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COSA CI DICE IL NUOVO CONTRATTO DEI METALMECCANICI

17 Febbraio 2021

di Roberto Benaglia – Segretario generale Fim Cisl

Avvenire – 17 febbraio 2021

Il rinnovo di pochi giorni fa del contratto di lavoro per 1,6 milioni di metalmeccanici è un fatto che va oltre il recinto delle relazioni industriali. Parla al Paese dei profondi cambiamenti che il lavoro e le relazioni impresa-lavoratori stanno vivendo nel pieno di una pandemia.

Solo la tenacia e la fantasia contrattuale dei negoziatori hanno permesso di rinnovare, dopo 15 mesi di trattativa, un contratto ricco sia di aumenti salariali che di nuove tutele. E questo, nell’anno in cui la produzione industriale del settore è calata del 15%, la crisi sociale e le incertezze restano irrisolte e la pandemia continua a falciare centinaia di morti al giorno.

Il contratto rinnovato è tutt’altro che difensivo o un compromesso al ribasso. I 122 euro medi di aumento negoziati per i prossimi 3 anni e mezzo incrementano i salari del 6,15%, più del doppio dell’inflazione prevista, e ad essi si accompagnano concrete conquiste ed impegni in tema di formazione continua, salute e sicurezza, welfare e partecipazione, ma soprattutto una storica riforma degli inquadramenti professionali.

Perché industriali e lavoratori hanno seguito questo schema e hanno sostenuto un tale risultato?

A mio parere questo importante risultato è figlio della dura esperienza dell’ultimo anno. Impresa e lavoro infatti non hanno esitato a stringere un’alleanza per tenere aperte e in sicurezza le fabbriche metalmeccaniche legate sempre più alle filiere di fornitura internazionale che generano più alte catene del valore. Capi del personale e sindacalisti hanno toccato con mano e imparato che i pericoli veri sono esterni. Cooperare insieme è stato fondamentale per la sicurezza e per mandare avanti il lavoro ma anche per gestire i cambiamenti tecnologici e organizzativi in atto nel mondo del lavoro che la pandemia ha accelerato, basti pensare allo smart-working.

Ed ecco allora un contratto che nasce all’insegna del “valore del lavoro” da riconoscere, che Federmeccanica con intelligenza definisce “un investimento nel dialogo continuo e fattivo”, che si incardina su una “riforma”, (una parola, questa, che il Paese deve adottare con la partenza del governo Draghi) quella della professionalità, nella quale sparisce ogni distinzione tra operai e impiegati. E’ un contratto quindi che mette al centro le caratteristiche attive del lavoro: formazione, competenze, confronti preventivi. Tutte risposte alle sfide moderne del lavoro che sta cambiando, materie fino a 10 anni fa ai margini delle relazioni sindacali.

Nel contempo il Contratto risponde in modo forte anche alla questione salariale. Un tema presente e sentito in Italia. E lo fa non contro il “Patto per la Fabbrica” ma andando oltre, perché misurare e riconoscere il valore del lavoro e le competenze è un tema moderno che va lasciato in mano alla contrattazione settoriale.

Inoltre è molto importante il fatto che questo contratto segni una concreta inversione di tendenza nell’attenzione ai giovani. L’aumento del contributo aziendale per la pensione complementare “solo” per gli under 35, segna una attenzione particolare verso i giovani lavoratori, riconoscendo tutele di welfare per il loro futuro. Come pure l’introduzione di importanti misure a tutela delle donne vittime di violenza.

E’ passato tanto tempo da quanto i metalmeccanici scendevano a Roma per far cadere i governi. Oggi mentre il Paese è fermo ad attendere di ripartire verso un governo che pare essere l’ultima chance di modernizzazione, i metalmeccanici con la contrattazione danno una risposta concreta e responsabile che guarda con fiducia alla ripartenza del Paese.

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