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DOSSIER ILVA E GIUNTA L’ORA DI GIOCARE ALLO SCOPERTO

23 Settembre 2020

di Roberto Benaglia Segretario Generale Fim Cisl

Gazzetta del Salento – 23 settembre 2020

Chiusa la fase elettorale è giunto il momento che Governo e Ilva scoprano le carte rispetto al futuro del Gruppo siderurgico più grande d’Europa. Il sito tarantino da anni viaggia a scartamento ridotto: da allora, il 26 luglio del 2012 giorno in cui fu sequestrata l’area a caldo, la produzione è scesa man mano arrivando intorno ai 3,5 milioni di tonnellate di quest’anno. Una frenata che se già paragonata solo allo scorso anno si attesta intorno al 30%, per un impianto che per essere produttivo necessita di 80/90 colate e oggi ne realizza tra le 25 e le 30. La rimodulazione a fine del 2019, dell’accordo sottoscritto il 6 settembre 2018 , ha rimesso in discussione quella che poteva essere una grande scommessa per rilanciare il Sud del Paese è diventato un ping-pong tra Governo e azienda, fino a quando a marzo di quest’anno è stato firmato un nuovo accordo tra ArcelorMittal e i commissari dell’ex Ilva, rispetto al quale il sindacato è stato completamente tagliato fuori.

Un’intesa che – per quel che è dato sapere – prevede la modifica del contratto di affitto e l’acquisizione con la partecipazione pubblica per rinnovare il polo siderurgico con base a Taranto e la cancellazione della causa civile che l’azienda aveva avviato nei confronti del governo. Ad oggi quello che sta succedendo nonostante in questi mesi ci siano state dichiarazioni di ogni tipo sulla stampa da parte del Governo sul futuro del siderurgico non ci è dato ancora sapere. Una situazione assurda e inaccettabile che ha portato questa settimana alla mobilitazione dei lavoratori.

Il governo parla di una produzione siderurgica “carbon free” (idrogeno, gas, sul primo esistono dolo due impianti sperimentali in Europa e di piccole dimensioni) ma mi chiedo nella transizione cosa faranno i lavoratori dell’ex-Ilva? Nel 2019 erano attivi Afol, Afo2 e Afo4, oggi è fermo anche Afo2 per il blocco della magistratura; anche lo sbarco di materie prime è calato, così come il portafoglio clienti. Nel 2020 sono stati spediti ai clienti circa i125 % in meno dei prodotti e la produzione come dicevamo è ridotta a poco più di 3.5 tonnellate, mentre aumentano gli ammortizzatori: dal 14 settembre è stata attivata una nuova trance di cassa integrazione causa Covid che per le prossime 9 settimane coinvolgerà un numero massimo di 8147 lavoratori. I lavoratori – ma anche i cittadini di Taranto – sono esasperati dall’ incertezza di questa situazione che si trascina da anni. Nel frattempo la scarsa manutenzione e il degrado degli impianti, mette a rischio la vita di chi ci lavora: è della scorsa settimana la notizia del crollo di un nastro trasportatore, per fortuna senza feriti. Tale degrado peserà in futuro perché tende a ridurre il valore degli assets industriali del Gruppo. Il neo-rieletto governatore della Puglia, Michele Emiliano, ieri ha dichiarato di voler sistemare la questione ex-Ilva in maniera definitiva. La Fim Cisl ritiene che la partita sul più grande Gruppo siderurgico d’Europa non possa essere giocata solo a livello regionale nè tantomeno a scatola chiusa tra ArcelorMittal e Invitalia, a cui il governo ha dato il mandato di trattare. La partita va giocata a carte scoperte. Bisogna fare chiarezza e dire se il futuro dell’ex-Ilva e di Taranto è legata alla produzione di acciaio con un patto con la città per una produzione sostenibile, oppure di una forte riconversione. In questa fase straordinaria fortemente condizionata dalla pandemia, si aprono davanti a noi nuove opportunità, anche grazie al Next Generation Eu i cui fondi provenienti dall’Europa sono volti in larga parte a sostenere gli investimenti nella produzione green; in questa fase, a maggior ragione, il sindacato e i lavoratori -in uno schema partecipativo delle relazioni industriali – intendono fare la propria parte con responsabilità e progettualità. Proprio la pandemia ci ha insegnato come sia strategico questo rapporto che ha permesso di mettere in sicurezza aziende e lavoro. In uno scenario che vede accorciarsi le catene globali del valore, sarebbe una follia abbandonare un settore come la siderurgia, che rappresenta ancora la spina dorsale della nostra industria. Speriamo, prima che sia troppo tardi, che la politica tutta se ne renda conto.

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