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DiMaio vuole chiudere l’Ilva e cerca qualcuno che lo faccia al posto suo – Il Dubbio, 25 agosto 2018

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DiMaio vuole chiudere l’Ilva e cerca qualcuno che lo faccia al posto suo 

Il Dubbio,  25 agosto 2018 – di Simona Musco

 

Di Maio vuole chiudere l’Ilva e cerca qualcuno che lo faccia a posto suo”

Sull’Ilva il ministro del lavoro Luigi Di Maio parla di “delitto perfetto” da parte del governo precedente e, in particolare, del suo predecessore Carlo Calenda. La procedure per l’aggiudicazione della società, afferma il ministro, è “piena di vizi e di illegittimità”, ma secondo Di Maio, che ha secretato il parere dell’Avvocatura, “non si può annullare”, in quanto deve sussistere anche la “tutela dell’interesse pubblico concreto e attuale”. Un nonsense, un delirio perfetto dice al Dubbio Marco Bentivogli, segretario generale dei metalmeccanici Fim Cisl, secondo cui il delitto perfetto “è quello che sta commettendo ora il governo, cercando qualcuno che si assuma la responsabilità di chiudere l’Ilva senza farlo in prima persona”.

Cosa sta accadendo davvero con il bando Ilva?

Di Maio non vuole assumersi la responsabilità di chiudere l’azienda, cercando qualcuno che lo faccia al posto suo. In realtà sia l’Anac, alla quale Di Maio aveva chiesto un parere, sia l’Avvocatura dello Stato dicono che il ministro ha la facoltà di annullare la gara, se lo ritiene opportuno. Cercare qualcuno che l’annulli al posto suo è ridicolo e dire che la legge non prevede l’annullamento è più un nonsense che un ragionamento logico.

Il ministro ha secretato il parere, ma un precedente pronunciamento dell’Avvocatura, richiesto da Calenda, aveva ritenuto inammissibili i rilanci. E’ possibile che oggi dica il contrario?

Mi sembra singolare che la stessa Avvocatura dica una cosa sullo stesso argomento a giugno del 2017 e che ad agosto 2018 dica l’esatto contrario. E’ un’ipotesi inverosimile.

Quindi il parere è stato tenuto segreto perché conferma le parole di Calenda?

Ovviamente non posso dirlo, non avendo letto, ma credo che il senso sia più o meno questo. Non so se Di Maio abbia in mente che qualcuno possa partecipare a una eventuale riapertura della gara: le cordate che si sono presentate alla gara sono comunque quelle. Il fatto di aver secretato il parere, poi, è una cosa che va contro la tanto militata trasparenza sulla quale si fonda il M5s. Il ministro ha annunciato che verrà reso pubblico il 7 settembre, ma lo farà solo perché in tanti stanno facendo accesso agli atti.

Tornerete al tavolo delle trattative?

Noi non rifiutiamo mai le trattative, ma come possiamo farne una con un acquirente che il ministro considera illegittimo? Al sindacato sta a cuore l’occupazione, ma anche l’ambiente e fare in modo che la produzione di acciaio non provochi inquinamento, cosa che con la tecnologia è possibile. Ma lo scaricabarile costante sta portando di fatto a chiudere l’Ilva senza averlo deciso.

Qual è la situazione attuale?

La produzione è crollata, riducendosi da 9 milioni a 4 milioni di tonnellate all’anno. Le opere sono rallentate e il mercato dell’acciaio, molto competitivo, in questa fase si sta rivolgendo altrove. Questo vuol dire che per fabbricare le auto italiane oggi siamo costretti ad importare acciaio dalla Germania, in barba al sovranismo tanto sbandierato, mentre con Ilva terremmo lavoro nelle nostre fabbriche. Questo governo sta facendo quindi un grosso regalo alla Germania. Lo stabilimento è in una fase di ripiegamento complessivo.

Dal punto di vista ambientale quali sono le conseguenze?

La mancata cessione a un privato industriale sta portando a non ottemperare alle prescrizioni dell’Aia, che sarebbero state necessarie e che avevamo chiesto di accelerare. E’ un atteggiamento che sta facendo male all’occupazione, al rilancio industriale e all’ambiente.

Quanti posti sono a rischio?

Si parla di 14mila lavoratori, più altri 7mila di indotto. Ma il problema è che noi siamo un paese povero di materie prime e se perdiamo l’industria primaria del manifatturiero metalmeccanico, che è il 52 per cento dell’esportazione italiana, diventiamo un paese che perde sovranità industriale.

Qual è la sua opinione su questo governo?

Sulle infrastrutture c’è un atteggiamento anti-industriale. Il nostro era già un Paese malato di irresponsabilità, assumere anche una connotazione anti-industriale rischia di farci diventare un paese che fa eternamente autogol. Abbiamo un surplus di bilancia commerciale molto elevato grazie alle esportazioni, che sono principalmente manifatturiere e se non si capisce che quel poco di benessere che c’è viene da queste esportazioni e che va migliorato l’habitat per imprese e lavoratori vuol dire che non si ha bene in mente che Paese si sta governando. L’atteggiamento del governo è costantemente elettoralistico, non serve a risolvere i problemi, come anche nel caso dell’immigrazione. Sicuramente c’è una questione d certezza del diritto, si batte la criminalità con la riforma della giustizia per avere certezza della pena ma pensare di risolvere un problema che prevede delle politiche di lungo respiro e anche di carattere demografico con giochini abbastanza sadici sulle navi da sequestrare ogni volta è bullismo, un modo per convincerei poveri che la causa dei loro disagi sono le persone ancora più povere. Questo gioco, nel breve periodo, funziona, ma alla fine la gente si stuferà di vedere un governo che fa queste cose e non si occupa di rendere più sicuri gli italiani pensando alle tante altre cose che bisognerebbe fare in questo Paese. Quando sale lo Spread puoi indicare ad un analfabeta che è un complotto ma a maggio nell’asta dei btp gli investitori hanno portato via dall’Italia 34 miliardi, a giugno altri 38. Tutti considerano sempre meno affidabile l’Italia come luogo dove investire e quando saliranno le rate dei mutui da pagare, le bugie avranno le gambe corte.

Siamo a due settimane dalla scadenza della proroga dei commissari. Cosa ci aspetta?

L’atteggiamento è quello delle tre carte: c’è chi dice di voler chiudere e chi dice di voler tenere aperto lo stabilimento. Nel percorso già difficile per arrivare all’accordo. Di Maio ha indebolito il nostro potere contrattuale, provando a scaricare il barile anche addosso al sindacato e all’azienda. Ma come può il sindacato fare una trattativa con un’azienda che ha vinto una gara considerata illegittima? E’ chiaro che se entro il 15 settembre le cose non cambiano o l’azienda verrà ceduta senza accordo sindacale o si dovrà prorogare il commissariamento e rifinanziarlo con il dodicesimo decreto, bel capolavoro a spese dei contribuenti. Il pasticcio di questi 4 mesi è di chi sta al governo e si comporta come se fosse all’opposizione, continuando a fare campagna elettorale.

Ieri ha polemizzato con il programma Agorà dopo essere stato silenziato quando in studio è comparso Di Maio proprio per parlare di Ilva. Secondo lei è il sintomo di un problema nell’informazione?

Penso che sia un tema serio nel giornalismi italiano. Lo stile del giornalismo watchdog, cane da guardia pubblico e contro l’illegalità di qualsiasi potente si sgretola nell’imposizione di monologhi senza contradditori.  Dicono che sia una condizione imposta dal responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi. Se ciò è vero, il problema è anche di democrazia. Se Di Maio non si confronta, vuol dire che non ha argomenti forti. Per questo ha fatto più conferenze stampa che incontri sindacali. Ma la democrazia è altra cosa e il giornalismo libero ne è una condizione essenziale.

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