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Verità e giustizia per Giulio Regeni

25 Gennaio 2021

Roma, 25 gennaio 2021

Verità e giustizia per Giulio Regeni

Il corpo mutilato di Giulio Regeni venne ritrovato il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia del Cairo.

Giulio aveva 28 anni. Era nato in provincia di Udine ma ancora minorenne si era trasferito negli Stati Uniti per studiare e poi da lì aveva proseguito verso il Regno Unito a Leeds e Cambridge, e poi ancora oltre, fino a Vienna.

Aveva vinto per due volte il premio “Europa e giovani” per i suoi studi e approfondimenti sul Medio Oriente.

Si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo.

In Egitto è stato fatto prigioniero, barbaramente torturato, ucciso e abbandonato da agenti e ufficiali dalla National Security egiziana, come ha ricostruito la Procura di Roma. Nel silenzio colpevole del governo egiziano.

Chi era Giulio? Probabilmente un ragazzo come tanti, studioso, appassionato di ricerca, desideroso di conoscere, un viaggiatore, un ragazzo curioso che serbava nel suo cuore la voglia di meravigliarsi e capire, conoscere un mondo in cui aveva ancora tanto da scoprire e questo sicuramente lo rendeva differente e unico rispetto agli altri.

Aristotele affermava che “tutti gli esseri umani aspirano per natura al sapere”, chi più chi meno, verrebbe da aggiungere.

Giulio quell’aspirazione ce l’aveva nel sangue e con il sangue ha pagato il suo tributo.

Non serve ricordare le polemiche sulle indagini, sulle false piste, sulle bugie di questi anni, di tornare col pensiero alle falsificazioni e ricordare le mancate prese di posizione da parte dei governi: non è questo che oggi vogliamo fare.

C’è una sola cosa oggi da ricordare: a cinque anni dalla sua scomparsa, Giulio era un ragazzo che stava solo esercitando il suo diritto alla libertà di ricerca e questo non deve essere dimenticato.

Giulio non c’è più e non può più andare alla ricerca della verità, dobbiamo farlo noi per lui, e la Fim Cisl, dalla sua costituzione, non ha mai smesso di dedicarsi con passione alla ricerca della giustizia e alla difesa di chi non ha voce e non può farsi sentire.

Dobbiamo ricordare che il diritto alla libertà di ricerca è a sua volta strettamente connesso al diritto alla libertà di espressione: che ruolo potrebbe avere la conoscenza se non potesse essere comunicata liberamente, in modo che possa a sua volta, attraverso la comunicazione e la diffusione, produrre ulteriori conoscenze?

Requisiti minimi per la libertà di ricerca sono la curiosità e lo spirito critico, perché i nemici della ricerca sono le certezze assolute, i dogmi. Gli stessi nemici della libertà di espressione. Giulio, da vero ricercatore, non possedeva quelle certezze, cercando di indagare in quel difficile spicchio di mondo la realtà dei sindacati indipendenti.

Giulio è morto semplicemente perché ha fatto delle domande, le ha poste in un angolo della terra in cui le domande non solo non meritano risposta ma anzi, non devono nemmeno essere poste.

La Fim Cisl Internazionale da molti anni è in prima fila nella costruzione di una rete dei sindacati metalmeccanici del Mediterraneo, proprio perché è ben consapevole di quanti diritti siano ancora negati in quei Paesi, e a quante sopraffazioni e difficoltà siano sottoposti i lavoratori e i sindacalisti.

Il sindacato internazionale deve andare anche in questa direzione, deve creare relazioni che possano portare alla tutela dei lavoratori e dei cittadini in ogni parte del mondo.

La storia di Giulio non è solo la sua storia, ma è la storia universale di chi perde la vita in nome di un ideale, e non possiamo fare altro che ricordarlo oggi, non lasciandolo solo e restando fuori dalla zona d’ombra dell’indifferenza costante nella quale vivono coloro che non hanno ideali da difendere.

Ricordiamo che ad oggi un altro giovanissimo, Patrick Zaki, studente e attivista egiziano di soli 30 anni, si trova rinchiuso in carcere in Egitto dopo essere stato arrestato senza nessun apparente motivo.

La Fim Cisl non è e non sarà mai indifferente. La Fim Cisl unisce la propria voce ai tanti cittadini, alle associazioni e alle forze sociali che reclamano giustizia.

Nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Giulio chiediamo che il destino di Patrick sia diverso e che venga immediatamente rilasciato dalle autorità che lo tengono ingiustamente imprigionato.

Ufficio Internazionale Fim Cisl

Barbara Arsieni

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