Ex-Ilva: fermare la chiusura dell’area a caldo, difendere ambiente, salute e lavoro attraverso produzione green.
COMUNICATO STAMPA
Dichiarazione del Segretario generale FIM CISL Ferdinando Uliano e del Segretario nazionale FIM CISL a Valerio D’Alò.
Ex- Ilva: fermare la chiusura dell’area a caldo, difendere ambiente, salute e lavoro attraverso produzione green.
Si è tenuto oggi il vertice istituzionale a Palazzo Chigi sulla vertenza industriale, nel corso del quale il sindacato ha ribadito con fermezza la totale contrarietà a qualsiasi ipotesi di spegnimento e chiusura dell’area a caldo. Una decisione di questo tipo avrebbe un impatto sociale devastante, innescando una crisi occupazionale ingestibile per migliaia di famiglie.
I dati attuali parlano di una situazione allarmante: sono circa 4.200 i lavoratori a rischio diretto, di cui 2.500 già interessati da lettere formali e 1.700 legati all’indotto. Complessivamente, considerando anche la cassa integrazione e l’indotto allargato, la crisi coinvolge circa 10.000 lavoratori, a fronte di una prospettiva di ricollocazione in aree dismesse o in percorsi di reindustrializzazione che appaiono oggi del tutto inadeguati e irrealistici solo su carta.
Per quanto riguarda la FIM quello che bisogna fare è: il ritiro immediato dei licenziamenti; la tutela della continuità produttiva attraverso un piano straordinario che superi il ciclo a carbone passando a quello elettrico.
L’area a caldo deve restare attiva ma rispettando ambiente e salute, senza nuocere a lavoratori e cittadini.
Spegnerla prima di realizzare i nuovi impianti a ciclo elettrico e i piani di transizione significa condannare lo stabilimento alla morte industriale insieme a tutto il territorio, pregiudicando anche la tenuta economica dell’indotto a freddo. C’è poi il tema del rafforzamento degli ammortizzatori sociali, della formazione e degli strumenti straordinari che devono essere disponibili ed esigibili per salvaguardare tutti i lavoratori di Adì in A.S Ilva in A.S, appalto e indotto, oltre a misure che salvaguardino la sicurezza dei lavoratori che operano all’interno dei siti.
La drammaticità della situazione richiede ammortizzatori adeguati e tutele forti per tutti i lavoratori, sia diretti che dell’appalto, accompagnati da veri piani di formazione per la transizione ecologica. Infine non è trascurabile la questione delle bonifiche senza produzione. L’esperienza di altre situazioni, Bagnoli ricorda, dimostra che la chiusura degli impianti, senza programmi per avviare le bonifiche, si traduce spesso in decenni di attesa e degrado. Le bonifiche funzionano e si integrano se c’è un’attività produttiva attiva a sostenerle.
Il sindacato chiede al Governo e alle istituzioni di assumersi la massima responsabilità di un piano straordinario che coniughi tutela della salute, rispetto dell’ambiente e salvaguardia della produzione e dell’occupazione, scongiurando forzature che comprometterebbero irreversibilmente il futuro del polo industriale e di un intero territorio.
La mobilitazione continuerà ad essere alta fino a quando non arriveranno risposte concrete e vincolanti per la salvaguardia dei posti di lavoro.
Roma, 8 settembre 2026 Ufficio Stampa Fim Cisl Nazionale