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Aziz Sadid, giornata internazionale del Migrante. Migranti: i diritti civili e politici non possono avere frontiere

18 Dicembre 2020

Comunicato Stampa

Roma, 18 Dicembre 2020

Dichiarazione del coordinatore nazionale immigrazione Aziz Sadid

Giornata internazionale del Migrante

Migranti: i diritti civili e politici non possono avere frontiere

La Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie tutela i lavoratori e le lavoratrici migranti e i loro familiari. È stata approvata dall’Assemblea generale dell’ONU il 18 dicembre 1990 ed è entrata in vigore il 1° luglio 2003.

La data del 18 dicembre è legata ad un grave fatto accaduto nel 1972, quando un camion che avrebbe dovuto trasportare macchine da cucire ebbe un incidente sotto il tunnel del Monte Bianco, persero la vita 28 lavoratori di origine del Mali nascosti nel camion. Viaggiavano da giorni diretti verso la Francia. Fatti simili a tanti altri accaduti in questi anni nei quali migliaia di persone hanno perso la vita alla ricerca di un mondo migliore, nel mare come sulla terra ferma: vite spezzate alla ricerca di un approdo esistenziale più stabile e sicuro.

Tali ragioni rendono il 18 dicembre un giorno importante, in quanto la Convezione definì i diritti civili e politici dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, tenendo conto della loro particolare situazione. La Convenzione contiene disposizioni riguardanti le violazioni della legislazione in materia di migrazione nonché divieti, tra cui il divieto di espulsione collettiva. Questa giornata ci suggerisce e impone la riflessione su un tema epocale, che in tempi di pandemia e di cambiamenti climatici assume un’importanza straordinaria dentro le politiche nazionali e continentali.

Dal Dossier Immigrazione, redatto dal Centro Studi e Ricerche IDOS, emerge che il totale dei migranti internazionali è di 272 milioni, più di 1 ogni 30 abitanti della Terra. Possiamo stimarne 1 miliardo, se si includono anche i migranti interni. Il numero maggiore viene ospitato dall’Europa (89,2 mln). Questo immenso popolo che si muove dalle proprie terre d’origine a causa di conflitti – i cosiddetti migranti forzati – è arrivato a quota 79.5 mln; tra queste persone il 40% sono bambine e bambini, a cui si aggiungono 24,9 mln di “migranti ambientali” destinati a crescere nel tempo visti i cambiamenti climatici in atto.

La Convezione in questione da trent’anni aspetta la ratifica da parte dei paesi dell’Unione Europea. Il lavoro, quello nero, malpagato e sfruttato, senza rappresentanza e diritti sindacali, rappresenta uno degli aspetti dell’immigrazione spesso irregolare, sui quali in Italia e in molti paesi Europei si stende spesso un velo di omertà. Ma i diritti non possono avere frontiere. La Convenzione costituisce un trattato internazionale globale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti, che a partire dagli appelli dell’OIL, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dovrebbe trovare dentro tutti gli stati dell’Unione Europea una applicazione.

La Fim Cisl ritiene importante e fondamentale la realizzazione di politiche efficaci verso i lavoratori migranti necessarie alla coesione sociale e alla costruzione di un’economia sostenibile, ciò a partire dalle ultime modifiche ai vari decreti in materia di immigrazione. L’immigrazione per un paese come l’Italia al centro delle rotte migratorie del continente africano e asiatico deve essere affrontata con lungimiranza, promuovendo una cultura della tolleranza e soprattutto dell’integrazione, ma anche di collaborazione tra gli Stati, fornendo aiuti all’autodeterminazione dei popoli a partire dall’istruzione. La pandemia sta lasciando segni e ferite sulle nostre relazioni umane che spesso ci fanno dimenticare l’interdipendenza tra gli esseri umani e la prospettiva di un destino comune. Questo tempo si presenta a noi come una grande opportunità da non sprecare, nella consapevolezza che la pandemia da Covid_19 ha origine negli squilibri creati dalla distruzione dell’ecosistema da parte dell’uomo. Affrontare l’emergenza climatica e la questione ambientale, salvaguardare la biodiversità, vuol dire contestualmente redistribuire più equamente le risorse e ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, per rendere il nostro pianeta più giusto e più accogliente.

Ufficio Stampa Fim Cisl

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