Bentivogli: “questo sarà il contratto più difficile della storia dei metalmeccanici” la Repubblica

Marco

la Repubblica

L ‘ INTERVISTA A MARCO BENTIVOGLI , LEADER DELLA CISL

“ REFERENDUM MITO DI FIOM MA IN ITALIA VOTA SOLO IL 40 % DEI METALMECCANICI “

di Luisa Grion

25 luglio 2015

ROMA. Premette che “questo sarà il contratto più difficile nella storia dei metalmeccanici” e che appunto per questo l ‘ accordo va fatto, ma precisa subito dopo, che con la Fiom di Landini la “divergenza è abissale”. Marco Bentivogli è il leader della FIM, le tute blu della CISL. Il suo sindacato ha appena presentato assieme alla UILM una piattaforma per il contratto che scadrà a fine anno.

Bentivogli, questo vuol dire che farete di nuovo un accordo separato con la FIOM?

“Il rischio è che il contratto non si faccia proprio. Non escludiamo nessuno, ma dopo sette mesi di tentativi abbiamo capito che insistere è inutile, perché Landini vuole prima smontare quanto ottenuto nei contratti che non ha firmato. Io invece vorrei fargli notare che se avesse valore solo le intese da lui condivise-2 su 6 negli ultimi 15 anni- oggi i metalmeccanici avrebbero 397 euro in meno in busta paga”.

FIOM è un sindacato presente, non trova che l ‘ accordo unitario sia anche una questione di Democrazia? Perché non volete il Referendum?

“Landini mitizza quello strumento, ma nella nostra storia non ha mai votato più del 40% dei metalmeccanici. Ci sarà un perché se negli altri paesi non si va al Referendum e votano solo gli iscritti al Sindacato”.

La CISL però fa spesso fughe in avanti, lo ha fatto anche nel presentare il modello di riforma contrattuale.

“Anche lì non avevamo scelta. Non c’è una posizione unitaria, ma se il sindacato non tratterà il tema, il governo interverrà per legge con il salario minimo”.

E ciò sarebbe un guaio?

“Si perché è utopico pensare, come FIOM fa, che il salario minimo sarà uguale al minimo contrattuale. Il salario legale, sarà più basso, la tendenza si vede già nelle cifre di cui si parla per il lavoro autonomo: 6 o 7 euro l ‘ora”.

Vi accusano di voler un contratto nazionale modello Fiat.

“Chi dice questo dimostra di non aver letto la nostra proposta. E’ innovativa e guarda alla fabbrica moderna, quella dove la formazione deve diventare un diritto soggettivo. Poi certo: come nel modello Fca si lega la contrattazione alla produttività. Un principio che rivendico perché è l ‘ unica possibilità che abbiamo per rientrare nell’organizzazione del lavoro e nella politica degli investimenti”.

Il suo sindacato punta molto sulla contrattazione aziendale, ma si fa solo nel 25% delle aziende.

“E’ vero, per questo va data pari importanza alla contrattazione da fare a livello territoriale che può trascinare verso obiettivi alti anche le aziende più piccole”.

Parliamo di tasse, cosa ne pensa dell ‘ idea di abolire quella sulla prima casa?

“Il mio obiettivo resta la lotta all’ evasione fiscale. Tema troppo trascurato, basta far un esempio: nelle prigioni italiane gli evasori sono lo 0,7%, la media Ue è del 4,1%”.

Scarica intervista