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L’obbedienza è un idolo social il modello cinese avanza – di M.Bentivogli Origami n.162- 28febbraio 2018

28 Febbraio 2019

Tecnologie: servono raccomandazioni globali

L’obbedienza è un idolo social il modello cinese avanza

di Marco Bentivogli – Origami (La Stampa ) pag.8 n 162 – 28 febbraio 2018

La comunità cyberpunk che molti pensano sia dietro all’elaborazione dei primi algoritmi per le blockchain aveva ragione. Per difendere la libertà, occorre difendere la privacy. Sono ben note a tutti le innumerevoli cose si possono fare con l’utilizzo dei dati. La maggiore potenza di calcolo, gli algoritmi di AI. Etc. aprono spazi di libertà ma possono chiuderne altrettanti. Il mondo ha iniziato a discutere da tempo su tali analisi per finalità di marketing e per gli affari in generale. Ma solo di recente ha iniziato a riflettere sulla profilazioni per scopi politici. Nel marzo 2018 una serie di articoli, dal New York Times all’Observer, rivelarono che la società di consulenza Cambridge Analytica, fondata da Steve Bannon, consigliere di Donald Trump, e Robert Mercer, ricco imprenditore repubblicano, già ingaggiata da Nigel Farage per la compagna Brexit, aveva utilizzato dati raccolti da Facebook per realizzare e alimentare  un metodo di modellizzazione psicografica attraverso il quale sosteneva di poter identificare le personalità di ogni elettore americano e quindi, influenzare il suo comportamento sul voto. Tale metodo avrebbe contribuito a condizionare il risultato delle elezioni favorendo la vittoria dell’attuale presidente degli Stati Uniti.

Cambridge Analytica lavorava nel microtargeting comportamentale, riuscendo a costruire, a partire dai like su Facebook, profili psicologici estremamente accurati. Tanto accurati da conoscere il comportamento delle persone talvolta meglio loro stesse. La profilazione attraverso i dati che salva la vita e fa risparmiare risorse naturali. Se è in buone mani. Anche solo 15 anni fa, uno scienziato per analizzare una montagna di dati avrebbe impiegato molto tempo e molto denaro, si sarebbe servito di computer mainframe da oltre 2 milioni di dollari. Oggi, grazie alla capacità di calcolo disponibili a costi molto bassi, con un semplice algoritmo, quelle stesse informazioni possono essere elaborate nel giro di pochi minuti e con dispositivi alla portata di tutti. Nella medicina aiutano diagnosi più precise.

Come nella lotta al crimine aiutano le forze di polizia a concentrare la loro presenza laddove è più probabile che si commetta un crimine con previsioni più efficaci delle cartine delle città con le puntine da disegno sopra. Paolo Benanti, nel suo Le macchine pensanti, racconta come nel 2014 il governo cinese ha emanato uno schema di pianificazione per realizzare un sistema di cosiddetti crediti sociali, il Sesame Credit, definendolo come una componente importante del sistema dell’economia di mercato socialista e della governance sociale. Il programma era indicato come obbligatorio e da implementare a tutti i livelli di governo, anche locale, entro il 2020.Il meccanismo, noto oggi solo parzialmente, consiste nella classificazione dei cittadini cinesi – circa 1,4 miliardi di persone – in base al social credit a punteggi; un’azione di massa, che prende in considerazione ogni genere di comportamento, dal pagamento delle tasse, ai consumi, all’utilizzo della rete. Un punteggio basso può avere conseguenze significative: restrizioni nell’acquisto di biglietti aerei e ferroviari, nell’accesso alla pubblica amministrazione e alle scuole migliori per i propri figli, limitazioni della velocità di accesso al web, fino all’inserimento del soggetto in elenchi pubblici. Non è chiaro come e da chi questo sistema, già attivo a macchia di leopardo, sia e sarà gestito, se sarà centralizzato o affidato a piattaforme private. Di certo la profilazione di massa è agghiacciante in sé in quanto si ispira, in questo caso, all’idea di costruire una società della fiducia e della sincerità, attraverso un meccanismo di punizione o ricompensa (indipendentemente dalla legalità di tale sistema o dalla reale possibilità di opporsi). Un ponteggio elevato consente di ottenere un appuntamento galante o maggiori possibilità di sposarsi. Sia chiaro, il governo cinese ha sempre utilizzato sistemi di repressione analogica fatta di dossier cartacei, manganelli e armi (è ancora prevista la pena capitale). La vera svolta è stata riuscire a ottenere risultati ancora più pervasivi facendo percepire questo sistema come un gioco, in cui nel punteggio sei incentivato a escludere tra i suoi amici virtuali persone a basso punteggio grazie a comportamenti o semplicemente. In Italia, siamo al “hai messo mi piace a …”.

Fu il caso nell’aprile 2017 in cui la candidata a sindaco di Genova Cassimatis fu espulsa, colpevole di aver messo un like a Pizzarotti. Le sanzioni sono palesi solo nella minoranza dei casi, in molti più casi, associazioni. Imprese, partiti hanno anche nel nostro Paese i guardoni dei social che passano il tempo controllando like che appaino nelle timeline dei dipendenti o amici “sotto osservazioni” e aiutano questa selezione senza ricorrere ad un punteggio di fedeltà anche senza algoritmi. Ora, noi occidentali ed europei obiettiamo che quello cinese è un regime e abbiamo reazioni viscerali difronte a fenomeni di questo tipo, convinti che nei paesi nei quali viviamo la nostra libertà non potrà mai essere messa in pericolo e che i big data che incrementiamo ogni volta che utilizziamo la rete non alimenteranno mai un meccanismo di controllo sociale così perverso. In realtà la politica in Europa è sempre più caratterizzata dall’utilizzo dei dati, non solo per la cyberwar ma anche per condizionare l’opinione pubblica.

In Italia prove di marketing virale e profilazione furono messe in campo molto tempo prima, già a metà degli Anni 90, in Webegg, da uno sconosciuto Roberto Casaleggio. Oggi si costruiscono e ampliano i propri bacini elettorali attraverso le profilazioni. I politici emergenti sembrano più influencer e webstar a caccia di clic su una suggestione che ha senso per poche ore, per questo non hanno bisogno di nessuna coerenza tra ciò che pensano, dicono o fanno. Ogni giorno si “incontrano” nei social network oltre 3 miliardi di persone, 9 su 10 da dispositivi mobili, c’è il rischio di lasciare la rete in mani sempre più pericolose.

La loro demonizzazione aiuta a lasciare le persone più fragili in balia di chi non ha buone intenzioni. Le tecnologie non hanno colpa, portano con se i valori di chi le progetta, devono e possono essere strumenti di libertà, servono urgentemente alcune “raccomandazioni” a livello planetario su cosa fare e cosa non fare, per impedire alcune derive già in corso. Quando i bassi livelli di istruzione e di informazione sposano uno scarso pensiero critico sono guai. Don Milani diceva che l’obbedienza non è più una virtù, di certo oggi è un idolo più forte della libertà e della partecipazione reale.

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