Solidarietà FIM-CISL agli operai dei cantieri navali di Alessandria d’Egitto sotto processo militare

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I lavoratori della Alexandria Shipyard Company (Fonte: Daily News Egypt)

Raccogliendo l’appello ai sindacati di tutto il mondo il segretario generale della FIM-CISL, Marco Bentivogli e il responsabile dell’Ufficio Internazionale, Gianni Alioti hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Araba Egiziana, Abdelfattah al-Sisi e ai ministri del Lavoro e degli Affari Esteri, esprimendo la solidarietà dei metalmeccanici italiani con gli operai dei Cantieri Navali di Alessandria, sui quali pende un verdetto della corte militare.

In attesa di una sentenza, i lavoratori dovranno ancora subire un periodo di detenzione in condizioni orribili, semplicemente per essersi organizzati per un miglioramento della paga e delle condizioni lavorative. I ventisei operai sono stati denunciati e mandati a processo dopo che la polizia militare a maggio di quest’anno li aveva circondati e arrestati con l’accusa di “incitamento allo sciopero”.

I fatti risalgono al 22 e 23 maggio quando i ventisei operai avevano partecipato ad un sit-in pacifico sul posto di lavoro, insieme alla maggior parte dei loro 2500 colleghi. Le principali richieste dei lavoratori erano l’innalzamento dei salari al livello del salario minimo nazionale di 1200 lire egiziane al mese (circa 120 euro al cambio attuale), il versamento dei dividendi arretrati sui profitti dell’azienda, dei bonus annuali per il mese di Ramadan e l’assicurazione sanitaria, oltre alla richiesta di far ripartire la produzione su alcune delle linee dell’impianto.

Fondata come impianto civile decenni fa la Alexandria Shipyard Company è stata acquisita dal Ministero della Difesa nel 2007, ed è quindi di fatto proprietà delle Forze Armate, che in Egitto hanno interessi diretti non solo nell’economia bellica, ma anche in molti settori della produzione industriale, delle infrastrutture, dell’edilizia, ecc.

Il processo ai lavoratori è cominciato il 18 giugno, e una seconda udienza si è tenuta proprio lunedì presso la Corte Militare di Alessandria. La prossima udienza è stata nuovamente rinviata al 18 settembre.

“Portare a processo i lavoratori dei cantieri navali di Alessandria in una corte militare è una pura violazione delle convenzioni internazionali, di cui l’Egitto è firmatario” nota la lettera. “Queste convenzioni affermano il diritto dei lavoratori a protestare pacificamente, oltre che la libertà di espressione e il diritto a intavolare trattative per realizzare le proprie legittime richieste per salari giusti e condizioni di lavoro dignitose”.

Il mondo dell’attivismo sociale egiziano è già impegnato in una vasta campagna di solidarietà, che in Egitto ha raccolto centinaia di adesioni da sindacalisti e attivisti politici, aderenti a un documento in difesa dei 26 lavoratori. Il 15 agosto al Cairo si è tenuto un incontro pubblico per dare ulteriore visibilità e allargare il movimento di solidarietà.

La lettera, inviata anche per conoscenza anche al Ministero degli Affari Esteri italiano e all’Ambasciata italiana in Egitto, condanna l’uso dei processi militari contro lavoratori che hanno semplicemente esercitato il proprio diritto di organizzarsi e difendere collettivamente le proprie condizioni di lavoro e chiede l’immediata scarcerazione dei 26 operai dei cantieri navali di Alessandria d’Egitto.

Mobilitarsi in solidarietà con i lavoratori e i sindacati indipendenti egiziani è la forma più coerente con cui ricordare la figura del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni e continuare l’impegno insieme alla sua famiglia affinché, sul suo atroce assassinio di Stato, venga fatta verità e giustizia!

Fim-Cisl solidarity letter with Egyptian workers (link lettera inviata)

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