attivismo sociale e civile. Con il nostro stile che rifugge sempre la demagogia:
Noi sappiamo che la verità potrebbe essere sconcertante. Potrebbe essere necessario altro lavoro per affrontarla. Potrebbe essere controintuitiva. Potrebbe contraddire pregiudizi profondamente radicati. Potrebbe non essere consonante con ciò che noi e gli altri vorremmo fosse vero. Ma le nostre preferenze non determinano ciò che è vero. (Carl Sagan)

Indipendenti ma mai indifferenti. Sono contento delle tante testimonianze personali di fimmini che mi hanno ricordato nelle fabbriche e fuori di aver maturato la scelta sindacale dopo il nostro incontro personale. Ecco, ricordiamoci sempre di essere buoni motivi per portare le persone all’impegno e non per farlo cessare.

Abbiamo un paese bloccato e rassegnato e dobbiamo essere in direzione ostinata e contraria un buon motivo per gli altri per mettersi lo zaino in spalla e battersi per un mondo migliore.

Per quello che mi riguarda sono sicuro che mi darete sempre buoni motivi per fare il tifo per la Fim-Cisl. Fimmini si resta per sempre.

Non sono parole, per me è stato grande un privilegio lottare con tutti voi e ve ne sono grato. Vi assicuro che anche per me è troppo presto per attaccare lo zaino al chiodo, il mio impegno non verrà mai meno, ma fa bene cambiare reparto.

Lo farò portando nel cuore tutti voi e quanto abbiamo fatto tutti insieme, senza mai fermarsi, vi prego di mettere via la rabbia e la tristezza come nelle parole della parabola di ieri del seminatore quella che invita preparare la terra del proprio cuore per custodire la parola che porta frutto. E poi invita ad uscire, a darsi da fare con la fiducia e la speranza che il seme possa germogliare ovunque.

Grazie e W la Fim-Cisl

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