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INTERVENTO ELEZIONE SEGRETARIO GENERALE FIM CISL

14 Luglio 2020

Carissime amiche e amici del Consiglio Generale,

accetto con grande disponibilità, responsabilità ed anche orgoglio la carica di segretario generale della Fim Cisl che con il vostro voto mi avete appena conferito, consapevole anche della grande storia che questo ruolo porta con sé.

Avete espresso un livello di consenso molto alto nei miei confronti. Vi ringrazio di cuore per la fiducia manifestata. Cercherò di farne un buon uso, al servizio della Fim. Ma la mia segreteria generale è chiamata a misurarsi da subito su obiettivi più decisivi rispetto al mio consenso personale. Puntare a un sereno livello di confronto reciproco dentro la nostra organizzazione è oggi vitale. Rilanciare fiducia e consenso comune tra i fimmini è il primo obiettivo della mia gestione, per continuare a fare della Fim Cisl la splendida esperienza sindacale che da molto tempo rappresenta. Io non potrò realizzare tutto ciò da solo. Avrò molto bisogno di voi e vi chiedo da subito che il consenso nei miei confronti, proprio perchè sincero, si tramuti in una grande disponibilità vostra in questa direzione. Ognuno di voi può e credo debba fare passi fondamentali per questo risultato. Riconoscetevi ancora di più fra voi, per cooperare e non per distinguervi, e questo voto avrà trovato il suo valore politico vero.

L’incontro di oggi ci fa ritrovare dopo mesi molto duri. Anche questo rende quella di oggi una bella giornata per la Fim. Il distanziamento fisico, non sociale, che abbiamo sofferto non vi ha impedito di mettere in campo un impegnativo sforzo per sostenere le lavoratrici e i lavoratori in una stagione di inedite difficoltà. Il sindacato, metalmeccanici in testa, resta il più grande social network del ‘900 che pur in questa insidiosa modernità ritrova sempre le ragioni del suo essere. Fare sindacato nel 2020 richiede sforzi straordinari. Le persone che si rivolgono a noi hanno bisogno di risposte e soluzioni, ma oggi soprattutto di relazioni, di sguardi e di sostegno. Su questo la Fim sa dare il meglio di se stessa. Fare sindacato dal vivo continua ad essere indispensabile.

Assumo questo incarico in un momento unico e non facile della stagione sindacale dei metalmeccanici.

La pandemia e i conseguenti provvedimenti di confinamento hanno scatenato una verticale crisi nella produzione industriale del nostro settore, la più acuta in questo momento dal dopoguerra. Accanto all’accumularsi di casi di crisi che impattano importanti nomi del settore, tutte le filiere, i settori e le Pmi soffrono con scarsi segnali di recupero.

I dati Istat di venerdì scorso confermano la vera e propria “voragine produttiva” che si è creata dentro la complessa filiera metalmeccanica italiana. Difendere i posti di lavoro e l’apparato manifatturiero del Paese è oggi la nostra principale sfida. Per questo ci rivolgiamo in prima battuta ai nostri attivisti, delegati, sindacalisti per continuare in questo frangente a guidarli e farli lavorare al meglio per il bene dei lavoratori. Cgil Cisl Uil si stanno impegnando molto nel chiedere ed ottenere misure di sostegno sociale, e noi siamo con loro. Ma non basterà pensare di allungare all’infinito ammortizzatori e blocco dei licenziamenti per tutelare i metalmeccanici. Il tempo va usato per creare nuove risposte. Anche perché nel frattempo giovani, i nostri figli e lavoratori a termine stanno già pagando il prezzo di questa crisi. Mi rivolgo quindi subito a Fiom e Uilm, a cui indirizzo un mio sincero saluto, per fornire loro la disponibilità ad incontrarci a brevissimo, per confrontarci su come insieme possiamo contribuire a definire proposte innovative ed utili per il rilancio del settore, per ridare slancio a investimenti nuovi e per la migliore tutela dell’occupazione.

Abbiamo aperto un rinnovo contrattuale quantomeno complicato stante la congiuntura attuale. Non è il giorno nel quale occuparcene nei dettagli, ma lasciatemi dire che se le relazioni sindacali sono state un punto centrale e utile dentro le aziende durante la fase acuta della pandemia per gestire lavoro in sicurezza, flessibilità produttive, lavoro agile, ammortizzatori e molto altro, noi non accetteremo che sul piano nazionale le relazioni sindacali restino ferme. “Contrattare è il nostro mestiere”, questo è un nostro comandamento e la contrattazione non va in cassa integrazione, nemmeno sul piano del rinnovo del ccnl.

Continueremo quindi a interpretare i prossimi già immediati appuntamenti di confronto negoziale con Federmeccanica e Assistal con l’obiettivo di far avanzare la trattativa e di farla decollare nel merito.

Noi non viviamo il Patto per la Fabbrica stipulato con Confindustria che regola la contrattazione collettiva dal 9 marzo 2018 (l’unico 9 marzo a cui un fimmino deve guardare) come una camicia di forza, ma come un punto di riferimento per innovare non solo in tema di salari ma anche di welfare, formazione, politiche attive.

Il confronto diretto con le controparti confederali e settoriali va intensificato alla ricerca di proposte comuni e di nuove intese per rispondere alle tante criticità del lavoro oggi. Solo così si può poi pensare a come meglio incidere comunemente sulle scelte governative.

Il nostro paese soffre oggi di uno squilibrio tra le mai così tante risorse pubbliche a disposizione e i pochi progetti concreti e riformatori per spenderle bene. Si tratta di una anomalia tutta italiana che il sindacato deve correggere premendo sul governo per ammodernare il sistema di tutele, di incentivi pubblici all’economia, agli investimenti e ai consumi.

Avremo modo di ragionare insieme su tutto ciò. Non è infatti oggi il giorno dei programmi. Il mio principale impegno, insieme a voi, sarà quello di continuare a fare della Fim, come sempre è stata, un sindacato moderno, educatore, capace di rappresentare, contrattare e risolvere, attento al cambiamento non per moda, ma per la voglia di innovare le regole del lavoro, per migliorare la condizione e le tutele dei metalmeccanici. Il lavoro che cambia è la frontiera sulla quale la Fim, anche con la guida innovativa di Marco Bentivogli, ha saputo posizionarsi e che dobbiamo continuare a percorrere. Sempre più si lavora senza vincoli di spazio o di tempo, per obiettivi più che a ore, con competenze da accrescere, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra vita e lavoro. Marco è stato in questo senso un dirigente coraggioso, riformista, dinamico, comunicativo. Lì dobbiamo stare, cercando di tenere insieme visione e piedi per terra, innovazione e soluzioni contrattuali.

La Fim in questi anni ha fatto molto. Marco ne ha giustamente parlato, voi tutti ne siete stati protagonisti, non tocca a me aggiungere e ripetere. La Fim Cisl deve rimanere un sindacato trasperente, aperto al sociale, denso di valori e pieno di senso per tutti coloro che vogliono impegnarsi, per continuare a ribadire in un mondo (anche del lavoro) dove individualismo, disillusione e anche cinismo sembrano troppo condizionare le opinioni e le relazioni sociali, che è possibile puntare tramite il nostro sindacato a costruire una società italiana più giusta e più solidale, che combatte davvero le discrimazioni e le disuguaglianze e che opera in ogni parte del paese per costruire lavoro dignitoso per tutti.

Per ognuno di noi fare il sindacalista è un bel modo di interpretare la vita oltre che i nostri valori. Abbiamo bisogno che anche socialmente questo sia visibile, abbiamo bisogno di attrarre talenti e generare nuovi militanti.

Ma per fare bene la Fim non dobbiamo perdere di vista i fondamentali di ogni agire sindacale: fare bene organizzazione e contrattazione sono le 2 principali, prioritarie e più importanti direzioni sulle quali l’azione nostra deve continuare a correre e che vanno tenuti al centro del nostro comune lavoro sindacale. Dobbiamo insieme curare e migliorare qualità e quantità della nostra rappresentatività (proprio nell’anno tra l’altro in cui, come sapete, saremo ufficialmente misurati). Dobbiamo fare della contrattazione collettiva, a partire da quella decentrata, il cantiere più attivo e fertile per interpretare con nuove risposte le trasformazioni del lavoro.

Altrettanto importante è sempre più comunicare e farci percepire dai nostri militanti così come dal sempre più complesso mondo esterno di interlocutori e controparti. La Fim ha fatto molto bene in questi anni. So già che su questo piano sarò confrontato e ho davanti a me prove non facili. Ma noi tutti insieme ci impegneremo perché tutta la Fim rimanga un sindacato visibile e influente.

Ed è proprio nel nome delle impegnative sfide che ci attendono già nei prossimi giorni e settimane che vi chiedo con forza maggiore disponibilità a ricercare equilibrio e condivisione nel nostro stare insieme.

Vi chiedo anche di darmi modo di entrare nel vivo della vita di una grande organizzazione sindacale che io ritrovo molto cambiata (per fortuna) dopo 12 anni. Datemi modo e datemi una mano. Io da subito metterò a disposizione di questo progetto tutte le mie energie e risorse.

Abbiamo tutti bisogno di guardare avanti a una nuova stagione. Misureremo insieme già a breve questa comune responsabilità.

E’ una pagina che dobbiamo scrivere insieme. Non è questo un tempo supplementare di una partita già svolta. E’ un tempo nuovo, non una parentesi, tutto da proiettare in avanti.

Anche per questo, oltre che per le dure prove sindacali che ci attendono, non possiamo permetterci di non essere una squadra.

Vedete a me piace molto il ciclismo, anche perché ho sempre pensato che è lo sport che più assomiglia all’azione del sindacato. Il ciclismo è sudore, fatica, sacrificio. E’ anche fare sindacato bene è sudore, fatica e sacrificio. La bicicletta ti restituisce tutto quello che ci metti come impegno, e anche il sindacato ti da indietro solo quello che tu sai portare avanti.

Ma soprattutto il ciclismo mi piace perché è l’unico sport individuale in cui vinci se hai una squadra forte con te. Si contano sulle dita di una mano i campioni capaci di vincere da soli. Si vince nel ciclismo solo se hai avuto la migliore squadra a disposizione. E nel ciclismo, come nel sindacato, capita poi che quella particolare tappa, come quella particolare vertenza, sia più adatta ad un compagno di squadra e allora è il capitano che quel giorno sa dire “vai, oggi corriamo per te e perché tu vinca per noi”. E nel ciclismo capita anche la giornata in cui il capitano va in crisi di fame e allora i gregari si fermano a passargli gli zuccheri e a tenerlo in scia per non fargli perdere secondi preziosi. Questo è il sindacato che sa fare squadra non a parole e che vorrei realizzare per sudare insieme a tutti voi.

La Fim Cisl è un sindacato in sana e leale competizione nel mondo della rappresentanza sindacale presso i metalmeccanici. Vogliamo, come sempre, aumentare iscritti e consenso tra i lavoratori, migliorarci nei rinnovi delle RSU e continuare a qualificarci con proposte innovative e moderne per contribuire con più Fim alla azione unitaria che con Fiom e Uilm vogliamo in questo complicato frangente storico portare avanti.

La Fim Cisl non è un sindacato in competizione dentro la Cisl. Noi metalmeccanici abbiamo autonomia e originalità nell’azione sindacale; la vogliamo coltivare e la esprimeremo aumentando il nostro livello di dibattito e di elaborazione, per un indispensabile leale confronto con la Confederazione, con le altre categorie, a partire da quelle del manifatturiero, con Usr e Ust. Anche quando avremo visioni e posizioni articolate, le esprimeremo con l’obiettivo di costruire sintesi e non contrapposizioni.

La grave crisi industriale che ha investito il settore metalmeccanico ci chiede un salto di qualità anche nei rapporti interni dentro la confederazione. Se qualcuno di voi pensa di poter salvare posti di lavoro agendo da solo come Fim, gli diciamo da subito bravo. Credo invece che ogni significativa vertenza industriale ed occupazionale ci impone di avere ad ogni livello le Cisl al nostro fianco con apertura e spirito di collaborazione reciproco. Questo faremo da domani.

Avendo avuto la fortuna, come dice un mio amico, di girare con diversi incarichi tutto il condominio della Cisl, vi posso garantire di aver toccato con mano come la nostra Confederazione continua ad essere un sindacato di categorie verticali molto ricche di esperienze ed articolate proprio come articolato è oggi il mondo del lavoro ormai non più novecentesco. Ne riparleremo, ma guardate che se la Fim saprà sviluppare un pensiero laterale capace di dialogare e confrontarsi con le altre categorie, avrà modo di cogliere molti spunti nuovi e di crescere.

Alla Confederazione noi chiediamo certamente dinamismo, iniziativa politica, attenzione al lavoro che rappresentiamo ed esprimiamo, apertura, sostegno verso chi opera in prima linea come noi. Consapevoli che oggi la prima linea sindacale non è fatta solo di assemblee o manifestazioni, ma magari è fatta anche da un recapito del nostro patronato nel quale un metalmeccanico possa trovare una adeguata tutela per se e la sua famiglia. E analogamente alla Confederazione noi offriamo confronto, sostegno, dialogo, perché questo è il tempo delle sfide difficili e la nostra capacità di rappresentare ha bisogno di un ambito confederale in cui essere coinvolti.

In merito alla composizione ed elezione della segreteria nazionale, tutti voi sapete che i tempi iperveloci con i quali sono stati messi in campo la mia disponibilità e il consenso sul mio nome, nonché il mio rientro dopo ben 12 anni nella Fim costituiscono più che giustificate motivazioni per chiedere da parte mia a questo Consiglio Generale di darmi tempo, per poter parlare nella mia nuova veste con i segretari uscenti e con l’organizzazione, per valutare da parte mia la migliore proposta e su questa effettuare una consultazione efficace. Non poteva andare diversamente, era questa l’unica strada utile. Passaggi di questo tipo richiederebbero più tempo per ascoltare, decantare e per permettermi di rendermi meglio conto direttamente della situazione. Mi servirebbe tempo, per me sarebbe tutto più utile e comodo. Ma gli impegni che abbiamo sul fronte esterno non ci danno tregua e tempo e ci impongono di essere veloci.

Chiedo pertanto alla presidenza del Consiglio Generale di sospendere alla fine dei lavori di oggi lo stesso e di aggiornarlo al 28 luglio prossimo.

Sarà mia cura nel frattempo dialogare e formulare una proposta che tenga insieme le esigenze di coesione, avvio del rinnovamento e competenze su cui consultare l’organizzazione. Approcciatevi a questo passaggio con disponibilità e senza veti. Se il vostro sostegno che continuate a garantirmi molte volte a parole è concreto, siate aperti e responsabili.

Chi un poco mi conosce sa che proverò a gestire questo nuovo ruolo, a partire da questo primo passaggio sulla costituzione della segreteria nazionale, con il mio stile di sempre: ascoltare, dialogare, fare sintesi, stare sul merito, ma alla fine decidere. Sta a ognuno di voi per le proprie responsabilità decidere già dalle prossime ore in che modo incrociare il confronto con questo mio stile.

Saluto e ringrazio Marco per l’impegnativo e intenso lavoro che in questi anni ha caratterizzato la sua gestione e per aver sinceramente e significativamente sostenuto la mia candidatura. Non tocca a me oggi decifrare o rappresentare cosa è stato Marco Bentivogli per la Fim Cisl. Marco è stato da sempre un sindacalista significativo, presente, pieno di azione. Ha saputo stare sulla frontiera di innovazione e di autonomia che la Fim ha sempre ricercato. Mi piace, oggi che lascia, sottolineare tra le tante cose fatte l’importante sua prima densa attività di coordinatore della Fim Giovani, tramite la quale sono passati un numero importante di delegati, attivisti e dirigenti, diversi qui oggi presenti. Rigenerare l’organizzazione e le persone che la animano è una delle caratteristiche indispensabili e più motivanti che dobbiamo continuare a coltivare, anche nel solco del lavoro tracciato da Marco.

Quando un segretario generale termina il proprio percorso penso che non dobbiamo mai guardare alla eredità che lascia. Le eredità sono spesso fonte di spartizioni e anche divisioni. Io penso che di ogni dirigente dobbiamo saper scovare e far fruttare il patrimonio che ci consegna. Il patrimonio che Marco lascia alla Fim è rilevante. Sarà non solo nostra ma anche mia cura poterlo utilizzare per il bene e il valore della nostra organizzazione.

Saluto e ringrazio Annamaria Furlan anzitutto per il tenace lavoro che sta svolgendo in questo 2020 con tutta la sua squadra per condurre il sindacato nel dialogo con Governo e controparti per fronteggiare gli effetti gravosi che la crisi scarica sul lavoro; la ringrazio anche per avermi coinvolto meno di 3 settimane fa in questo progetto con sincera convinzione. Non tocca a me oggi parlarvi di Annamaria. Vi chiedo solo di ascoltarla e di pesare il suo intervento. Lasciatemi svelare però oggi un piccolo particolare ma credo indicativo. Io ho avuto la fortuna di lavorare 3 anni a via Po come operatore al secondo piano (una fortuna), a dieci scalini dal mitico terzo piano della segreteria generale. Ho cooperato abbastanza con lo staff della segreteria generale su diversi temi. Ho incontrato la segretaria generale 4 volte in 3 anni, nel suo ufficio, incontri di mezz’ora tutti dedicati ad approfondire passaggi chiave di vertenze importanti Ed oggi sono qui, su proposta originale di Annamaria. Vedete, la vecchia guardia (chiedo scusa della licenza poetica e di cui ormai faccio parte) a volte la guardiamo troppo alla ricerca di imperfezioni e di lati che non ci soddisfano. Ma la vecchia guardia ha un senso dell’organizzazione profondo, prezioso che dobbiamo saper rivalutare e tenere da conto. Con quanto accade oggi ,Annamaria Furlan dà primo di tutto a me, e poi forse anche ad alcuni di noi una magistrale lezione di politica dei quadri e di libertà che non ha bisogno di commenti e che forse sarebbe utile insegnare nei corsi per dirigenti sindacali.

Saluto e ringrazio Gigi Sbarra per la presenza e il sostegno. Con Gigi ho avuto modo di collaborare parecchio direttamente. Anche in questo caso lasciatemi sottolineare una caratteristica. Nelle molte telefonate di lavoro, spesso anche dopo le 11 di sera o la domenica mattina, poche volte Gigi mi ha dato un compito da fare punto e basta. Nella maggior parte dei casi ha chiesto pareri, opinioni, ci siamo confrontati su soluzioni diverse e ipotesi.

Dietro il carattere apparentemente duro, burbero, asciutto e chiuso, dietro l’eloquio fortemente deciso ed assertivo, guardate che Gigi è un dirigente capace di ascoltare, interrogarsi e con l’umiltà di chiedere. A me pare un tratto assolutamente utile e che completa la solidità che da dirigente sta dimostrando.

Ringrazio e saluto Onofrio Rota e tutta la Fai Cisl per la disponibilità e la generosità che hanno saputo dimostrare in questo passaggio. In Cisl si può anche essere generosi. Io e la Fai Cisl soffriamo molto questo distacco improvviso. Onofrio ha una volta in più dimostrato di essere un dirigente capace di guardare all’interesse di tutta l’organizzazione, infondendo sicurezza alla Fai in questo imprevisto passaggio. Teniamone adeguato conto nel bilancio di questa operazione.

Lasciatemi salutare altri 3 dirigenti per cui ho fatto direttamente il gregario sindacale (termine da rivalutare) e che mi hanno allenato alle difficoltà ma anche al più pieno senso del fare sindacato: Uliano Stendardi che già nei primi anni ’90 ma anche più recentemente in Confederazione mi ha fatto crescere molto, Tino Perego che nel 1998 mi ha regalato l’ingresso in Fim Lombardia, Gigi Petteni attuale presidente di Cisl Inas con cui scoperto la profondità e l’interesse del lavoro sindacale orizzontale.

E per ricordarci una volta ogni tanto che siamo umani e non macchine, abbraccio ciò che vale per in modo totale e unico oltre il sindacato, mia moglie e le mie 2 figlie, anche per il sacrificio che saranno chiamate a fare insieme a me per questo incarico.

Care amiche e cari amici del consiglio generale, la Fim Cisl è da tempo una splendida anomalia nell’intero panorama sindacale. Il paradosso del calabrone che da tempo la identifica continua a descrivere come il nostro sindacato sa sempre ritrovare energie e risorse per un pensiero ed una azione originale e distintiva.

Usiamo bene nelle prossime settimane queste energie non solo per continuare a fare bene la Fim ma per stare insieme dentro la Fim con rinnovata disponibilità e coesione. Solo insieme possiamo riuscirci. Solo se il vostro sostegno nei miei e nei confronti di tutti continuerà ad essere quotidiano e generoso faremo certamente bene insieme. Da parte mia posso solo dirvi che ci sono, con grande umiltà e attenzione a quanto fatto in questi anni, con il mio massimo impegno e con onestà intellettuale per guidarvi al meglio e darvi tutto l’appoggio possibile.

Siate fedeli solo verso i lavoratori, siate leali dentro l’organizzazione. Siate leali soprattutto tra voi. Questo vi chiedo. Questo ci hanno insegnato i nostri padri sindacali.

Avanti con il lavoro che ci attende tutti insieme! W i metalmeccanici!

W sempre la Fim Cisl!

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